sabato 22 ottobre 2011

Il Congresso Internazionale Anarchico del 1907 - Prefazione --(1)

Intro
Come avevamo già accennato nel Congresso di Londra, ci accingiamo a parlare del congresso di Amsterdam del 1907, che tanto ha influenzato il movimento anarchico sotto un'ottica prettamente sindacalista, abbandonando quasi completamente il carattere insurrezionale di fine ottocento e inizio novecento. Questa serie di articoli sono tratti dal libro "The International Anarchist Congress Amsterdam, 1907" di Maurizio Antonioli e tradotto in inglese da Nestor Mcnab e messo online da Zabalaza.net.
Vedere anche L'alba del sindacalismo anarchico e rivoluzionario

Il congresso socialista rivoluzionario di Londra (luglio 1881), che ha riunito i pochi elementi anti-autoritari rimasti della Prima Internazionale, e che si sparsero per tutto il mondo (1), era stato l'ultimo tentativo anarchico nel rimettere "in piedi la vecchia Internazionale in qualche modo"(2). Non ci sarebbero stati ulteriori sforzi, a causa della scelta del metodo dell' "illegalità" come unico metodo possibile di lotta (giustificato a causa delle circostanze), rimossa ogni possibilità per le minoranze rivoluzionarie, che erano sempre più convinti dell'imminenza dell'azione diretta, nel mantenere legami organici con le organizzazioni di massa che si stavano consolidando in quasi tutta l'Europa.
"Le delibere di Londra", scrive Gino Cerrito (3), "... ufficialmente inaugurato l'era del terrorismo anarchico, che (...) completava la trasformazione di gruppi in organizzazioni settarie, a volte ridotti a individui che hanno contatto casuale con gli altri, e spostando il Movimento Anarchico lontano dalle masse del popolo, che quindi rimase sotto la guida esclusiva dei legalitari."

Nel giro di pochi anni, e in parte a causa della dura repressione del governo (che effettivamente era stata la ragione principale per le decisioni di Londra), il movimento anarchico aveva praticamente firmato la sua condanna a morte come movimento organizzato. Anche se l'anarchismo ha mantenuto una vitalità indiscutibile in molti paesi, quasi ovunque - ad eccezione della Spagna - "il senso di una organizzazione continuativa, delle relazioni internazionali (...) di una coerente strategia rivoluzionaria" (4) era stato perso. Né alcuni tentativi isolati, come quello da Malatesta nel 1884 (5), sembrano in grado di cambiare questa tendenza nel rilanciare un movimento internazionalista che fosse vicino a quello originale.

Quando, alla fine del 1880 e agli inizi del 1890 -e non senza contraddizioni, perplessità e scontri- una nuova Internazionale era nata secondo quella "nostalgica" della IWMA, ed era composta dai circoli socialisti europei, gli anarchici si ridussero al ruolo di semplici spettatori. L'unica misura e soluzione, dopo aver messo da parte ogni speranza alternativa, poteva essere  -almeno da parte di coloro che erano sopravvissuti agli stormi anti-organizzativi e tenacemente dalla parte della tradizione di Saint Imier- quella di ritagliarsi un posto in nuove organizzazioni, rendendo la maggior parte della sua natura ancora decisamente "miste". Come è noto, i vari tentativi -Bruxelles (1891), Zurigo (1893) e Londra (1896)- non erano serviti a nulla. La maggior parte di questi congressi avevano votato per l'esclusione degli anarchici, anche se vi erano minoranze molto attive nei territori in cui risiedevano e anche per altri motivi. Tuttavia, nonostante la mancanza di successo per quanto riguarda l'obiettivo interessato, questi sforzi per tornare al circuito internazionale non sono stati completamente negativi. I contatti sono stati rinnovati, il dibattito è stato stimolato, idee, punti di discussione e le forme di lotta circolavano tra i lavoratori o la popolazione in generale (un esempio tipico è lo sciopero generale) e vi è stata la possibilità di alleanza con altre forze rivoluzionarie. Come Christiaan Cornelissen ha ricordato anni dopo (6), Zurigo e Londra non sono state la completa sconfitta per gli anarchici, ma sono stati anche l'occasione per incontrarsi, "dans l'ombre du Congrès ouvrier socialiste".

Che non era cosa da poco, soprattutto se si considera che quelli erano gli anni del boom del terrorismo e illegalimo, e l'anarchismo era stato catturato nella morsa della controffensiva governativa che culminò con la Conferenza Internazionale Anti-anarchica di Roma nel 1898, e che vedeva la partecipazione delle principali potenze europee, con l'eccezione di Gran Bretagna e Svizzera. Infatti, nonostante il carattere "terrorista" del periodo -e questo era l'idea che la borghesia (e non solo) e l'opinione pubblica aveva dell'anarchismo- è stato nel 1890 che vi furono i primi sintomi di un cambiamento all'interno del movimento anarchico. Cominciò a farsi sentire il "bisogno" di un accordo programmatico e operativo tra gli anarchici socialisti (7) al fine di porre la "fine all'isolamento che gli anarchici in alcuni paesi [aveva] messo a se stessi e alla separazione dalle masse o del popolo stesso"(8). Non solo in Francia, ma anche in Italia e nei Paesi Bassi c'è stata una crescente tendenza verso una costante presenza nelle organizzazioni del lavoro che rapidamente si ingrandiva.

Non è facile stabilire le ragioni di questa evoluzione. Forse accadde per via delle ripetute esclusioni al Congresso dell'Internazionale (9), con l'urgenza di contrastare i ribelli, l'onda antiorganizzativa con qualcosa di più solido (10), accrescendo la tensione sociale e politica in molti paesi: forse luna o l'altra (o entrambe) di queste aveva innescato il desiderio di ricomporre il movimento e, allo stesso tempo, nello sviluppare un progetto per questo. Nel 1900, quando vi fu l'assassinio da parte Bresci al Re d'Italia Umberto I, si portò a termine (almeno in Europa) la fase "classica" degli atti individualisti, ovvero che il punto di svolta era stato raggiunto. Il segno più evidente è stata la convocazione da parte libertari francesi con tendenze sindacaliste rivoluzionarie, del Congresso Internazionale dei lavoratori di Parigi del 19-23 settembre 1900. Mentre la lettera-circolare del comitato organizzatore chiariva che:
"c'è una generale tendenza rivoluzionaria e anti-parlamentare, sviluppatasi tra gli operai, e sembra utile che i sindacati, che si sono rifiutati dei diktat dei socialdemocratici, possano discutere delle questioni che riguardano il proletariato in generale" (11).
Nonostante il tono generale e l'espressione della natura "lavoratore" dell'iniziativa, che non era -come Delesalle (12) ha detto- un tentativo di tenere "un piccolo parlamento anarchico", il congresso ha avuto un sapore definito anarchico, sia nei suoi ordini del giorno e sia dei suoi partecipanti (13).

Ma a Parigi vi sarebbero stati un gran numero di eventi quell'anno: 5-8 settembre vi era il Congresso della Federazione delle Borse, il 10-14 settembre il Congresso Nazionale corporativo (CGT); il 17-18 settembre, un Congresso Internazionale Corporativo promosso dalla Federazione delle Borse e dalla CGT in aperto contrasto con l'Internazionale socialista, il cui congresso si sarebbe aperto a Parigi il 24 settembre. E non era un caso che il Congresso Rivoluzionario dei Lavoratori (più tardi conosciuta come il Congresso Internazionale Anti-parlamentare, affinché non vi sia alcun dubbio sulla sua natura) era stato istituito per il verificarsi tra il Congresso Internazionale Corporativo e il Congresso dell'Internazionale. L'obiettivo era chiaro, anche se gli organizzatori erano preoccupati: per coinvolgere i delegati del primo congresso e  boicottare il secondo, e anche per sollevare la questione "anarchica" di nuovo sotto un'altra forma -quella dell'autonomia dell'organizzazione del lavoro da parte delle organizzazioni politiche. Tuttavia, solo pochi giorni prima era prevista l'apertura, del Congresso Internazionale Anti-parlamentare, ma dovette essere interrotta, a causa del divieto posto su di essa dal governo Waldeck-Rousseau. Non abbiamo modo di sapere quali potevano essere gli effetti del congresso, anche se lasciando da parte la partecipazione prevista di molti elementi provenienti da Romania, Belgio, Boemia e così via, molto probabilmente si limitò solo alla Francia e gruppi di emigrati (italiani, russi, ecc.). In ogni caso, il Congresso Internazionale Corporativo, a cui hanno partecipato solo pochi delegati inglesi, francesi, italiani e svizzeri, non sembravano aver incontrare alcun successo eccezionale. Ma a parte il risultato, anche la volontà di riunirsi per un ampio dibattito su una base dalla parte del "lavoratore", era di per sé un fatto importante. E' stato dimostrato che, da un lato, l'isolamento stava finendo e, d'altra parte, ampi settori del movimento anarchico stavano rapidamente tornando alle posizioni della lotta di classe.

Il mancato congresso di Parigi sembrava non aver prodotto alcun effetto, sembrava solo agire come indicazione ad una tendenza di sviluppo. Ma è estremamente difficile seguire le linee di propagazione all'interno del movimento di certi impulsi e di stabilire con esattezza chi o che cosa era stato responsabile. Era chiaro, però, che le idee potenti, come lo sciopero generale, che avrebbe dovuto essere al centro di un dibattito particolare a Parigi (siamo in possesso, infatti, del rapporto che doveva essere presentato) (14), cominciava a diffondersi e radicarsi tra i circoli libertari in Francia e altrove. Già nel 1900-01, attraverso i canali emigranti e i più noti quotidiani, numerosi gruppi anarchici (alcuni dei quali erano spesso dichiaratamente anti-organizzatori) in tutta Europa e nelle Americhe, stavano iniziando a concentrare la loro attenzione su un obiettivo del notevole sviluppo della organizzazioni sindacali, aggiunto ad una nuova aggressività; sembrava più facile raggiungere tali cose rispetto alle tradizionali esplosioni insurrezionali. In ogni caso, il nuovo secolo (almeno il 1902-03) sembrava offrire agli anarchici la possibilità oggettiva per un rilancio a livello internazionale, anche se vi erano variazioni nella velocità di crescita nei vari movimenti nazionali, e ciascuno ha dovuto adattarsi alle peculiarità del proprio contesto. Indubbiamente lo stimolo di una maggiore omogeneità nelle politiche dei partiti socialisti produsse, a titolo di risposta, una opposizione omogenea all'interno di quelle forze che non erano disposte ad accettare tali politiche. Fu soprattutto, però, l'inizio di un ciclo di lotte che coinvolse quasi tutta l'Europa che, nonostante fortune rapidamente fluttuante, influenzò la composizione del movimento anarchico. Un movimento che, tra l'altro, mai si era diviso in base alla posizione geografica. Ma a causa della sua instabilità molto -a causa della repressione governativa, delle fluttuazioni interne e in continua evoluzione e personale militante- aveva diviso in fazioni, correnti che regolarmente apparse in vari luoghi, e a volte a causa di influenze esterne, ma che altre volte aveva sviluppato spontaneamente.

Questo non è il luogo per affrontare l'internazionalizzazione del movimento anarchico. Fino ad oggi ci mancano i mezzi con cui farlo, ci sono dei vuoti che sono troppo grandi da riempire, e finora non ci sono stati studi comparativi sulla questione. Tuttavia, è certo che in quegli anni le condizioni per un tale fenomeno si stava sviluppando, modesto in quanto potrebbe essere stato di dimensioni (dato il non-ruolo centrale giocato dall'anarchismo), ma molto rispetto al periodo della Prima Internazionale. Era, però, legittimo pensare che nel 1906, che l'idea di costruire un'Internazionale anarchica stava prendendo piede, e non era stato semplicemente un caso o la fantasia di alcuni gruppi che si sentiva in pericolo. La prima proposta di creare un'Internazionale  libertaria, che sarebbe stata in grado di collegare e coordinare i movimenti nei vari paesi, era stata avanzata durante il secondo congresso del Groupement Communiste Libertaire in Belgio, presso Stockel-Bois il 22 luglio 1906 (15). L'idea era stata subito adottata il giorno seguente, il 23 settembre, durante la seconda assemblea generale (a Utrecht) della Federatie Vrijheidlievende Kommunisten nei Paesi Bassi, che aveva proposto un congresso internazionale, e che si terrà ad Amsterdam l'anno successivo (16). Al fine di preparare la strada per una tale iniziativa, la pubblicazione di un "Bulletin de l'Internationale Libertaire" era stata avviata a Herstal, vicino a Liegi, sotto la direzione di Georges Thonar, segretario del Groupement. L'appello lanciato nel primo numero di ottobre (17) conferma la nostra impressione precedente:

"Anche se un gran numero di libertari ha pensato alla creazione di un'organizzazione internazionale da un bel po' di tempo, non si può negare che questa tendenza -almeno in alcuni paesi- è attualmente più forte che mai. Crediamo fermamente nell'idea e ci rallegriamo di vedere i progressi che sta facendo ogni giorno. Abbiamo deciso che le discussioni non sono più sufficienti, che non ci accontenteremo della propaganda puramente teorica dell'ideale, chè risolutamente impianteremo l'embrione di questa Internazionale, che sicuramente svilupperà in qualcosa di buono -che molto si può dire. Così i nostri sforzi verrano pagati; l'Internazionale Libertaria verrà creata in pochi mesi ".

I tempi coinvolti lasciavano poco spazio di manovra. Un mese dopo, la federazione olandese aveva annunciato che il congresso avrebbe avuto luogo a luglio o agosto (la scelta venne fatta cadere su agosto) e aveva reso chiaro che il loro obiettivo (quello principale e unico) era stato l' "organizzazione di una associazione internazionale libertaria "(18).
Ma perché tale Congresso Internazionale era stato "creato" da i belgi e gli olandesi (anche se vi erano le eccezioni, ovvero una sorta di "vocazione" per i belgi, che erano anche fortemente coinvolti nei primi giorni della Seconda Internazionale)?
Perché sono stati i movimenti di luoghi, che più gli storici avevano sempre considerato periferici all'anarchismo per non parlare del fatto che sono stati i paesi con grandi tendenze sociali democratiche, l'epicentro, oltre i primi, nel fare qualcosa di concreto per quanto riguarda l'organizzazione internazionale?
La risposta non è semplice e richiederebbe un'analisi approfondita del movimento anarchico dei due paesi, cosa che non è possibile. Ma va detto, contrariamente a quanto comunemente si pensa, che sia il Belgio che i Paesi Bassi -e, soprattutto, Paesi Bassi- erano in realtà nulla rispetto alle zone "classiche" dell'anarchismo -come Spagna, Francia e in Italia.

Si può azzardare una o due ipotesi.
In entrambi i paesi, la tradizione libertaria aveva radici profonde che risale ai primi anni della vecchia internazionale. In entrambi i paesi, il federalismo anarchico aveva avuto una lunga storia di autonomia locale e regionale. Tale pensiero era partito in alcuni dei porti più importanti d'Europa e l'importanza dei marinai nella diffusione della propaganda non può essere sottovalutata. Entrambi i paesi hanno formato un cuscino tra le grandi potenze ed essere una casa di tradizione pacifista profonda, che era alla base degli anarchici antimilitaristi attivi. Né si dovrebbe dimenticare che Amsterdam era stata la sede dell'Associazione Internazionale Anti-militarista (Internationaal Anti-militaristische Vereeniging), formata nel 1904 grazie alla guida dell'instancabile attività di Ferdinand Domela Nieuwenhuis, uno dei pochi leader europei socialdemocratici che erano passati verso l'anarchismo. E in Belgio, il luogo naturale di rifugio per i disertori francesi, l'agitazione anti-militarista del 1906 aveva raggiunto livelli di intensità, soprattutto nelle pagine dell'aggressiva "L'azione diretta", diretta da Henri Fuss-Amoré (19). Belgio e Paesi Bassi, infatti, sono stati tra i primi paesi ad avere federazioni anarchiche nazionali (un dato decisamente rilevante, anche se non erano enormi) e di organizzare l'opposizione al riformismo sindacale attraverso delle organizzazioni separate -il vecchio Nationaal-Arbeids-Sekretariaat (fondata nel 1893 da Cornelissen e in passato il sindacato unico del paese, ma poi abbandonato dai riformisti) e la CGT "piccola" della regione di Liegi. Ancora una volta, era stato l'olandese che aveva proposto, prima nel 1909 e ancora nel 1913, la formazione di un'Internazionele Sindacalista Rivoluzionaria. Naturalmente, l'importanza dei movimenti belgi e olandesi non deve essere esagerata.
Per forza di cose, hanno operato su un livello piuttosto limitato, sia nella loro area fisica di azione e nella loro "lunghezza d'onda politica", ed erano in realtà dipendenti, ideologicamente parlando, sul movimento francese. Ma devono avere raggiunto un livello di de-provincializazzione e la maturità che consentiva loro di organizzare con successo una tale iniziativa (cosa che sarebbe stata impensabile, per esempio, per gli italiani). La proposta, tuttavia, era stata accolta con un crescendo di aderenti e né le isolate riserve degli individualisti e anti-organizativi e né lo scetticismo di altri (come Jean Grave), erano stati sufficienti a gettare in crisi la validità dell'iniziativa. Era stato un segno tangibile della misura in cui circoli anarchici sentivano il bisogno pressante di riportare una dimensione internazionale l'anarchismo. Soprattutto, si sentì l'esigenza di eliminare l'isolamento dei gruppi, e di avere uno scambio di informazioni, e per scoprire come i movimenti nei vari paesi stavano diventando.
"Con i nostri fratelli al di là dei nostri confini", diceva un pezzo anonimo nel "Bulletin de l'Internationale Libertaire" (20), "noi abbiamo rapporti solo puramente teorici. A malapena sappiamo che esistono."

Ma ovviamente, questo non era l'unico problema. Non era solo un "letterbox" che era necessario. C'era anche la necessità di un motore, qualcosa che sarebbe stato in grado di stimolare la crescita del movimento, di lanciare e coordinare le iniziative nella lotta, per facilitare l'agitazione diffusa, le campagne di solidarietà e, perché no, la scintilla della rivoluzione. Nel giro di poche settimane il congresso di Amsterdam era diventato realtà. La prima ad annunciare la loro partecipazione erano stati i Bohemians (il Ceská Anarchistická Federace e la sua rivista "Nova Omladine", la sezione ceca dell'Internazionale antimilitarista e la rivista "Matice Svobody"), seguito da vicino dalla Anarchistische Föderation Deutschlands e numerose riviste in lingua tedesca ("Der Revolutionär", "Der Freie Arbeiter", "Der anarchist", "Die freie Generation"). Questi sono stati seguiti dal Jiddisch-Sprechende Föderation Anarchistische e il neo-costituito Fédération Communiste-Anarchiste della Svizzera Romanda. Gruppi italiani come la Federazione Anarchica Socialista del Lazio e le riviste "Il Pensiero", "La Gioventù Libertaria" e "La Vita Operaia", avevano annunciato la loro intenzione di partecipare. Infine, vari periodici e individui provenienti da Algeria, Austria, Bulgaria, Canada, USA, Gran Bretagna, Francia, Grecia, Argentina, Russia, Tunisia, Spagna, Portogallo, Brasile e altrove avevano annunciato che avrebbero partecipato. Nei primi mesi del 1907, Amédée Dunois istituì un gruppo di propaganda per il congresso (21) a Parigi. In aprile, il "Bollettino" registrava altri nove gruppi, ad Amsterdam, Portalegre (Portogallo), Bari e Napoli (Italia), New York, Londra, Porto Alegre (Brasile), Buenos Aires, Berlino e Notre-Dame de Lourdes (Canada) (22). L'iniziativa del congresso sembrava anche suscitare una nuova pro-organizzazione nel guidare diversi paesi. Gli italiani nella Federazione Anarchica Socialista del Lazio, incontratisi a Roma il 25 marzo 1907 e chiamarono un congresso nazionale per il giugno successivo in modo da creare un'organizzazione con un raggio territoriale più ampio (23). Il gruppo portoghese, Conquista do Pão, aveva annunciato nello stesso periodo un congresso che si teneva a Lisbona dopo il congresso di Amsterdam (24). I russi, inoltre, stavano progettando la formazione di una Federazione Anarchica, secondo "Der Freie Arbeiter" (25).

La reazione rapida di ampi settori dell'anarchismo internazionale non era stata tuttavia accompagnata da un'adeguata vivacità e ricchezza del dibattito in preparazione del congresso. Questo era stato forse quello che Georg Herzig si riferiva alla vigilia del congresso, quando aveva parlato di una mancanza di entusiasmo e di "emulation préliminaire" (26). Infatti, mentre la maggior parte dei giornali libertari fornivano notizie sulla fase preparatoria, la pubblicazione di appelli e messaggi dal comitato organizzatore, e di articoli stampati erano pochissimi, comprese le domande che il congresso doveva affrontare. Infatti, era stato limitato ad una costante, ma per meglio dire superficiale, le preoccupazioni di natura pratica. Fin dall'inizio, l'olandese aveva chiarito di voler affrontare "questioni pratiche" (27), mentre i brasiliani di "A Terra livre" avevano espresso il loro timore che ci sarebbe stata una sorta di disputa fatta come nel mondo accademico "senza affrontare qualcosa di concreto e pratico "(28). Questa era stata anche l'opinione degli italiani da "La Gioventù Libertaria", che avevano sottolineato la necessità di "discutere la migliore forma di azione, invece di perdere tempo in discorsi teorici e parole vuote" (29), e dei belgi che, nelle parole di Henri Fuss-Amore, avevano ripetuto che erano "venuti ad Amsterdam, non solo per parlare ma per organizzare" (30).

Ma soprattutto si trattava di una generale volontà di fare qualcosa, senza mai andare oltre un certo punto. In effetti, la circolare inviata dal comitato organizzatore, alla fine del 1906, firmato da Lodewijk, Thonar, Frauböse, Vohryzek e Knotek, Shapiro -in altre parole i segretari dei principali (e solo) organizzazioni nazionali- già delineavano un preciso piano di discussione:
"Negli ultimi anni, i principi libertari e comunisti anarchici e le relative tattiche, hanno assunto una nuova luce. Senza voler anticipare l'ordine del giorno, che deve ancora essere finalmente deciso dai gruppi, vogliamo dire che l'azione diretta è stata così fortemente e consapevolmente adottata in tanti paesi, a causa dell'influenza dei nostri compagni, testimonianza del progresso delle nostre idee che stanno facendo all'interno di circoli operai, che la discussione dei problemi che solleva sarebbe già di per sé giustificata dalla convocazione di un congresso internazionale "(31).
Fondamentalmente quello che dicevano era che se un congresso veniva visto come una buona idea, era perché l'anarchismo in questi ultimi anni aveva riscoperto la sua vitalità grazie al suo utilizzo di azione diretta e, quindi, nella terminologia dei tempi, grazie al sindacalismo rivoluzionario e alla pratica sindacale.
Così, Herzig non aveva torto nel parlare di una circolare che promuoveva la "propaganda sindacalista" (32).


Continua nella Seconda Parte


Note
1. L'unica organizzazione rappresentata al Congresso di Londra era stata la Federazione del Giura. Tedeschi, austriaci, spagnoli, russi e svizzeri-tedeschi erano rappresentati da emigranti che vivevano a Londra (Vera Zasulic per i russi, Malatesta e Merlino per gli italiani).

2. P.C. MASINI, Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta, Rizzoli, Milan 1969, p. 203.

3. G. CERRITO, Dall’insurrezionalismo alla settimana rossa, CP Editrice, Florence 1977, p. 13.

4. P.C. MASINI, op. cit., p. 220.

5. Cfr. G. Cerrito, op. cit, p. 34 e seguenti;. P.C. MASINI, op. cit., p.215 e seguenti.

6. C. Cornelissen, Le Congrès Ouvrier Révolutionnaire et Libertaire d'Amsterdam (1907), in Révolution Almanach de la versare 1907, La pubblicazione Sociale, Parigi senza data (1907).

7. Vedi F.S. MERLINO, Nécessité basi et d'une entente, Impr. A. Longfils, Bruxelles 1892.

8. Dalla prefazione di E. Malatesta per l'edizione italiana di Merlino del summenzionata pamphlet (Necessità e basi di Accordo, La Popolare ed., Prato 1892).

9. Questo è anche il parere, anche se limitato alla Francia, di R. Brécy, Le Mouvement sindacali en France 1871-1921, Mouton & Co., Parigi - La Haye 1963, p. XII.

10. I lettori non hanno bisogno di ricordare la scelta "sindacalista" di Pelloutier e Pouget in reazione al "individuo ... dinamite", e Malatesta cercava di contenere l'ascesa di illegalismo cercando di promuovere l'utilità del "partito anarchico".

11. Le Congrès ouvrier révolutionnaire international de Paris 1900, in “Les Temps Nouveaux” du 31 mars au 6 avril 1900.

12. P. DELASALLE, Le Congrès révolutionnaire, in “Les Temps Nouveaux” du 21 au 27 juillet 1900.

13. Le domande principali discusse sono state:
il comunismo e l'anarchismo,
il comunismo e l'individualismo,
lo sciopero generale,
l'atteggiamento degli anarchici verso le cooperative,
l'anti-militarismo,
l'antisemitismo,
il sionismo,
il tolstoismo,
la questione delle donne,
i diversi mezzi di propaganda,
le organizzazione tra gruppi comunisti rivoluzionari provenienti dallo stesso paese o di paesi diversi,
l'atteggiamento degli anarchici in caso di guerra, sommossa o una insurrezione,
l'organizzazione di solidarietà,
fondi per gli aiuti,
la pubblicazione di una rivista internazionale.
Tra i partecipanti, gli Étudiants Socialistes Revolutionnaires Internationalistes, molte librerie francesi libertare e gruppi di studio, alcuni sindacati locali, i giornali "Le Père Peinard", "Le Libertaire", "Les Temps Nouveaux", il parigino antimilitarista del gruppo, il gruppo parigino italiano, bulgari, cechi e belgi.

14. "Les Temps Nouveaux" ha pubblicato un numero speciale con tutti i rapporti.

15. Vedere "Het Volksdagblad", 26 July 1906, per la relazione sul congresso. Anche "Grond it Vrijheid", agosto 1906 (Een nieuwe Internazionale).

16. Vedere "Grond it Vrijheid", Oktober 1906 (Mededeelingen van de Federatie van Vrijheidlievende Kommunisten).

17. Aux Anarchistes, in “Bulletin de l’Internationale Libertaire”, octobre 1906.

18. Le Congrès d’Amsterdam, in “Bulletin de l’Internationale Libertaire”, novembre 1906.

19. “L’action directe”, edited by Gilly (Hainaut) was noted for its “workerist anti-militarism”. See “Les Temps Nouveaux”, 7 avril 1906.

20. Vers l’Internationale, in “Bulletin de l’Internationale Libertaire”, octobre 1906.

21. See “Bulletin de l’Internationale Libertaire”, février 1907.

22. Ibid, avril 1907.

23. Un Congresso Anarchico Italiano. Appello agli anarchici d’Italia, in “La Gioventù Libertaria”, 30 marzo 1907.

24. Vedere "Bulletin de l'Internationale Libertaire", mai 1907.

25. Vedere "Der Freie Arbeiter", den 20. Aprile 1907.

26. G. Herzig, Le Congrès d'Amsterdam, in "Le Réveil anarchiste-socialiste", 20 juillet 1907.

27. Le Congrès d'Amsterdam, cit.

28. L'Internationale Libertaire, in "Bulletin de l'Internationale Libertaire", février 1907.

29. LA GL, Riflessioni (A Proposito del Congresso Internazionale Libertario di Amsterdam), "La Gioventù Libertaria", 23 febbraio 1907.

30. H. FUSS-AMORE, Groupement Comuniste Libertarie, in "Les Temps Nouveaux", 26 janvier 1907.

31. La circolare è apparso in gran parte della stampa anarchica a gennaio / febbraio 1907.

32. G. Herzig, cit.

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Estratto dell'articolo "Maggioranza e Minoranza"

Noi non vogliamo imporre niente a nessuno, ma non intendiamo sopportare imposizioni di alcuno.
Felicissimi di veder fare da altri quello che non potremo far noi, pronti a collaborare cogli altri in tutte quelle cose quando riconosciamo che da noi non potremmo far meglio, noi reclamiamo, noi vogliamo, per noi e per tutti la libertà di propaganda di organizzazione di sperimentazione
La forza bruta, la violenza materiale dell’uomo contro l’uomo deve cessare di essere un fattore della vita sociale.
Noi non vogliamo, e non sopporteremmo gendarmi, nè rossi, nè gialli, né neri. Siamo intesi?
[cit. Umanità Nova anno I, n 168, Milano il settembre 1920.]