mercoledì 30 novembre 2011

Il Congresso Internazionale Anarchico del 1907 - Prima parte

Prefazione

Il Congresso Internazionale Anarchico
presso la Sala Plancius ad Amsterdam, 26-31 Agosto 1907


Lunedi 26 agosto
Prima sessione - Sessione mattutina
     La sessione apre alle nove con Henri Fuss nominato presidente. L'agenda è discussa.
     Ferdinando Domela Nieuwenhuis sottolinea che l'International Anti-militarist Association, di cui è segretario generale, avrà il suo 2° Congresso il Venerdì, per discutere la questione dell'anti-militarismo. Lui è supportato in questo da Raphaël Friedeberg, Pierre Ramus, Max Baginsky ed Emma Goldman. La proposta è vigorosamente contrastata da Errico Malatesta e René de Marmande e una controproposta è messa davanti chiedendo di rispettare l'ordine del giorno. A seguito di lunghe discussioni, le proposte vengono messe ai voti, con la vittoria di Malatesta con 38 voti sulla sua proposta al contrario di 33 voti per il movimento di Domela-Friedeberg. La proposta di Malatesta è stata accettata


Seconda sessione - Sessione pomeridiana
     Questa sessione è dedicata alle relazioni sullo stato del movimento anarchico in Belgio, Boemia, Olanda, Romanda (Svizzera francofona), Stati Uniti e Vienna (Austria).


Terza sessione - Sessione serale
     Altre relazioni sullo stato del movimento anarchico in Germania, tra gli ebrei di Londra, Russia, Serbia, Italia e Gran Bretagna.




Martedì 27 agosto
Quarta sessione - Sessione mattutina
    La seduta comincia alle nove. Rudolf Lange è nominato presidente del Congresso, con Christiaan Cornelissen e R. de Marmande come aiutanti.

    In primo luogo vi è il seguente ordine del giorno "Anarchismo e sindacalismo". Ma uno dei relatori, il compagno Turner, non è ancora arrivato (1): il Congresso decide di affrontare quindi il tema "Anarchismo e organizzazione". Amédée Dunois prende la parola.

Amédée Dunois: (*) E' finito il tempo in cui i nostri compagni siano stati quasi unanimi nella loro chiara ostilità verso la ogni idea di organizzazione. La domanda che noi ci stiamo occupando oggi sarebbe, poi, quella di sollevare proteste senza fine verso loro, e i loro sostenitori, che sarebbero stati accusati con veemenza di un programma segreto e autoritario.

Erano tempi in cui anarchici, isolati gli uni dagli altri e ancor più dalla classe operaia, sembravano aver perso ogni sentimento sociale, in cui gli anarchici, con i loro incessanti appelli per la liberazione spirituale dell'individuo, sono stati visti come la manifestazione suprema dell'individualismo antico dei grandi teorici borghesi del passato.
Si pensava che azioni e iniziative individuali bastassero per tutto; e veniva applaudito il considetto "nemico del popolo", quando dichiarava che un uomo solo è il più potente di tutti. Ma non pensate a una cosa: che il concetto di Ibsen non è mai stato quello di un rivoluzionario, nel senso che diamo a questa parola, ma di un modo di concernere un moralismo principale chè stabilisse una nuova élite morale all'interno del seno stesso della vecchia società.

Negli anni passati, parlando in generale, vi è stata poca attenzione a studiare la materia concreta della vita economica, dei diversi fenomeni di produzione e scambio, e anche della popolazione, con la conseguente che ci siamo spinti a negare l'esistenza di quel fenomeno di base -la lotta di classe- a tal punto da non distinguere nella società attuale, alla maniera dei democratici puri, nient'altro che le differenze di opinione, che la propaganda anarchica ha preparato gli individui come un modo di formazione loro per la discussione teorica.
Nelle sue origini, l'anarchismo non era altro che una protesta concreta contro le tendenze opportuniste e il modo di agire autoritario della democrazia sociale, e in questo senso si può dire di avere svolto una funzione utile nel movimento sociale degli ultimi 25 anni. Se il socialismo nel suo insieme, come una idea rivoluzionaria, è sopravvissuto alla progressiva borghesizzazione della società democratica, è senza dubbio merito degli anarchici.

Perché abbiamo anarchici che non si sono accontentati di sostenere il principio del socialismo e federalismo contro le sfacciate deviazioni dei cavalieri della conquista del potere politico? Perché il tempo li ha portati all'ambizione di ricostruire una nuova ideologia da capo, di fronte a parlamentari e socialisti riformisti?
Noi non possiamo che riconoscere che tale tentativo ideologico non sia stato sempre facile. Molto più spesso di quanto noi stessi ci siamo limitati a consegnare alle fiamme quello che la democrazia sociale adorava. Questo è stato il modo inconsapevole con cui gli anarchici, senza neanche rendersene conto, sono stati in grado di perdere di vista la natura essenzialmente pratica e operaista del socialismo in generale e dell'anarchismo in particolare; nessuna delle quali è mai stata altro che l'espressione teorica della resistenza spontanea dei lavoratori contro l'oppressione da parte del regime borghese. E' successo agli anarchici come è successo al socialismo filosofico tedesco prima del 1848 -come si legge nel "Manifesto Comunista"- che si vantava di essere in grado di rimanere "in dispregio di tutte le lotte di classe" nel difendere "non gli interessi del proletariato, ma gli interessi della natura umana, dell'uomo in generale, che non appartiene a nessuna classe, non ha realtà, che esiste solo nel regno mistico della fantasia filosofica ".

Così, molti dei nostri sono tornati curiosamente verso l'idealismo da un lato e l'individualismo dall'altro. E ci fu un rinnovato interesse per le tematiche storiche del '48 come quelle di giustizia, di libertà, fratellanza e l'onnipotenza di emancipazione dell'Idea del mondo. Allo stesso tempo, l'individuo era esaltato, nella maniera inglese, contro lo Stato e qualsiasi forma di organizzazione venuta, più o meno apertamente, in quanto era vista come una forma di oppressione e di sfruttamento mentale.
Certo, questo stato d'animo non era assolutamente unanime. Ma questo non toglie il fatto che esso è responsabile, per la maggior parte, dell'assenza di una organizzazione coerente col movimento anarchico. La paura esagerata che alienava la nostra libera volontà nelle mani di qualche nuovo corpo collettivo, ci ha impedito l'unione.
E' vero che esisteva tra noi "gruppi di studio sociale", ma sappiamo quanto essi erano effimeri e precari: nati fuori del capriccio individuale, questi gruppi erano destinati a scomparire con esso; coloro che li componevano non si sentivano abbastanza uniti, e alla prima difficoltà incontrata, si andava incontro alla divisione. Inoltre, questi gruppi non sembravano aver mai avuto un'idea chiara del loro obiettivo. Ora, l'obiettivo di una organizzazione è allo stesso tempo il pensiero e azione. Nella mia esperienza, però, quei gruppi non hanno agito affatto così: essi contestavano e basta. E molti venivano tacciati di essere costruzioni di piccole cappelle o di negozi parlanti.

Che cosa sta [questa evoluzione] alle radici dell'opinione anarchica sulla questione dell'organizzazione?
Ci sono due ragioni per questo:
-Il primo è l'esempio dell'estero. Ci sono piccole organizzazioni permanenti in Inghilterra, Olanda, Germania, Boemia, Romanda e Italia, che operano da diversi anni, senza dare visibilità all'idea anarchica, poichè hanno sofferto per questa. E' vero che in Francia non abbiamo una grande quantità di informazioni sulla costituzione e la vita di queste organizzazioni, ma sarebbe auspicabile indagare.
-La seconda causa è molto più importante. Consiste nella decisiva evoluzione che le menti e le abitudini pratiche di anarchici hanno subito più o meno ovunque negli ultimi sette anni, che li ha portati ad unirsi al movimento operaio e partecipare attivamente nella vita [quotidiana] della gente.
In una parola, abbiamo superato il gap tra l'idea pura, che può facilmente trasformarsi in dogmi, e la vita reale.

Il risultato fondamentale di questo è che siamo diventati sempre meno interessati alle astrazioni sociologiche di un tempo e sempre più interessati al movimento pratico in azione. La prova è la grande importanza che il sindacalismo rivoluzionario e l'anti-militarismo, per esempio, hanno acquistato per noi negli ultimi anni.
Un altro risultato della nostra partecipazione al movimento, anche questo molto importante, è che l'anarchismo teorico si è progressivamente affinato e diventato vivo attraverso il contatto con la vita reale, fonte eterna del pensiero. L'anarchismo nei nostri occhi non è più una concezione generale del mondo, ideale per l'esistenza, una rivolta dello spirito contro tutto ciò che è cattivo, impuro e bestiale nella vita, ma è anche, soprattutto, una teoria rivoluzionaria, un programma concreto di distruzione e ri-organizzazione sociale. L'anarchismo rivoluzionario -e sottolineo la parola "rivoluzionario"- mira essenzialmente a partecipare al movimento spontaneo delle masse, di lavoro verso ciò che Kropotkin così nettamente definiva come la "Conquista del pane".

Ora, è solo dal punto di vista dell'anarchismo rivoluzionario che la questione dell'organizzazione anarchica può essere affrontato.

I nemici dell'organizzazione di oggi sono di due tipi:
In primo luogo, ci sono quelli che sono ostinatamente e sistematicamente ostili a qualsiasi tipo di organizzazione. Sono gli individualisti. Essi sono d'accordo tra loro con l'idea popolare di Rousseau che la società è un male, che è sempre una limitazione dell'indipendenza del singolo. La più piccola quantità di società possibile, o nessuna società a tutti; che è il loro sogno, un sogno assurdo, un sogno romantico che ci riporta alle più strane follie della letteratura di Rousseau.
Abbiamo bisogno di dire e dimostrare che l'anarchismo non è individualismo, allora? Storicamente parlando, l'anarchismo è nato, attraverso lo sviluppo del socialismo, nei congressi dell'Internazionale, in altre parole, dal movimento operaio stesso. E infatti, logicamente, l'anarchia significa società organizzata senza autorità politica. Io parlo di organizzazione. Su questo punto tutti gli anarchici - Proudhon, Bakunin, quelli della Federazione del Giura, Kropotkin - sono d'accordo. Lungi dal trattamento che organizzazione e governo come uguali, Proudhon non ha mai smesso di sottolineare la loro incompatibilità: "Il produttore è incompatibile con il governo (dice ne le "Idée générale de la Révolution au XIXe siècle"), l'organizzazione si oppone al governo".

Lo stesso Marx, i cui discepoli ora cercano di nascondere il lato anarchico della sua dottrina, definiva l'anarchia così:
"Tutti i socialisti [devono] capire dall'anarchia la seguente [cosa]: che una volta che l'obiettivo del movimento proletario -l'abolizione delle classi- è raggiunto, il potere dello Stato -che serve a mantenere la grande produzione maggioritaria sotto il giogo di una piccola minoranza sfruttatrice- scompare e le funzioni di governo si trasformano in semplici funzioni amministrative ".
In altre parole, l'anarchia non è la negazione di organizzazione, ma solo della funzione di governo del potere dello Stato.
No, l'anarchismo non è individualista, ma in fondo è federalista. Il federalismo è essenziale per l'anarchismo: è infatti l'essenza stessa dell'anarchismo. Sarei felice di definire l'anarchismo come il federalismo completo, l'estensione universale dell'idea del contratto libero.
Dopo tutto, non riesco a capire come un'organizzazione anarchica potrebbe danneggiare lo sviluppo individuale dei suoi membri. Nessuno sarebbe stato obbligato a partecipare, così come nessuno sarebbe stato costretto a lasciare una volta che si erano uniti a essa. Così, che cosa è una federazione anarchica? Compagni diversi da una regione particolare, la Romanda per esempio, avendo stabilito l'impotenza delle forze isolate e di azioni frammentarie, un bel giorno, d'accordo tutti quanti, decisero di rimanere in contatto continuo con gli altri, di unire le loro forze con l'obiettivo di lavorare per diffondere le idee comunista-anarchiche e idee rivoluzionarie e di partecipare a manifestazioni pubbliche mediante la loro azione collettiva. Hanno quindi creato una nuova entità la cui preda designata è l'individuo? Assolutamente no. Essi, molto semplicemente e per un obiettivo preciso, hanno unito insieme le loro idee, le loro volontà e le loro forze: e dalla conseguente potenzialità collettiva, ognuno guadagna qualche vantaggio.

Ma abbiamo anche, come ho detto prima, un altro tipo di avversario. Essi sono coloro che, pur essendo sostenitori delle organizzazioni dei lavoratori fondati su una identità di interessi, dimostrano di essere ostili -o almeno indifferenti- a qualsiasi organizzazione sulla base di un'identità di aspirazioni, sentimenti e principi, sono, in una parola, i sindacalisti.
Esaminiamo le loro obiezioni.
L'esistenza in Francia di un movimento operaio, con una visione rivoluzionaria e quasi anarchica è, in quel paese, al momento l'ostacolo più grande di ogni tentativo di organizzazione anarchica, in quanto rischia di naufragare [subito] -non sto dicendo che deve essere distrutto. E questo fatto storico importante impone alcune precauzioni su di noi, che non incidono, a mio parere, i nostri compagni in altri paesi.

- Il movimento operaio odierno, osservano i sindacalisti, offrono agli anarchici un campo quasi illimitato di azione. Mentre l'idea-base di gruppi, piccoli santuari in cui solo gli iniziati possono entrare, non può sperare di crescere indefinitamente, l'organizzazione dei lavoratori, d'altra parte, è ampiamente accessibile; non è un tempio le cui porte sono chiuse, ma uno spazio pubblico, un forum aperto a tutti i lavoratori senza distinzione di sesso, razza o ideologia, e quindi perfettamente adatto al comprende tutto il proletariato flessibile e mobile al suo interno.
Ora, continuano i sindacalisti, è lì nei sindacati dei lavoratori che gli anarchici devono essere. Il sindacato dei lavoratori è il germoglio di vita della società futura; è il primo che spianerà la strada per quest'ultimo. L'errore è nel rimanere entro le quattro mura, tra gli altri iniziati, masticare le stesse domande della dottrina più e più volte, sempre in movimento all'interno della stessa cerchia di idee. Non dobbiamo, sotto qualsiasi pretesto, separare noi stessi dal popolo, perché non importa quanto indietro e limitata sia la gente: sono loro, e non l'ideologo, a essere il motore indispensabile di ogni rivoluzione sociale. Abbiamo forse, come i socialdemocratici, tutti gli interessi nel promuovere proposte diverse da quelle della grande massa dei lavoratori? Partito, setta o interessi di fazione? E' la gente che deve venire da noi o siamo noi che dobbiamo andare da loro, che vivono la loro vita, guadagnandoci la loro fiducia e stimolando essi con le nostre parole e il nostro esempio di resistenza, ribellione e rivoluzione? -

Ecco come i sindacalisti parlano. Ma io non vedo come le loro obiezioni hanno alcun valore contro il nostro progetto di organizzazione. Al contrario. Vedo chiaramente che se avessero un valore, sarebbero anche contro l'anarchismo stesso, come una dottrina che cerca di essere distinta dal sindacalismo e rifiuta di lasciarsi assorbire in esso. Organizzata o meno, gli anarchici (e con questo intendo quelli della nostra tendenza, che non arbitrariamente separiamo l'anarchismo dal proletariato) non si aspettino di essere investiti del ruolo di "salvatori supremi" con qualsiasi mezzo, come dice la canzone. Noi siamo volentierosi nell'assegnare il posto d'onore nel campo d'azione al movimento operaio, convinti come siamo stati per così tanto tempo che l'emancipazione dei lavoratori sarà nelle mani degli interessati e non in mani altrui.

In altre parole, e a nostro avviso, il sindacato non deve solo avere una funzione puramente corporativa, una funzione commerciale come intendono i socialisti Guesdisti e con loro anche alcuni anarchici che si aggrappano ancor oggi a formule obsolete. Il tempo per il corporativismo puro è finito: questo è un fatto che può in principio essere contrario ai concetti precedenti, ma che è molto accettata, con tutte le sue conseguenze. Sì, lo spirito corporativo tende molto e molto a diventare un'anomalia, un anacronismo, e sta facendo spazio per lo spirito di classe. E queste mie parole, non [sono ispirate] grazie a [quelle parole dette da] Griffuelhes o Pouget - ma è il risultato di una [determinata] azione. In realtà è la necessità di azione che hanno obbligato il sindacalismo ad alzare la testa e ampliare il suo raggio di azione. Oggi il sindacato dei lavoratori si trova sulla strada per far diventare i proletari quello che lo Stato è per la borghesia: l'istituzione politica per eccellenza; uno strumento essenziale nella lotta contro il capitale, un'arma di difesa o attacco a seconda della situazione. Il nostro compito come anarchici, il più avanzato, il più audace e il settore più disinibito del proletariato militante, è quello di rimanere costantemente al suo fianco, a combattere la stessa battaglia tra i suoi ranghi, nel difenderlo contro se stesso, non [essendo] necessariamente il nemico meno pericoloso. In altre parole, vogliamo fornire questa enorme massa in movimento, che è il proletariato moderno, non dico con una filosofia e un ideale, qualcosa che potrebbe sembrare presuntuoso, ma ad un obiettivo e dei mezzi d'azione.

Lungi da noi, dunque, dell'idea inetta di volerci isolare dal proletariato, che sarebbe stato, lo sappiamo fin troppo bene, per noi stessi ridurci all'impotenza dell'orgogliosa ideologia, di vuote astrazioni di ogni ideale. Organizzazione o non organizzazione, poi, gli anarchici rimangono fedeli al loro ruolo di educatori, stimolatori e guide delle masse lavoratrici. E se siamo oggi con una mente nell'unirci in gruppi di quartieri, città, regioni o paesi, e di federare questi gruppi, è per dare alla nostra azione sindacale una maggiore forza e continuità.
Ciò che più spesso manca in noi oltre la lotta nel mondo del lavoro, è la sensazione di essere supportati. I sindacalisti socialdemocratici hanno dietro di sé la potenza costante e organizzata del partito da cui a volte ricevono le parole d'ordine e in ogni momento la loro ispirazione. I sindacalisti anarchici, invece, sono abbandonati a se stessi e, al di fuori del sindacato, non hanno alcun legame reale tra loro o con altri compagni: non sentono alcun appoggio dietro di loro ed essi non ricevono alcun aiuto. Quindi, vogliamo creare questo collegamento, per fornire questo supporto costante, e io sono personalmente convinto che la nostra attività sindacale non può che beneficiare sia di energia che di intelligenza. E più forti noi siamo -e noi diventeremo forti organizzandoci noi stessi- più forte sarà il flusso di idee che si possono inviare attraverso il movimento operaio, che diventerà così, lentamente, impregnato dello spirito anarchico.

Ma questi gruppi di lavoratori anarchici, che vogliamo vedere realizzati nel prossimo futuro, non hanno altro ruolo che quello di influenzare le grandi masse proletarie indirettamente, per mezzo di una élite di militanti, di guidare sistematicamente in risoluzioni eroiche ovvero, in una frase, nel preparare la rivolta popolare? Riusciranno i nostri gruppi con i limiti che hanno a perfezionare l'educazione dei militanti, per mantenere la febbre rivoluzionaria viva in loro, per consentire loro di incontrarsi, per scambiare idee, per aiutarsi a vicenda in qualsiasi momento?

In altre parole, essi avranno la propria azione per effettuare direttamente ciò?
Io credo di sì.

La rivoluzione sociale, se si immagina sotto le spoglie di uno sciopero generale o di una insurrezione armata, non può che essere opera delle masse che devono beneficiarne. Ma ogni movimento di massa è accompagnato da atti la cui vera natura - oserei dire, la cui natura tecnica - implica che esse siano effettuate da un piccolo numero di persone ovvero dal settore più perspicace e audace del movimento di massa. Durante il periodo rivoluzionario, in ogni quartiere, in ogni città, in ogni provincia, i nostri gruppi anarchici formeranno molte piccole organizzazioni che lotteranno, che assumeranno le speciali misure delicate che la grande massa è quasi sempre in grado di fare. E' chiaro che i gruppi dovrebbero essere, fin ad ora, di studio e di stabilire queste misure insurrezionali in modo da non essere, come spesso è accaduto, sorpreso dagli eventi.

Ora per il principale, regolare, e continuo obiettivo dei nostri gruppi, è (ormai avrete indovinato) la propaganda anarchica. Sì, noi ci organizziamo soprattutto per diffondere le nostre idee teoriche, i nostri metodi di azione diretta e del federalismo universale. Fino ad oggi la nostra propaganda è stata fatta solo, o quasi solo, su base individuale. La propaganda individuale ha dato risultati notevoli, soprattutto nei tempi eroici quando gli anarchici sono stati compensati per il gran numero [di sostenitori] di cui essi avevano bisogno come una febbre di proselitismo che ha ricordato i cristiani primitivi. Ma questo continua ad accadere? L'esperienza mi costringe a confessare che non lo è.
Sembra che l'anarchismo abbia attraversato una sorta di crisi negli ultimi anni, almeno in Francia. Le cause di questa sono chiaramente molte e complesse. Non è mio compito stabilire qui a cosa è dovuto, ma mi chiedo se la totale mancanza di accordo e di organizzazione non è una delle cause di questa crisi.

Ci sono molti anarchici in Francia. Essi sono molto divisi sulla questione della teoria, ma ancora di più sulla pratica. Ognuno agisce a modo suo quando vuole, in questo modo gli sforzi individuali sono dispersi e spesso esausti, semplicemente sprecati. Gli anarchici si trovano più o meno in ogni ambito di azione: nei sindacati dei lavoratori, nel movimento antimilitarista, tra i liberi pensatori anti-clericale, nelle università popolari, e così via. Ciò che ci manca è un particolare movimento anarchico, che può raccogliere ad esso, sul terreno economico e dei lavoratori che ci appartiene, tutte quelle forze che hanno combattuto in isolamento fino ad ora. Questo specifico movimento anarchico spontaneamente nascerà dai nostri gruppi e dalla federazione di questi gruppi. Il potere di azione comune, di un'azione concertata, senza dubbio lo creerà. Non ho bisogno di aggiungere che questa organizzazione non sarà in nessun modo compresa di tutti gli elementi pittorescamente dispersi che si descrivono come seguaci dell'ideale anarchico; ci sono, dopo tutto, quelli che sarebbero del tutto inammissibili. Sarebbe sufficiente per l'organizzazione anarchica raggruppare intorno a un programma concreto, l'azione pratica, tutti i compagni che accettano i nostri principi e che vogliono lavorare con noi, secondo i nostri metodi.

Vorrei che fosse chiaro che non voglio andare nello specifico qui. Non mi occupo del lato teorico dell'organizzazione. La forma e il nome del programma dell'organizzazione da creare sarà stabilita separatamente e dopo la riflessione dai sostenitori di questa organizzazione.

Georges Thonar: Desidero associarmi a tutto quello che ha detto Dunois sul problema dell'organizzazione e mi asterrò dal parlare, anche se non senza prima fare una dichiarazione.
Ieri abbiamo chiuso la lunga discussione che nasce dalla proposta di Domela Nieuwenhuis con un voto. Ho votato, pur essendo contrario ad ogni [forma di] voto, poichè mi sembrava che la questione messa in discussione non era importante. Molti qui erano sicuramente in una situazione simile. Io sto semplicemente chiedendo al Congresso di dichiarare oggi che Io ho agito senza ragione e che accetto di agire in modo più saggio da oggi in poi.

    Le parole di Thonar creano un piccolo incidente. Alcuni partecipanti applaudiscono rumorosamente, mentre si cominciano a sentire le proteste vivaci.

Errico Malatesta: Il problema del voto che Thonar solleva è ovviamente di parte della questione dell'organizzazione che stiamo discutendo. Cerchiamo di discutere il problema del voto, poi; per quanto mi riguarda, non vedo nulla di scomodo in esso.

Pierre Monatte: non riesco a capire come il voto di ieri può essere considerato anti-anarchico, in altre parole autoritario. E' assolutamente impossibile confrontare il voto con cui un'assemblea decide una questione procedurale al suffragio universale o alle elezioni parlamentari. Utilizziamo voti in ogni momento nei nostro sindacati e, ripeto, non vedo nulla che va contro i nostri principi anarchici.
Ci sono compagni che sentono il bisogno di sollevare questioni di principio su tutto, anche le più piccole cose. Incapaci come sono a capire lo spirito del nostro anti-parlamentarismo, essi hanno posto l'accento su un semplice atto di mettere un pezzo di carta in un'urna o sollevando un lato nel mostrare la propria opinione.

Christian Cornelissen: Il voto è da condannare solo se si lega la minoranza. Questo non è il caso del Congresso, e stiamo usando il voto come un facile mezzo per determinare la dimensione delle diverse opinioni che si trovano di fronte.

René De Marmande: non è possibile fare a meno del voto, anche in questo modo. Se decidiamo di non votare dopo ogni dibattito, come facciamo a sapere il parere del Congresso o le correnti di opinione che ci sono nel Congresso?




Quinta Sessione - Sessione pomeridiana
 Il compagno H. Croiset da Amsterdam, che rappresenta la tendenza individualista al Congresso, prende la parola.

Hynan Croiset: Ciò che conta prima di tutto è quella di provvedere alla definizione di Anarchia, che servirà come base per il mio contributo. Noi siamo anarchici, nel senso che vogliamo stabilire uno stato sociale in cui l'individuo si trovi con una garanzia in merito alla sua libertà totale, in cui tutti saranno in grado di vivere la propria vita pienamente; in altre parole, in cui all'individuo sarà consentito, senza restrizioni di alcun tipo, di vivere la propria vita e non, come oggi, la vita degli altri, e con questo intendo la vita che gli è stata imposta da altri.
Il mio motto è: Io, io, io... e poi gli altri!
Gli individui hanno bisogno di associarsi solo quando è chiaro che i loro sforzi individuali non gli possono permettere di raggiungere l'obiettivo [da] soli. Ma il gruppo, l'organizzazione, non deve mai, sotto qualsiasi pretesto, diventare una costrizione per tutti coloro che hanno liberamente aderito. L'individuo non è fatto per la società. Al contrario, è la società che è fatta per l'individuo.
L'anarchia cerca di permettere ad ogni individuo di sviluppare tutte le sue facoltà liberamente. Le organizzazioni, tuttavia, hanno l'inevitabile risultato di limitare la libertà dell'individuo in misura maggiore o minore. L'anarchia è quindi contraria a qualsiasi sistema permanente di organizzazione. Per la vana ambizione di diventare pratica, gli anarchici si sono riconciliati con l'organizzazione. Hanno intrapreso una china pericolosa. Prima o poi saranno loro a riconciliarsi con l'autorità stessa -proprio come i socialdemocratici.
Le idee anarchiche devono conservare la loro purezza antica, invece di cercare di [svilirsi per] diventare più pratiche. Torniamo alla purezza antica delle nostre idee.

Siegfried Nacht: Io non seguirò Croiset sul terreno dove si è avventurato. Ciò che mi preme chiedere è la chiarezza prima di tutto del rapporto tra anarchismo, o più esattamente organizzazioni anarchiche, e i sindacati dei lavoratori. E' al fine di facilitare il compito di questi ultimi che noi, come anarchici, dobbiamo creare gruppi speciali per la preparazione e l'educazione rivoluzionaria.
Il movimento operaio ha una missione propria, che deriva da condizioni di vita che la società odierna impone al proletariato: questa missione è la conquista del potere economico, l'appropriazione collettiva di tutte le fonti di produzione e di vita. L'anarchismo ha la stessa aspirazione: ma non sarebbe in grado di attuarlo con solo i suoi gruppi di propaganda ideologica. Valida come può essere, la nostra teoria non penetra tra la gente ed è soprattutto attraverso l'azione che le persone possono [essere] educate. A poco a poco, l'azione darà loro una mentalità rivoluzionaria.
Le idee dello sciopero generale e l'azione diretta esercitano una grande attrazione sulla coscienza delle masse lavoratrici. Nella rivoluzione futura, queste masse in una forma o nell'altra, costituiscono la fanteria dell'esercito rivoluzionario. I nostri gruppi anarchici, specializzati in questioni tecniche, per così dire, formano l'artiglieria che, sebbene meno numerosi, non è meno necessario che della fanteria.

Georges Thonar: comunismo e individualismo sono uguali e inseparabili nel complesso di tutta l'idea anarchica. L'Organizzazione, che è un'azione comune, è indispensabile per lo sviluppo dell'anarchismo e non contraddice le sue premesse teoriche. L'organizzazione è un mezzo e non un principio; ma ne consegue che, per essere accettabile deve essere costituito in modo libertario.
L'organizzazione dimostrata [era] inutile quando eravamo solo un piccolo numero di anarchici che si conosceva e frequentava regolarmente. Siamo diventati una legione e dobbiamo fare attenzione a non disperdere le nostre forze. Cerchiamoci quindi, organizziamoci; non solo per la propaganda anarchica, ma anche e soprattutto per l'azione diretta.
Io non sono affatto ostile al sindacalismo, soprattutto quando è di tendenza rivoluzionaria. Ma l'organizzazione dei lavoratori non è anarchica e, di conseguenza non saremo mai completamente noi stessi all'interno di essa: la nostra attività non può mai essere totalmente anarchica. Da qui la necessità di creare gruppi libertari e federazioni, fondati sul rispetto per la libertà e l'iniziativa di ciascuno e di tutti.

Karel Vohryzek: E' come individualista che io voglio difendere la causa dell'organizzazione! E' impossibile pretendere che l'anarchismo non possa consentire l'organizzazione in ragione dei suoi principi. Nemmeno il più individualista intrasingente condannerebbe l'associazione di individui a titolo definitivo.
Dire, come a volte si dice, "o Stirner o Kropotkin", così opposti questi due pensatori, è sbagliato. Kropotkin e Stirner non si possono contrapporre l'uno contro l'altro: hanno esposto la stessa idea da diversi punti di vista. Questo è tutto. E la prova che Max Stirner non era l'individualista folle [come lo dipingono certuni:] egli si era pronunciato a favore dell' "organizzazione". Ha anche dedicato un intero capitolo per l'associazione di egoisti.
Come la nostra organizzazione non ha potere esecutivo, essa non sarà in contrasto con i nostri principi. Nei sindacati dei lavoratori, noi difenderemo gli interessi economici dei lavoratori. Per il resto, dobbiamo essere un gruppo distinto e creare organizzazioni su base libertario.

Emma Goldman: Anch'io sono a favore di un'organizzazione in linea di principio. Tuttavia, temo che prima o poi questo cadrà in esclusivismo.
Dunois ha parlato contro gli eccessi dell'individualismo. Ma questi eccessi non hanno nulla a che fare con l'individualismo vero, come gli eccessi del comunismo non hanno niente a che fare con il comunismo reale. Ho impostato il mio punto di vista in un rapporto le cui conclusioni tendono più o meno ad assorbire l'individualità del singolo. Questo è un pericolo che deve essere previsto. Anch'io accetterò l'organizzazione anarchica a una sola condizione: che sia basata sul rispetto assoluto per tutte le iniziative individuali e non per ostacolare il loro sviluppo o evoluzione.
Il principio fondamentale dell'anarchia è l'autonomia individuale. L'Internazionale non sarà anarchica a meno che non rispetta del tutto questo principio.

Pierre Ramus: Sono a favore dell'organizzazione e di tutti gli sforzi che possiamo fare al riguardo. Tuttavia gli argomenti presentati nella relazione di Dunois non mi sembrano essere qualitativamente accettabili. Dobbiamo cercare di tornare ai principi anarchici, come sono stati definiti da Croiset poco tempo fa, ma al tempo stesso dobbiamo sistematicamente organizzare il nostro movimento. In altre parole, l'iniziativa individuale deve basarsi sulla forza del collettivo e il collettivo deve trovare espressione nell'iniziativa individuale. Ma perché questo accada, in pratica, dobbiamo mantenere i nostri principi di base intatti. Per il resto, siamo lungi dal creare qualcosa di nuovo. In realtà, siamo gli immediati successori di quelli che stavano con Bakunin contro Marx nella vecchia Associazione Internazionale dei Lavoratori. Noi non stiamo portando nulla di nuovo e noi possiamo solo dare ai nostri vecchi principi nuova vita e incoraggiare la tendenza all'organizzazione in tutto il mondo.
Per quanto riguarda l'obiettivo della nuova Internazionale, non deve agire come una forza ausiliaria del sindacalismo rivoluzionario. Essa deve occupare, nella sua interezza, la propaganda dell'anarchismo.


Sesta Sessione - Sessione serale
  La seduta si apre alle otto e mezza. Una grande folla è presente nella sala e il compagno I.I. Samson, di propria iniziativa riassume gli eventi del giorno. Malatesta prende quindi la parola, per parlare dell'organizzazione.

Errico Malatesta: Ho ascoltato con attenzione tutto ciò che è stato detto prima di me sul problema dell'organizzazione e ho la netta impressione che ciò che ci separa è il diverso significato che diamo alle parole. Non dobbiamo litigare sulle parole. Ma per quanto riguarda il problema di base, io sono convinto che siamo completamente d'accordo.
Tutti gli anarchici, qualunque sia la tendenza a cui appartengono, sono individualisti in un modo o nell'altro. Ma il contrario non è vero; non con qualsiasi mezzo. Gli individualisti sono così divisi in due categorie distinte: una che rivendica il diritto al pieno sviluppo di tutte le individualità umane, proprie e altrui, l'altra che pensa solo alla propria individualità e non ha alcuna esitazione nel sacrificare l'individualità degli altri. Lo Zar di tutte le Russie appartiene a quest'ultima categoria di individualisti. Noi apparteniamo alla prima.
Ibsen scrive che l'uomo più potente del mondo è colui che è più solo! Assolutamente assurdo! Lo stesso Dottor Stockmann (2), a cui Ibsen fa pronunciare questa massima, non era nemmeno isolato, nel senso pieno della parola, ma ha vissuto in una società costituita e non sull'isola di Robinson. L'uomo "solo" non può svolgere nemmeno il più piccolo utile, come il compito produttivo; e se qualcuno ha bisogno di un padrone sopra di lui è proprio l'uomo che vive in isolamento. Ciò che libera l'individuo, quello che gli permette di sviluppare tutte le sue facoltà, non è la solitudine, ma l'associazione.

Al fine di poter svolgere un lavoro che è veramente utile, la cooperazione è indispensabile, oggi più che mai. Senza dubbio, l'associazione deve consentire ai suoi singoli membri piena autonomia e la federazione deve rispettare questa autonomia ai suoi gruppi. Stiamo attenti a non credere che la mancanza di organizzazione è una garanzia di libertà. Tutto sta a dimostrare che non lo è.
Un esempio: ci sono alcuni giornali francesi le cui pagine sono chiuse a tutti coloro le cui idee, lo stile o, semplicemente, la persona, abbiano la sfortuna di essere sgradite agli occhi dei redattori. Il risultato è: i redattori sono investiti di un potere personale che limita la libertà di opinione e di espressione dei compagni. La situazione sarebbe diversa se questi giornali appartenevano a tutti, invece di essere beni personali di questo o quell'individuo: allora tutte le opinioni possono essere liberamente discusse
Si parla molto di autorità, di autoritarismo. Ma ci dovrebbe essere chiaro cosa stiamo parlando qui. Noi protestiamo con tutto il cuore contro l'autorità incarnata dello Stato, il cui unico scopo è di mantenere la schiavitù economica all'interno della società, e noi non finiremo mai di ribellarsi contro di essa. Ma esiste un'autorità morale che semplicemente nasce dall'esperienza, dall'intelligenza e dal talento; e nonostante ciò gli anarchici non rispettano questa autorità.

E' sbagliato presentare gli "organizzatori" e/o i federalisti come degli autoritari, ma è altrettanto sbagliato immaginare gli "anti-organizzatori" e gli individualisti come coloro che hanno deliberatamente scelto di essere condannati all'isolamento.

Per me, ripeto, la controversia tra individualisti e gli organizzatori è una semplice disputa sulle parole, che non regge ad un attento esame dei fatti. Nella realtà pratica, che cosa vediamo? Che gli individualisti sono a volte "organizzatori" per la ragione che questi ultimi troppo spesso si limitano a predicare organizzazione senza praticarla. D'altra parte, ci si può imbattere nell'autoritarismo molto più efficace in quei gruppi che proclamano rumorosamente la "libertà assoluta dell'individuo", rispetto a quelli che sono comunemente considerati autoritari perché hanno un ufficio e prendono decisioni.
In altre parole, ognuno si organizza -organizzatori e anti-organizzatori. Solo coloro che fanno poco o nulla possono vivere in isolamento, contemplando [il resto]. Questa è la verità, perchè non la si riconosce.
Se ce ne sarà bisogno dico ciò che vedo: in Italia tutti i compagni che sono attualmente attivi nella lotta facendo riferimento al mio nome, sia gli "individualisti" che gli "organizzatori", che credo che siano tutti nel giusto, come qualunque sia la loro reciproca differenza, seguono tutti un'azione pratica e collettiva insieme.

Basta con queste dispute verbali; restiamo all'azione! Le parole dividono e le azioni uniscono. È giunto il momento per tutti noi di lavorare insieme al fine di esercitare un'influenza efficace sugli eventi sociali. Mi addolora pensare che per liberare il nostro popolo dalle grinfie del boia, sia stato necessario per noi girare ad altri soggetti questo compito. Ferrer non avrebbe poi la sua libertà grazie a massoni e borghesi liberi pensatori, se gli anarchici, riuniti in una potente e temuta internazionale, fossero stati in grado di eseguire da soli la protesta mondiale contro l'infamia criminale del governo spagnolo.
Facciamo in modo che l'Internazionale anarchica diventi finalmente una realtà. Per permetterci un appello rapido a tutti i nostri compagni, la lotta contro la reazione e l'agire, quando è il momento giusto, con l'iniziativa rivoluzionaria, ci deve essere un internazionale!



Continua nella Seconda parte



Note
* Rapporto presentato al Congresso Internazionale Anarchico di Amsterdam (24-31 agosto 1907), da "Il Pensiero", 16 novembre 1907.

1. Turner infatti era andato alla Conferenza Internazionale sindacalista.

2. Malatesta si riferiva al dramma di Ibsen "Un nemico del popolo" (1882). La figura del dottor Stockmann era stato molto popolare tra gli anarchici individualisti e più di un individualista usava "il dottor Stockmann" come pseudonimo (per esempio, Carlo Molaschi). "L'ennemi du peuple" era anche il titolo di un famoso giornale francese individualista. Lo stesso si può dire per il verso tragedia "Brand". Uno dei giornali libertari svedesi più famosi, fondato nel 1898 e che divenne nel 1908 il portavoce del partito dei giovani socialisti (di tendenza anarchica), era stato chiamato anche "Brand". Anche oggi un periodico anarchico con lo stesso nome viene pubblicato in Svezia.

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Estratto dell'articolo "Maggioranza e Minoranza"

Noi non vogliamo imporre niente a nessuno, ma non intendiamo sopportare imposizioni di alcuno.
Felicissimi di veder fare da altri quello che non potremo far noi, pronti a collaborare cogli altri in tutte quelle cose quando riconosciamo che da noi non potremmo far meglio, noi reclamiamo, noi vogliamo, per noi e per tutti la libertà di propaganda di organizzazione di sperimentazione
La forza bruta, la violenza materiale dell’uomo contro l’uomo deve cessare di essere un fattore della vita sociale.
Noi non vogliamo, e non sopporteremmo gendarmi, nè rossi, nè gialli, né neri. Siamo intesi?
[cit. Umanità Nova anno I, n 168, Milano il settembre 1920.]