domenica 28 settembre 2014

La terra trema lo Stato avanza. Il terremoto di Messina nel 1908 L'ingegneria sociale dei terremoti passati e futuri - Quarta Parte

Terza Parte


Il ruolo dela Croce Rossa Italiana
La Croce Rossa Italiana [...] fece opera di carità pelosa, 
attraverso i bisogni di tutto un popolo, colpito dalla mano terribile del fato.
Giacomo Longo

Non è qui necessario soffermarsi nè sulla storia della Croce Rossa, nè sugli scopi per i quali è stata creata. Non perchè tali argomenti siano privi di interesse ma solo perchè, in questa sede, è più appropriato evidenziare la sua natura di forza di occupazione, che essa cela odiosamente dietro l'apparenza di fondazione umanitaria. Il ruolo dei suoi membri non può più essere oggetto di fraintendimento: essi sono secondini in camice bianco e poichè il camice bianco è molto più rassicurante di una divisa militare, in quanto dà l'idea della cura, dell'aiuto disinteressato, dello "spirito missionario", questi secondini sono ancora più subdoli e pericolosi di quelli propriamente detti. Un'intricata rete di interessi economici la lega alle sciagure che rappresentano i momenti più propizi per l'oblazione di denari pubblici e privati.

Nel 1908-1909 le offerte si attestarono a 5600268,69 Lire, per un "totale generale di 5812265,36 Lire" tenendo conto degli interessi di altre voci contabili: una cifra da capogiro per quei tempi!
Le sciagure rappresentano anche un palcoscenico luccicante dove far sfilare le autorità in crisi d'immagine, dove dare lustro alle istituzioni, tutte bisognose di salvare la faccia, e dove mostrare il loro volto di circostanza, contrito dal dolore. Ma è dietro le quintere il vero spettacolo, quello della corsa per l'accaparamento ddegli appalti, per l'amministrazione della sciagura e per la ghiotta ricostruzione: qui le promesse si sprecano, i favori si scambiano, i soldi si "prestano" per essere poi restituiti per altra via. Per esempio, Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III, al sommo della sua gentilezza, offrì alla Croce Rossa un contributo personali di 500000 Lire (sic!), per poi riprenderselo in seguito, in "particolare udienza." A Messina fu chiaro che, pur disponendo delle deleghe e dei fonti per prestare soccorso ai terremotati, essa non svolse questo compito, e fornì ai quadri dirigenti un comodo mezzo per farsi strada tra le rovine; in fondo un'occupazione militare ha bisogno di diversi reparti e, laddove non arriva il fucile, può arrivare un medico, e laddove arriva prima un medico è più facile far arrivare un fucile.

Da "Il Giornale d'Italia" del 5 Gennaio del 1909, si può leggere: "Sono partito la notte scorsa da Palermo col treno-ospedale della Croce Rossa sul quale partiva pure una squadra di volontari palermitani composta da signori dell'aristocrazia e dell'alta borghesia di Palermo. La squadra della quale fanno parte il marchese Cerda, il principe Deliella, il principe di Furnari, il marchese Spadar, il barone Pancamo, il duca di Pietratagliata, il professore Albanese dell'università di Pavia, il cavaliere di Lampedusa, il cavaliere Lambry, l'avvocato Andrea Coccia, il cavaliere Falta...", una bella cricca di galantuomini al servizio del "bene", tutti inseriti nei racket dei Comitati. Sembra quasi la lista degli invitati ad un gala di beneficenza, eppure i Comitati in genere ed il Comitato Centrale della Croce Rossa Italiana erano subordinati alla volontà della Prefettura e degli alti ufficiali militari. La memoria corre inevitabilmente all'epoca dell'insurrezione in Albania dove il ruolo dei Comitati per la Salute Pubblica fu di attivo sostegno alla controrivoluzione. (18)
Continuando a scorrere l'articolo de “Il Giornale d'Italia”, si legge: “...non si può in alcun modo perdonare il modo ignobile e miserabile con cui funziona la Croce Rossa. Bisogna in questi supremi momenti dire la verità aperta e forte e la verità è questa: che la Croce Rossa, che dovrebbe nelle ore di grandi disastri lenirne le terribili conseguenze e portare conforti e aiuti validi a Messina, ha fallito completamente il suo scopo. Il treno pomposamente chiamato ospedale che ha portato alle porte di Messina dopo questo eterno viaggio non era composto che da alcuni vagoni sudici, dai finestrini sconnessi, più adatti a far da vagone bestiame che da ricovero a feriti.”
Qualche anno dopo il terremoto e precisamente nel 1910, la Croce Rossa Italiana fu costretta a fare alle stampe una pubblicazione: La Croce Rossa Italiana nel terremoto Calabro-Siculo del 1908 per tentare di spegnere il fuoco delle critiche che, a causa del suo operato vergognoso, le piovvero addosso da ogni parte. Fuoco che per anni non accennò a placarsi e che coinvolse anche l'Esercito italiano, il governo ed il suo Primo Ministro Giolitti. (19)
In questo libello di 28 pagine, la CRI tentò malamente di documentare l'opera svolta ma, mancandole gli argomenti, finì per per gettarsi la zappa sui piedi. Infatti, oltre al ricorso alle parole dei generali, attraverso le lettere ufficiali che questi hanno spedito e gli “scambi di cortesie” con il Monarca (20), non vi è altro che un elenco di materiale inviato. Da questa pubblicazione apprendiamo che “Per compiere la sua missione, la Croce Rossa italiana, oltre all'opera dei suoi delegati e delle Signore e Signori appartenenti ai suoi sottocomitati, si valse di quella di 210 suoi ufficiali tra medici, farmacisti, commissari, contabili e cappellani e 612 militi e di 120 infermiere volontarie.”
Come si evince dai numeri, ci si può aspettare, se non un appoggio indiscusso alle operazioni militari, da una organizzazione da sempre “costola” degli eserciti?
“...Essendo la Croce Rossa organizzata per la guerra e non per la pace, il che è assai differente cosa, non ha personale sanitario giornalmente in servizio e pronto a partire da un momento all'altro, ma deve pregare questo suo personale a prestare l'opera sua allorchè se ne verifica il bisogno per pubbliche calamità che non siano la guerra, per la quale soltanto esso è arruolato.” W. Bayard Cutting jr. console a Messina che ricopriva anche il ruolo di rappresentante speciale della Croce Rossa statunitense, fu osservatore passivo dei crimini degli eserciti durante lo stato d'assedio. E non poteva essere altrimenti. Nessuna sorpresa da quell'unico fronte di occupazione: i soldati sono e saranno sempre i più fedeli compari della Croce Rossa e viceversa.
Lo sciacallaggio della Croce Rossa fu subito evidente a Giacomo Longo, a dir poco oltraggiato dalle speculazioni di cui essa fu protagonista, specie quando sgomberò letteralmente i poveri accampati dalle tende, be prima che si ultimassero le baracche, tende che erano pervenute gratuitamente dalla Germania (21), sebbene sulle stesse “con altro carattere e con altro colore, la Croce Rossa” vi aveva fatto stampare la “propria insegna”, pubblicando poi una nota spese di 600000 Lire per acquisto di materiale spedito nei luoghi del disastro: “e siccome nessun altro materiale abbiamo visto all'infuori delle tende restammo convinti che esse venivano dalla Germania.”
A Messina, dopo il terremoto, la burocrazia, la cosiddetta “follia del bollo”, paralizzò i soccorsi: si preferì far morire migliaia di sepolti vivi pur di non autorizzare i superstiti e la gente comune, anche accorsa da altre città, agli scavi, “mentre per far piacere a Gioilitti si prodigavano a strappare di sotterra anche con le unghie e a portare trionfalmente in salvamento la cassaforte della Banca d'Italia.” E la Croce Rossa fu complice del massacro: non solo non si oppose, ma partecipò direttamente alla spartizione della torta, esattamente fa oggi nei luoghi di guerra, durante le catastrofi, nella gestione dei CIE (ex CPT).
La sua sola presenza afferma l'istituzionalizzazione del soccorso, l'apologia delle gerarchie, il trionfo della burocrazia, oltre la partecipazione diretta agli assedi. La Croce Rossa è una forza di occupazione foraggiata dai personaggi più influenti della Terra; non a caso la sua sede internazinale si trova a Ginevra, capitale mondiale della gestione patrimoniale. Oggi l'organizzazione dei “soccorsi” appare ulteriormente gerarchizzata e militarizzata. Con la creazione della Protezione Civile, lo Stato ha compiuto un balzo in avanti nella direzione del controllo sociale in situazioni di emergenza, riuscendo a camuffare lo stato d'assedio con le vesti dell'operazione di sostegno alle popolazioni colpite. Ma questo mimetismo non deve coglierci impreparati: il ruolo delle forze di occupazione va smascherato subito, qualunque sia l'uniforme indossata dagli invasori, agendo nei loro confronti come ogni popolazione assediata, come Parigi o Varsavia reagirono all'invasione nazista. Ogni indugio può risultare fatale di fronte al nemico.


Terremoto, caos e rivolta

Davanti allo spettacolo delle rapide vicissitudini di cui si era testimoni, 
dei ricchi improvvisamente colpiti dalla morte e dei poveri 
che ereditavano delle fortune, si osò più spesso 
abbandonarsi ai piaceri che un tempo si sarebbero nascosti.
Si cercavano piaceri immediati, ci si credeva in dovere di cercare la voluttà nell'idea che si possedevano i propri beni e la propria vita solo per un giorno.
Tucidide

Quando si pensa a una catastrofe come il terremoto di Messina, un sentimento di commozione pervade gli animi, un moto di “fraterna compassione” scuote anche gli uomini più indifferenti alle tragedie quotidiane, spingendoli a gesti di solidarietà impensati. Tanto repentino dolore impedisce di analizzare lucidamente gli avvenimenti: la reazione è puramente emotiva.
Eppure il sisma ha anche degli aspetti appassionanti, almeno nelle ore immediatamente seguenti al suo verificarsi, prima che lo Stato penetri in forze nei luoghi delle tragedie; un terremoto offre una grande possibilità di spostamento degli equilibri dei vari gruppi di potere, di sovvertimento generale delle regole, di capovolgimento dei rapporti di forza tra le classi. Con le mura delle case e con i palazzi del potere cadono anche tutti gli accordi, tutti i rispetti, tutte le leggi che governano la “civile” convivenza.
Con il terremoto del 1908, l'archivio municipale e quello giudiziario furono perduti per sempre; molte caserme e comandi, a cominciare da quelli della brigata Salerno e della divisione dei Reali Carabinieri, furono completamente distrutti. (22)
Si legge in una relazione del generale Mazza: “la rovina prodotta dal terremoto toccò limiti di estensione e di intensità non mai raggiunti in precedenti disastri. Data l'ora mattutina e la stagione invernale, la maggior parte della popolazione, e specialmente quella delle classi più elevate, trovavasi ancora immersa nel sonno; cosicchè si ebbe una vera ecatombe che mietè numerose vittime, soprattutto nelle classi dirigenti e fra le persone più cospicue della città, fra gli ufficiali e i funzionari civili. Essendo inoltre crollate in tutto e in parte le caserme, numerosi graduati e soldati restarono sepolti sotto le macerie; i pochi militari superstiti, già sinistramente colpiti dall'immane catastrofe svoltasi sotto i loro occhi, trovaronsi ad un tratto privi degli autorevoli capi, intorno ai quali avrebbero potuto riannodarsi. Onde all'orrore e alla confusione prodotti da così enorme disastro, si aggiunse, fin dal primo momento, il profondo sconvolgimento di ogni ordine e di ogni compagine sociale.”
A queste note di colore si aggiungono gli attacchi al Banco dei Pegni, all'Ufficio Ipoteche e al Tribunale e l'evasione della quasi totalità dei detenuti dal carcere cittadino. (23) Un cronista dell'epoca così descrive gli eventi legati alla ritrovata libertà dei prigionieri finalmente all'aria aperta: “le prigioni crollarono, i superstiti evasero o furono sciolti, gl'innumerevoli galeotti a piede libero si sfrenarono. Alla stazione era un viavai di ladroni e di ladruncoli che trascinavano con serena lentezza e con quel senso di dignità che conferisce la coscienza della onoranda fatica, tutti i sacchi e le scatole che poterono rapinare alla grande e piccola velocità, alla dogana, alla posta.” (24)
Insieme alla Legge, anche le convenzioni sociali, l'etica, il senso del pudore, subiscono uno scossone: “orbene, eravamo ricacciati allo stato di natura: con le pareti delle case abolite, col passato di ognuno abolito, pareva fosse scomparso ogni pudore; pareva che questa gente fosse in preda ad una sfrenata energia d'amore che avesse compressa da tempo innumerevole. E, lei non ci crederà, ma nessuno ci badava, c'era altro a cui pensare.” (25)
E ancora G. Bellonci de “Il Giornale d'Italia”, il 7 Gennaio 1909 narra di una rivolta anche nel manicomio: “la sorte è stata cieca: i molti pazzi ricoverati nella casa di salute del professore Mandalari rimasero incolumi, morì invece il direttore e morirono tre dei quattro medici assistenti. I pazzi ora tumultuano e vogliono uscire fuori dalla casa diroccata.”
Intanto in città, non solo i ladri di “professione” ma tutti coloro che scelsero di improvvisarsi tali grazie al momento propizio cominciarono giustamente a fare incetta dei beni rimasti tra le macerie delle case dei notabili e dei borghesi facoltosi, tra le mura sfasciate delle banche, tra i banconi diroccati dei negozi e delle gioiellerie. Il soddisfacimento degli istinti più immediati impone l'urgenza di azioni che infrangono ogni abitudine precedente.
Questi simpatici episodi, ovviamente descritti a tinte fosche dai molti giornalisti del tempo, rappresentano bene quel ventaglio di possibilità che si apre in seguito a un cataclisma. Ma opportunamente manipolati e gonfiati dalla stampa, sempre eccellente alleata della borghesia e serva dello Stato, furono utilizzati come giustificazione pubblica per la proclamazione del coprifuoco e della legge marziale. Ciò permise ai militari di ottenere il monopolio del saccheggio.


Conclusioni e prospettive
Attraverso la stesura di questo opuscolo, si sono evidenziati gli aspetti più taciuti delle catastrofi, nel tentativo di abbozzare una risposta che superi la commiserazione, il lamento sterile, il desiderio di ricercare colpevoli da assicurare alla Giustizia borghese, per espandersi sul terreno, impervio ma denso di prospettive, della creatività insurrezionale. Certo, vi è molto dolore nei luoghi dei disastri, ma la partecipazione a questo dolore non deve impedirci di ragionare sulle possibili vie da percorrere per opporsi concretamente alla presenza dello Stato. D'altra parte, i padroni del mondo ed i loro emissari giocano a carte scoperte nel momento in cui proclamano le loro priorità, emanano le loro leggi, rendono operativi i loro provvedimenti e decreti.
La ricerca del terremoto di Messina è stata una continua fonte d'ispirazione tattica, che si è abbozzata teoricamente nel paragrafo Terremoto, caos e rivolta. Ma, per attualizzarla, è necessario operare una traslazione nello spazio e nel tempo, al fine di poter cogliere suggerimenti per l'azione pratica, sia propriamente nei territori disastrati, sia altrove, per esprimere una solidarietà che non sia solo di pubblica denuncia o di puro assistenzialismo. Da anni lo Stato italiano sperimenta ed affina le sue strategia di guerra in territori lontani, mandando le sue truppe ad occupare militarmente e stabilmente decine di paesi in tutto il mondo e predisponendosi a farlo, in grande stile, su tutto il suo territorio nazionale. Il cosiddetto fronte interno non appartiene ad un futuro lontano, ci riguarda tutti già da ora e lo Stato, lo ha dimostrato con la modalità di intervento e gestione delle emergenze, sia dei rifiuti a Napoli che del terremoto a L'Aquila e come si appresta a dimostrarlo con la volontà di portare avanti, costi quel che costi, i progetti di morte legati alle centrali nucleari.
Mentre con il terremoto appaiono compromessi tutti i presupposti che stanno alla base dell'organizzazione della sopravvivenza nello svolgersi ordinario dei processi di riproduzione del Capitale: casa, lavoro, supermercato, (26) oggi come ieri, il governo investe su controllo e repressione. A L'Aquila, il duo Berlusconi-Bertolaso ha dirottato ingenti risorse sul G8 ottenendo in un sol colpo un doppio beneficio: da un lato ha favorito gli interessi economici del suo entourage, dall'altro ha concentrato ingenti forze militari in uno “scenario” in ci gli eventi potrebbero precipitare in qualunque momento. Sarebbe un eufemismo parlare semplicemente di beffa: questo è un affronto vero e proprio alla miseria dei terremotati, uno spregio ai loro reali bisogni, uno schiaffo in pieno volto alla loro tragedia. Come a Messina cento anni fa, l'Abruzzo ha vissuto e vive ancora su vaste porzioni del suo territorio, un processo di militarizzazione senza precedenti, che ha invaso gli aspetti più intimi e personali della vita, col divieto di cucinare, di consumare cioccolata, vino e caffè e quelli più sociali col divieto di radunarsi, di discutere insieme, di distribuire volantini.
Col pretesto della sempre più sventolata sicurezza, si attuano forme di controllo sociale finora appartenenti ai teatri di guerra, o ai territori occupati dallo Stato d'Israele. Si erigono check-point in entrata e in uscita, si vieta di ricevere visite, di avere una tv o un computer, e si effettuano controlli continui con irruzioni notturne nelle tende ad opera dei soccorritori in divisa. Le notizie che provengono dalla città terremotata non sono per nulla “rassicuranti” e chi prova a protestare subisce la schedatura, finanche la soppressione del rancio. Tutto questo indica chiaramente, non già una potenzialità dei Governi, ma la loro reale ed attuale capacità di intervenire direttamente in ogni ambito delle nostre esistenze.
D'altra parte le catastrofi sono continuamente prodotte da un Sistema che in nome del Progresso, ergo del Denaro, diffonde distruzione con tutti i mezzi che gli sono propri, proponendosi poi come soluzione alla stessa: dalle guerre alle fughe di petrolio, dal cibo spazzatura alla spazzatura vera e propria, dal nucleare alla medicina, le vie della morte sono molteplici.
Il futuro che ci attende è una militarizzazione sempre più massiccia delle nostre città, dei nostri quartieri, delle nostre vite, uno stato di emergenza perpetuo che ci renderà l'esistenza insopportabile, quando non addirittura impossibile. Non si tratta di previsioni apocalittiche ma di una semplice osservazione del nostro presente il quale lascia intravedere ciò che sarà domani se non ci opponiamo a questo disegno di controllo totale già in atto: una vita in gabbia, con soldati ad ogni angolo, come a Gaza, come in tutta la Palestina.
Che fare dunque? Opporre all'arroganza dello Stato la forza dell'insubordinazione di massa, rispondere alla loro violenza con la violenza rivoluzionaria, cogliere il significato malcelato dei loro provvedimenti e delle prime misure di intervento: perché quei luoghi-apparati-pilastri del loro sistema organizzativo che per primi vengono ripristinati dopo un'ecatombe sono ciò che gli permette di tenerci sotto controllo, di averci in pugno. Ma sono anche i punti critici ove il potere manifesta il timore di perdere terreno. Ieri il generale Mazza ne suggerì parecchi, oggi Bertolaso non è stato da meno. All'occupazione militare dei territori non si può rispondere con il silenzio e la sottomissione, con le denunce e i piagnistei. Occorre agire prima che sia troppo tardi.
Se è vero che un terremoto può rappresentare un momento tale di scompiglio da facilitare l'insurrezione, è anche vero che non si può contare su di esso per fare piazza pulita del potere e dei suoi effetti nefasti sulle nostre vite. La battaglia è già in corso e ciascuno è chiamato a scegliere da che parte stare. Stiamo languendo in condizioni di vita sempre peggiori, trovando di giorno in giorno sempre più difficoltà ad andare avanti, ad arrivare a fine mese, a soddisfare i nostri bisogni fondamentali, per non parlare della perdita progressiva del piacere e della gioia. I nostri aguzzini per quanto potenti, non sono così distanti, in un Olimpo irraggiungibile come gli dei dell'antica Grecia: le loro leggi e l'organizzazione sociale che ci impongono hanno, in ognuna delle nostre città, la controparte materiale, fatta di pietra e cemento. Ma anche la pietra più dura può essere frantumata, distrutta per sempre, come accade alla Bastiglia nell'ormai lontano 1789, o come accade oggi in quei luoghi dove la rassegnazione ha lasciato il posto alla volontà di cambiare la Storia.
Che il prossimo terremoto non colga nessuno impreparato.
Che non vi sia bisogno di terremoti per cominciare a tirar su la testa.


Note
(18) Il business dei soccorsi ergo dell'invasione, nele sue varie vesti, coinvolte oggi, oltre alla già citata Croce Rossa, la Misericordia, la Caritas, le ONG, le ONLUS sparse sul territorio italiano, le banche che fanno da serbatoio di milioni, le ricche dame di carità. Tutti sono pronti a tuffarsi sulla torta in cerca della fetta più grossa. Dall'Ottobre del 2001, tutti i livelli amministrativi, centrali e periferici, dai Comuni alle Regioni, tutte le organizzazioni pubbliche e private, la Croce Rossa, i Vigili del Fuoco, le Forze Armate, il Corpo Forestale, la Polizia, persino i servizi tecnici (Enel, Telecom, ANAS, Trenitalia etc) sono posti sotto il controllo del Dipartimento della Protezione Civile: un potere immenso nelle mani di un pugno di manigoldi in grado di imporre decisioni altrimenti impossibili. Una capacità di gestione degli assedi mai espressi a questi livelli: L'Aquila è il prototipo dell'invasione militare capillare dei tempi moderni, un territorio dove la Protezione Civile ha espresso tutte le sue potenzialità, pronta a ripetere alla prima occasione lo stesso copione.

(19) E' del 1911 il libro di Giacomo Longo, “Un duplice flagello: il Terremoto di Messina del 28 Dicembre 1908 e il governo Italiano.”

(20) Cfr. La Croce Rossa italiana nel terremoto Calabro-Siculo del 1908, Roma 1910: “S.M. si compiacque di gradire assai l'atto compiuto dal Consiglio Direttivo e mostrò molto interesse per quanto la Croce Rossa italiana aveva fatto e che sta facendo a favore delle popolazioni così duramente colpite.”

(21) Cfr. “Un duplice flagello”: “Sopra ogni singolo collo, si leggeva la scritta: Francoforte al Prefetto di Napoli - per la qual cosa ognuno ebbe ragione di ritenere che ci trovammo di fronte a un dono tedesco.”

(22) Su 2564 uomini di truppa e 130 ufficiali presenti a Messina quella notte, morirono 623 soldati e 71 ufficiali. Sebbene quindi la percentuale dei sopravvissuti in ambito militare fosse maggiore di quella dei civili, nelle prime fasi successive al sisma la confusione imperversante ritardò tanto i soccorsi quanto la mobilitazione in difesa della proprietà.

(23) Che crollò come molti altri edifici pubblici e privati: le cronache parlano di circa 1600 evasi, ma su questo non si può essere certi, poiché da questa cifra occorrerebbe sottrarre quella dei detenuti morti o dispersi.

(24) Cfr. G. A. Borgese, “La Stampa”, 31 Dicembre 1908.

(25) Cfr. G. Piazza, “La Tribuna”, 17 Gennaio 1909.

(26) 30000 gli sfollati nel capoluogo abruzzese, 160 tendopoli, migliaia di persone che hanno perso il lavoro e che non percepiscono reddito, chiusure di aziende e di attività produttive, licenziamenti, ricorsi selvaggi alla cassa integrazione, ulteriori tagli quotidiani nei trasporti ed in ogni settore eccetto che nell'ordine pubblico.

giovedì 18 settembre 2014

Storia dei Fasci Siciliani di Salvatore Francesco Romano - Prima Parte



Una piccola premessa...
Il periodo storico che va dal 1873 al 1895 circa, fu un periodo di recessione per l'economia dei principali Stati industriali come Germania, Stati Uniti d'America, Francia e Inghilterra.

Nonostante l'industrializzazione massiccia -grazie al quale, in tale periodo vi era la Seconda Rivoluzione Industriale-, questi Stati si erano ritrovati in una situazione di stagnazione e calo del Prodotto Interno Lordo: ciò venne definito da storici ed economisti come "Lunga Depressione" (differenziandola dalla Grande Depressione che sarebbe avvenuta nel 1929).

A dispetto del Settecento, i metodi di produzione mondiale erano cambiati radicalmente: si era passati da una produzione fondata su schemi feudali e mercantilistici a schemi di produzione continua e incessante (e, se mi si passa il termine, infinita). Ma tuttociò andava incontro a quello che era stato descritto nel III Libro de Il Capitale di Marx in merito alla sovrapproduzione, in cui "si avrebbe una sovrapproduzione assoluta di capitale qualora il capitale addizionale destinato alla produzione capitalistica fosse uguale a zero... Non appena dunque il capitale fosse accresciuto in una proporzione tale rispetto alla popolazione operaia, che ne' il tempo di lavoro assoluto fornito da questa popolazione potesse essere prolungato, ne' il tempo di pluslavoro relativo potesse essere esteso, ... quando dunque il capitale accresciuto producesse una massa di plusvalore soltanto equivalente o anche inferiore a quella prodotta prima del suo accrescimento, allora si avrebbe una sovrapproduzione assoluta di capitale; ossia il capitale accresciuto C+ ΔC non produrrebbe un profitto maggiore o produrrebbe un profitto minore di quello dato dal capitale C prima del suo aumento di ΔC. [...] Contemporaneamente alla caduta del saggio di profitto, si verificherebbe questa volta una diminuzione assoluta della massa del profitto poiché'... la massa della forza lavoro messa im opera ed il saggio del plusvalore non potrebbero essere aumentati, cosicché' non potrebbe essere aumentata neppure la massa del plusvalore."

Tutta questa situazione, portò a situazioni sia di conflitti sociali in costante aumento -coadiuvati dall'aumento esponenziale degli aderenti al movimento socialista- che dai cambiamenti geopolitici -colonialismo e protezionismo in primis- ed economici -l'imposizione della gold standard attraverso il Coinage Act del 1873.

Dopo esser riuscito a ripagare in parte i debiti che attanagliavano il Regno di Sardegna attraverso la conquista del Regno delle Due Sicilie e, al tempo stesso, aver debellato a suon di fucilate, incendi e decapitazioni il cosiddetto fenomeno del Brigantaggio del Meridione d'Italia, oltre ad annettere lo Stato Pontificio nel 1870, il neonato Regno d'Italia si ritrovò ad affrontare una situazione esplosiva, sia all'interno che all'esterno.

La tassazione pressante e fiscale, unito a un sistema di produzione inumano come quello capitalistico -in particolare nella Sicilia latifondista- e alla repressione del Brigantaggio, aveva determinato l'entrata e il prosperare del movimento socialista nel neonato Regno d'Italia. Dal lato esterno, il Regno dei Savoia dovette anche affrontare i vari giochi geopolitici dell'epoca, in cui l'Italia cercava affannosamente di emergere nei vari Congressi e nella spartizione delle zone del mondo (colonialismo).

E' in tale periodo storico e con tali prospettive, che in Italia si rafforzano sempre più il movimento socialista e il movimento anarchico tra le classi più disagiate. Ed è con tali prospettive che nascono movimenti come i Fasci Siciliani.

I Fasci Siciliani nascono e si evolvono nella regione dove non si sarebbe mai pensato che potesse avvenire ciò: la Sicilia, un territorio strategicamente importante per la o le potenze del momento.
Essi, cominciano a mettere in discussione e ad opporsi al fatalismo o accettazione del proprio destino presente in tale territorio fin dalla sconfitta delle rivolte servili di epoca romana.
Essi, per il potere centrale e per il Capitale italiano e straniero, rappresentavano un serio pericolo.
Fu così che il siciliano ed ex garibaldino Francesco Crispi emanò, nel Gennaio del 1894, lo Stato d'Assedio nell'isola spedendo circa 40000 soldati a reprimere i Fasci Siciliani, e poi, nel Luglio dello stesso anno, presentò ed emano la versione italiana delle Lois Scelerates e delle Sozialistengesetz, le leggi eccezionali o leggi definite "anti-anarchiche e anti-socialiste."

Con la benedizione del parlamento di queste tre leggi, i Fasci Siciliani vennero definitivamente sciolti e molti anarchici andarono in esilio all'estero (Inghilterra o Argentina).

Il libro che presentiamo è stato scritto dal professore della Facoltà di Lettere e dell’Istituto di Scienze Politiche dell’Università di Trieste, Salvatore Francesco Romano, nel lontano 1959. In esso, Romano spiega in maniera dettagliata e accurata la nascita di questo movimento, la sua evoluzione e la sua fine causata dalla repressione statale e borghese impaurita dalle sommosse provocate da costoro in un territorio abituato -come detto prima- a subire fatalmente la sua sorte di dominato.



Introduzione

1 - Lo spettro del “socialismo”
Un largo movimento di organizzazione e di agitazione di operai, artigiani, intellettuali, e soprattutto di contadini, si iniziava e si sviluppava in Sicilia, negli anni dal 1891 al 1893, nel nome e dietro la bandiera del socialismo. Quel movimento non aveva ancora dato occasione ai tumulti e ai conflitti cui, nel dicembre del 1893 e ne i primi del gennaio del 1894, le masse popolari di varie località si trovarono per lo più trascinate o provocate; e già un brivido di paura correva tra le sfere del ceto dirigente italiano di fronte all'impotenza e all'importanza, che la stampa di varia tendenza e colore, dal “Secolo” alla “Tribuna” al “Corriere della Sera”, assegnava a quel movimento.
Dove andiamo? Si domandava preoccupato Pasquale Villari nel titolo di un articolo che compariva nella “Nuova Antologia” ai primi di novembre del 1893. E riassumendo, si può dire, le preoccupazioni e le paure di un'intera generazione di uomini del ceto dirigente italiano, e non solo della destra cui egli apparteneva, si chiedeva: “I fatti di Roma e i tumulti di Napoli per i quali la città rimase più giorni in balia della plebe, non sono forse tali da mettere pensiero? E come se tutto ciò fosse poco, un fenomeno nuovo appare sull'orizzonte. Lo spettro del socialismo che nessuno finora aveva voluto credere possibile in Italia, si presenta improvvisamente in Sicilia. E si parla di 300.000 soci, la massima parte contadini, iscritti ai Fasci.” (1)
Da quarantacinque anni lo “spettro del socialismo e del comunismo” era stato agitato in Italia dai gruppi dirigenti; e con più sicuro effetto terrorizzante, per aristocratici e borghesi, dopo le giornate di giugno 1848 in Francia, e dopo la Comune di Parigi del marzo-maggio 1871.
Quella minacciosa, ma lontana, immagine di un moto popolare di ceti lavoratori, mirante ad un rivolgimento radicale dei rapporti di classe esistenti che era stata presentata dai ceti dominanti come principio ancora puramente teorico, della dissoluzione del fondamento stesso della società e dello Stato, si tramutava ora, inaspettatamente, e d'improvviso, nella concreta realtà di un moto organizzato e irresistibile delle moltitudini?
Certo, sin dal 1848, non si era escluso che quello “spettro” potesse apparire, un giorno, di qua dalle Alpi. “Non illudiamoci signori,” aveva detto nel giugno di quell'anno il deputato Salmour, alla camera piemontese, “le idee novelle che commuovono la Francia possono rimanere tramortite nel passare le Alpi...pure esse raggiungono fra noi.” (2)
E, nel maggio del 1871, Ruggero Bonghi, dopo aver sottolineato che con la Comune in Francia si era iniziata ormai una lotta non solo francese, ma europea, prevedeva il diffondersi, anche in Italia, dell'organizzazione che era considerata come la principale ispiratrice di quel moto: l'Associazione Internazionale degli operai fondata a Londra nel 1864. (3)
A far crescere quelle preoccupazioni e quegli oscuri timori dei ceti dominanti erano i moti, cui di fatto diede poi luogo il diffondersi della Prima Internazionale in Italia, i vari movimenti operai e contadini del periodo seguente, fino ai tentativi di costituzione, a cominciare dal 1882, di un partito operaio e socialista. Tuttavia è certo che, nell'oscillare fra ottimismo e pessimismo, la convinzione di gran parte del ceto dirigente italiano, verso il 1890, restava sostanzialmente quella che si era espressa fin dal 1848. Essendo le condizioni materiali e morali degli operai italiani diverse, e secondo la convinzione dei ceti dirigenti, migliori rispetto a quelle di altri paesi, le idee sovversive “avrebbero tramortito”, perdendo ogni vigore, nel passare le alpi; e socialismo e comunismo non avrebbero potuto mettere radici “fra le nostre popolazioni piuttosto agricole che industriali.” (4)
Questa l'opinione, diffusa negli anni seguenti alla formazione del nuovo Stato unitario, e che si conservava, ancora molto tempo dopo. Nei primi anni, particolarmente, era stata anzi convinzione degli esponenti ufficiali del ceto dominante che non esistesse in Italia “una questione sociale”.
Quando il deputato Siccoli, nel giugno del 1863, affermava alla Camera, a proposito delle misure di polizia prese a Torino contro i falegnami scioperanti, che “l'ultima parola del movimento attuale non è la monarchia né la repubblica, ma la questione sociale”, le sue parole erano state accolte da rumori, denegazioni e interruzioni. (5)
Nel 1876 la relazione ufficiale dell'inchiesta parlamentare sulla Sicilia, redatta da Bonfadini, concludeva che mancava ogni fondamento e ogni esistenza di “questione sociale” nell'isola. (6)
E, ancora nel 1881, Diomede Pantaleoni ne negava l'esistenza per l'Italia intera, affermando questo punto di vista in un discorso al Senato, in cui si respingeva il suffragio universale per il timore che la “questione sociale” potesse venire scatenata per questa via. (7)
Limitatamente a qualche regione, e proprio per la Sicilia, qualche osservatore, in opuscolo, libro, discorso o anche in una privata inchiesta, come quella del Franchetti e del Sonnino, aveva sottolineato l'esistenza, anche nell'isola, di certi aspetti della “questione sociale”. (8) Ma, nel complesso, l'idea di un vasto ed organizzato moto di masse lavoratrici, mirante ad un rivolgimento radicale dei rapporti di classe esistenti, non pareva probabile, né lì, né altrove. Nel 1886 Francesco Crispi, che fin dal gennaio del 1875, aveva perentoriamente escluso la possibilità di un simile moto in Italia, dichiarava, ancora una volta, in un discorso elettorale rivolto agli operai di Palermo, che il problema sociale “fortunatamente in Italia” era risolvibile “senza pericoli né diffidenze”, semplicemente sulla base della “virtù del sapere attendere del nostro operaio.” (9)
D'altro canto quante volte, e in quali occasioni, non era stato evocato, in quei 45 anni, e da moderati e da repubblicani, dalla destra alla sinistra, lo “spettro del socialismo e del comunismo”? I moderati se ne erano serviti per impostare, dopo il giugno del 1848, la loro linea politica sulla questione italiana, che si presentava, a loro modo di vedere, come una alternativa “fra una rivoluzione politica che sta felicitamente compiendosi ed una rivoluzione sociale che ci minaccia.” (10)
Partendo da questa linea e da questa tesi, si era svolta l'azione del conte di Cavour, che l'aveva ripresa, ribadita, e fatta valere, sul piano diplomatico europeo, assicurando il predominio politico dei moderati e della monarchia piemontese nel periodo della creazione dell'unità e del nuovo Stato. Dal canto loro, gli uomini della sinistra storica per la maggior parte avevano respinto, nel corso delle lotte risorgimentali, ogni idea di socialismo; dopo il 1871 ne risollevavano anch'essi lo spettro, e spesso contro i propri seguaci di ieri, che si mettevano per quella via, poiché lo consideravano un principio nefasto e dissolutore: il principio della “negazione assoluta della nazione” e della patria, incarnante nel nuovo Stato unitario. (11)
In particolare, quello spettro era stato di solito evocato dai ceti dirigenti, e prevalentemente dai moderati, tutte le volte che si era voluto impedire la deliberazioni di leggi o l'attuazione di provvidenze, che significassero o un alleviamento delle condizioni delle classi lavoratrici o un allargamento, sia pure modesto, della partecipazione delle masse popolari alla vita politica. Lo “spettro del socialismo e del comunismo” era stato sbandierato, ad esempio, in Piemonte per impedire l'applicazione di una imposta progressiva, giudicata nel 1848 dal ministro delle finanze piemontesi come “lo sportello del comunismo” (12); o più tardi, dopo l'unità, per evitare l'adozione del suffragio universale, giacché, sosteneva il Pantaleoni, nel discorso al senato del 1881, “la proprietà va dietro al voto”, e il suffragio avrebbe potuto portare la proprietà nelle mai dei nullatenenti. (13)
Ma soprattutto quello spettro era stato agitato, in tutto il periodo, per contrastare ogni pratica, che potesse lontanamente offendere, si diceva, il carattere sacro della proprietà, col richiamarsi all'aborrito principio che la proprietà è figlia delle istituzioni e delle leggi, come avevano detto giacobini e socialisti, il che, secondo i gruppi dominanti italiani, avrebbe aperto la via al comunismo. (14)
E, infine, quello spettro minaccioso era stato sempre e insistentemente risollevato, ogni qualvolta si era trattato di sbarrare la strada a qualsiasi provvedimento iniziatore di una riforma agraria popolare; chè allora lo spettro del socialismo e del comunismo faceva tutt'uno nella mente degli aristocratici e dei borghesi dei gruppi dirigenti italiani, con quello ugualmente terrorizzante della “legge agraria.” (15)
Queste erano state, fin verso il 1890, e per il corso di più di un quarantennio, le convinzioni dei ceti dirigenti. E, all'ingrosso, la persuasione dominante, o meglio che era stata fatta dominare, con più o meno convinzione reale, da parte di quei gruppi nella opinione dei ceti medi borghesi italiani. Per questo, soprattutto, secondo la classe dominante italiana, c'era veramente di che darsi pensiero per quel moto di masse lavoratrici siciliane, che ora, nello stesso tempo che proclamava i principi socialisti, conduceva in forma organizzata di massa, e attraverso rappresentanti propri, la lotta economica, fissava, su scala regionale, in convegni di lavoratori, le proprie rivendicazioni, e si mostrava capace di condurre vittoriosamente dal giugno al novembre del 1893, un primo grande sciopero di mezzadri e braccianti in una vasta zona dell'isola.

2 – Il movimento in Sicilia.
Era questo “il fenomeno nuovo” nel quale il Villari vedeva incarnarsi inaspettatamente lo spettro fosco, ma lontano e labile fino allora, del socialismo in Italia. (16) E, del resto, la stampa italiana mai aveva preso in considerazione con tanto impegno di studio e serietà di attenzione, il movimento socialista, come ora faceva per i fasci siciliani. (17) Inoltre, la stampa degli altri paesi, specie quella socialista come “Le Peuple” in Belgio e particolarmente quella tedesca, che aveva in quel momento il movimento operaio più fortemente organizzato in Europa -dalla “Neue Zeit” al “Vorwarts” alla “Volkstribune”- confermava l'importanza del movimento. “La Sicilia è oggi al centro dele simpatie e dei pensieri del proletariato internazionale,” scriveva Karl Kautsky ai socialisti siciliani. (18)
E, già, fin dal 1893, la “Volkstribune” sottolineava come “per le condizioni specifiche del luogo e per le qualità personali degli agitatori, il movimento proletario di Sicilia” avesse in sé “qualcosa di vibrato, di solenne, di primitivo e spontaneo che ne faceva risentire l'effetto in tutta l'Italia.” Quel movimento di “salariati di città e di campagna, di salariati delle miniere di zolfo, di lavoratori dell'industria vinicola, di piccolo borghesi e di studenti,” organizzati e disciplinati dai Fasci, era “il primo grande movimento di massa proletaria che si vedeva in Italia.” E in questo senso costituiva “il primo atto di socialismo italiano.” (19)
Non diverso era, in sostanza, il giudizio della mente più robusta del movimento socialista italiano di quel periodo. Antonio Labriola, che, partecipe del movimento operaio romano fra il 1888 e il 1889, si apprestava a diventare il teorico maggiore del marxismo italiano dell'800. Egli era, in quegli anni fra il 1892 e il 1893, acerbo e pungente critico del modo come si era venuto organizzando e sviluppando il movimento socialista italiano, non risparmiando neppure critiche ed avvertimenti alle organizzazioni e al movimento dei Fasci. E tuttavia, scrivendo a Frederich Engels nel novembre del 1893, così riassumeva il suo giudizio: “Questo dei Fasci è il secondo grande movimento di massa dopo quello di Roma del 1888-91, e certo con più fondamento di cause permanenti.”
E in un'altra lettera del 14 Dicembre allo stesso Engels, riprendeva: “E' un gran fermento. Si rifà lo spirito rivoluzionario, l'iniziativa popolare, la coscienza democratica sul lato senso della parola. E come sono intuitivi e sbrigativi quei siciliani! Ogni autorità è discussa e la monarchia non ha più forza. Il proletariato viene sul davanti della scena.” (20)
Quella Sicilia solare e idillica, in cui, circa un secolo prima, Wolfagang Goethe aveva creduto di ritrovare la mitica sede dei tranquilli Feaci, dove Gregorovius, un quarantennio addietro, aveva sentito rivivere, nella freschezza popolare della poesia di Giovanni Meli, l'antico gusto dell'idillio bucolico di Teocrito o di Anacreonte, quella Sicilia inoltre romantica e superstiziosa, nel suo attaccamento alle tradizioni, che rendeva suggestive, per i viaggiatori e i letterati della prima metà del secolo XIX, le leggende dei santi come le storie dei briganti, la Sicilia, infine, dove ancora un ventennio prima non pare si affacciasse “il menomo alimento a quel moto delle nazioni moderne che si è convenuto di chiamare la questione sociale” (21), attraverso quale itinerario insolito e scorciativo, aveva potuto ora dar luogo, si domandavano più d'uno negli anni 1893-94, alla costituzione di quei Fasci, in cui si indicava “il primo atto del socialismo italiano”?
Come era ora possibile -si domandava un osservatore francese- che i contadini della Sicilia così parsimoniosi e rassegnati e soprattutto “così poco utopisti” fossero divenuti in pochi giorni “i campioni delle teorie collettiviste”? (22)
Certo qualcuno non mancava di avvertire che sarebbe stato un errore, e “un fatto economico inesplicabile”, vedere uno scoppio di socialismo moderno nel paese intellettualmente meno preparato e industrialmente meno progredito (23); ma tuttavia mai come allora, in realtà, gli strati contadini dell'isola avevano mostrato di sapersi raccogliere in così vaste disciplinate organizzazioni quale erano i Fasci, i quali alzavano ora la bandiera del socialismo nell'isola, mentre, d'intorno, fra gli strati della media e piccola borghesia, si veniva sviluppando un inquietante ed oscuro fermento, che, confluendo con il movimento di organizzazione operaia e contadina, creava quell'atmosfera che Antonio Labriola, sottolineandone il significato, acutamente riusciva a cogliere, quando affermava che nell'isola si rifaceva “lo spirito rivoluzionario, l'iniziativa popolare, la coscienza democratica nel senso lato della parola.” (24)
Difficile riusciva però agli osservatori contemporanei dare una spiegazione di tutto questo. Da un lato si risollevavano le antiche osservazioni sul carattere localistico di un movimento sociale, che avrebbe avuto le sue origini esclusivamente nelle condizioni di arretratezza feudale dell'isola (25); dall'altro non mancava chi, fra i socialisti, vedeva in esso un episodio del movimento “mondiale dei lavoratori conculcati e derubati dal dominio di classe,” e quindi “uno schietto fenomeno della lotta di classe da noi riconosciuta e predicata” (26), o, come diceva Labriola, “il primo segno di vita che il proletariato abbia dato di sè” in Italia. (27)
Ma questo lato il fenomeno era considerato in realtà sul piano del conflitto sociale più generale, e poco negli specifici motivi sociali, intellettuali e politici, e nei concreti rapporti economici di produzione. A questi rapporti si riferiva Frederich Engels, quando, alludendo probabilmente a certe richieste avanzate dai contadini siciliani nel congresso di Corleone del 1893 (dove era stata richiesta la situazione del terraggio con la mezzadria e dell'affitto in denaro col ritorno alla ripartizione in natura) osservava che in Sicilia “il sistema capitalistico aveva condotto gli uomini liberi a rimpiangere la schiavitù del passato.” (28)
D'altro canto, se pure questa era la situazione che presentava l'isola agli occhi di Engels, da quando e in che misura si poteva dire già iniziato in Sicilia uno sviluppo borghese capitalistico? In Sicilia, come nel resto del mezzogiorno, era col governo costituzionale che si era iniziato uno sviluppo borghese, si rispondeva da parte di alcuni osservatori, come il Villari e il Sonnino. “Il governo costituzionale è in sostanza il regno della borghesia,” scriveva il Villari, considerando la situazione del Mezzogiorno, un quindicennio dopo l'Unità, e “le classi dei proprietari, in mancanza di altro, è diventata la classe governante.” (29)
In realtà, già prima dell'Unità, osservava il Sonnino, libertà civili e riforme erano state introdotte nel vecchio sistema feudale siciliano sotto il regno dei Borboni. Ma era accaduto “in un momento di cui risorgeva più potente lo spirito di reazione e il medioevo sembrava dover rivivere.” Ecco perché, egli concludeva, con l'unificazione “nel 1860 ci trovammo con leggi moderne e costumi e tradizioni medioevali.” (30)
Le forme giuridiche di tipo moderno, diceva insomma il Sonnino, si applicavano sostanzialmente ad un contenuto sociale e di costume che era ancora medioevale. Ma si trattava di forme giuridiche vuote? E soltanto di un contrasto fra le forme giuridiche e quelle del costume, e non piuttosto di rapporti sociali ed economici di transizione, e perciò in se contrastanti?
In questa direzione si muoveva il giudizio riassuntivo di Engels sulla Sicilia. Tratteggiando assai rapidamente i grandi periodi della storia di Sicilia, dall'antichità greca e romana al medioevo, all'età moderna, Engels osservava che quest'ultima non aveva eliminato, ma anzi conservato, nell'isola, le antiche servitù, sulle quali si erano venuti sovrapponendo e compenetrando i modi di sfruttamento del moderno sistema capitalista. (31)
In una base piuttosto di bisogni economici, di miglioramenti non soddisfatti, indicava, dal canto suo, Paul Lafargue, i sostanziali motivi del movimento siciliano. Se il movimento insurrezionale del 1860 aveva avuto un carattere anti-borbonico e quello del 1866 aveva assunto una forma regionista, quello del 1893-94 ora innalzava la bandiera del socialismo; si trattava sempre, però, secondo il Lafargue, pure sotto questi tre aspetti così dissimili, di uno stesso movimento, le cui cause non avevano cessato di agire dopo il 1860, chè anzi “la loro malefica azione non aveva fatto che ingrandire.” (32)
Su questo stesso terreno, il regionista siciliano F. Maggiore Perni precisava che nel peggioramento delle condizioni di vita delle masse popolari dell'isola stava la causa ultima di tutto quel movimento.
“Le masse preso parte alla rivoluzione del 1860 nella speranza di un miglioramento più che altro materiale,” egli scriveva, “miglioramento, aggiungeva, che non è stato raggiunto.” (33)
Anche Cesare Abba, scrivendo che con i moti del 1893-94 dall'isola “si levava il grido dell'antico dolore,” rievocava episodi già eloquenti in sé dal lontano 1860, come quello del frate insoddisfatto di Garibaldi, perché non si proponeva di porre rimedio alla miseria e di condurre “la guerra degli oppressi contro tutti gli oppressori.” (34)
Quei miglioramenti materiali, che pure erano stati promessi nel 1860, non erano stati raggiunti, dopo un trentennio di vita unitaria, dalle masse rurali e dai ceti popolari dell'isola; anzi, osserva, il Maggiore Perni, “la loro posizione è peggiorata.”
E da qui era nato nel 1893-94 quel “moto insorgente di plebi rurali,” come egli lo chiamava, che il malcontento aveva sospinto dietro la bandiera del socialismo. (35) Ma quali erano le origini di questo peggioramento, e quali, tra “le cause che non avevano cessato di agire,” come si esprimeva Paul Lafargue, quelle che non avevano fatto altro che ingrandire?
Diverse erano le cause particolari, i fattori, ai quali il socialista Lafargue, da un lato, e il regionista borghese Maggiore Perni, dall'altro, riconducevano l'origine di questo aggravarsi delle già misere condizioni delle masse popolari siciliane: la crisi zolfifera e la politica protezionista per il primo, il fiscalismo, la crisi economica, la mancanza di lavoro, la caduta del salario reale per l'altro.
E tuttavia, insieme considerati, tutti questi elementi non erano, in sostanza, la manifestazione tangibile di ciò che Engels indicava brevemente come la causa generale dell'aggravamento delle misere condizioni di vita dei lavoratori siciliani, con l'instaurazione, di sopra le antiche sopravvivenza, dello sfruttamento capitalistico moderno?
Certo in quell'insieme di vecchio e nuovo, di servitù antiche e di moderno sfruttamento, che stavano alla base delle condizioni economiche, dei rapporti di produzione, della vita sociale e del costume delle masse lavoratrici e popolari dell'isola, era possibile trovare il concreto significato e l'origine di quel nuovo schierarsi di strati popolari siciliani di artigiani, piccolo borghesi, studenti e soprattutto di contadini, nell'organizzazione di Fasci del 1893-94, dietro la bandiera del socialismo.

Continua...

Note
(1) “Nuova Antologia,” 1° Novembre 1893, pp. 5-24

(2) Atti del parlamento subalpino, raccolti da H. Pinelli e P. Trompeo, Torino 1885, Volume 2, p. 104.

(3) “Rassegna politica” di R. Bonghi, in “Nuova Antologia,” 1° Aprile 1871, pp 982-983

(4) Atti cit., volume B, p. 4; volume 1, p. 143; volume 2, p. 616 e successivi, 927 e successivi; volume 4, p. 194.

(5) Un suo ordine del giorno per l'istituzione di un giudice di pace fra operai e proprietari, veniva respinto. Atti Parlamentari, Camera dei deputati. Discussione dell'11 Giugno del 1863, pp. 196-197.

(6) Relazione della Giunta per l'inchiesta sulle condizioni della Sicilia, Roma 1876, p 158 (com'è noto, relatore fu, il 3 luglio di quell'anno, R. Bonfadini)

(7) Atti Parlamentari, Senato, 1881, p 1963.

(8) Come allora si diceva, per indicare, insieme, le condizioni economiche e sociali e il movimento dei ceti lavoratori che da esse scaturiva. L. Franchetti e S. Sonnino, La Sicilia nel 1876, Firenze, 1925, Volume 2, p. 342.

(9) F. Crispi, Discorsi elettorali, Roma, 1887, pp 187-189

(10) Atti del parlamento subalpino, cit, volume 2, p 104

(11) Il Comune di Francia in “La Roma del popolo,” 26 Aprile 1871. Per la polemica sulla Comune: N. Rosselli, Mazzini e Bakunin, Torino, 1927, p. 279 e successivi; A. Romano, Storia del movimento socialista in Italia, Milano, 1954, Volume 2, pp. II-18.

(12) Atti del parlamento subalpino, cit. Discussione sull'imposta progressiva, volume 1, p. 193; Volume 3, p. 616 e successivi; Volume 4, p. 194.

(13) Atti parlamentari cit., 1881, p. 1963, Disc. Cit.

(14) Sulla questione delle origini della proprietà per questo aspetto, basterà ricordare il discorso alla Camera di Depretis del 29 Giugno 1851. Depretis, Discorsi parlamentari, Roma, 1888, Volume 1, pp. 102-109; cfr. S. F. Romano, momento del risorgimento in Sicilia, Messina-Firenze, 1952, pp 245 e successive.

(15) D. Cantimori, Legge Agraria, in Utopisti e riformatori italiani, Firenze, 1943, pp. 77 e successivi. E particolarmente l'osservazione di A. Gramsci, Il risorgimento, Torino, 1949, p. 119.

(16) P. Villari, Dove andiamo? In “Nuova Antologia” cit., p. 6.

(17) Oltre al radicale “Il secolo” di Milano, si occuparono degli avvenimenti in Sicilia -per ricordare soltanto i più noti giornali del tempo- “La Tribuna”, con le corrispondenze divenute famose di A. Rossi e con gli articoli di F. Franci, “La Riforma” di A. Plebano, il “Fanfulla” di G. Borelli, “Il popolo romano” di A. Comandini e il “Corriere della Sera.”

(18) Lettera pubblicata in “La riscossa” di Palermo, 30 Giugno del 1895.

(19) “Volkstribune,” 1° Novembre del 1893 e sul “Vorwarts” del 2 Novembre 1893: “La scintilla del socialismo ha acceso in modo inestinguibile l'animo dei siciliani.”

(20) A. Labriola, Lettere ad Engels, edizioni Rinascita, Roma, 1949, pp. 128 e 137.

(21) Relazione della Giunta per l'inchiesta sulla condizione della Sicilia cit., p. 158.

(22) Ch. Benoist, La crise italienne et le nouveau ministère Crispi, in “Reveu des deux mondes,” 15 Gennaio 1894, p. 414-

(23) Siculus (De Viti De Marco), L'insurrezione siciliana, in “Giornale degli economisti,” s. 2, 5, febbraio 1894, pp. 124-141.

(24) A. Labriola, Lettere ad Engels cit., p. 137.

(25) “Il feudalesimo è filtrato in tutti gli ordini sociali e perfino nella famiglia,” aveva scritto Giorgio Arcoleo, Canti del popolo in Sicilia, conferenza tenuta a Napoli nel 1874, poi in Saggi e discorsi, Catania 1909. E dopo gli avvenimenti del 1894. A. Niceforo trovava che in Sicilia sopravvivevano “in gran parte il feudalesimo e lo spagnolismo.” (L'Italia barbara contemporanea, Milano, 1898, p. 13). Perfino Loncao parlava de “L'attuale medioevo in Sicilia” nel costume, nella mentalità del mancato sviluppo economico, in “Critica Sociale,” 16 Gennaio e 1° Febbraio del 1898, pp. 25-27 e pp. 43 e 46.

(26) “Critica Sociale,” 16 Gennaio 1894, p. 17.

(27) A. Labriola, In memoria del Manifesto dei comunisti, in La concezione materialistica della Storia, Bari, 1938, p. 57.

(28) Lettera di F. Engels pubblicata in “La riscossa” di Palermo del 30 Giugno 1895, ora ristampata in Marx Engels, Scritti Italiani, a cura di G. Bosia, Milano, 1955, pp. 178-179.

(29) P. Villari, Le lettere meridionali ed altri scritti sulla questione sociale in Italia, Firenze, 1878, p. 48.

(30) S. Sonnino, La Sicilia: i contadini, Firenze, 1875, Volume 2, ed. 1925, p. 338.

(31) “L'antichità greco-romana ha dotato la Sicilia della schiavitù per far produrre le grandi proprietà e le miniere. Il medioevo alla schiavitù ha sostituito il servaggio e la feudalità. L'epoca moderna, benchè pretendesse di aver spezzato queste catene, non ha fatto che cambiarne la forma. Non soltanto essa ha conservato in realtà queste antiche servitù, ma vi ha aggiunta una nuova forma di sfruttamento, e la più crudele e la più spietata di tutte: lo sfruttamento capitalista.” F. Engels, Lettere da Londra a “La riscossa” di Palermo, cit.

(32) P. Lafargue, Lettera ai lavoratori di Sicilia in “La riscossa,” 30 Giugno 1895.

(33) F. Maggiore Perni, Delle condizioni economiche politiche e morali della Sicilia dopo il 1860, Palermo, 1896, p. 211.

(34) C. Abba, Storia dei Mille, Firenze, 1907, pp. 152-153.

(35) F. Maggiore Perni, op. cit., pp. 204-208 e 211.

domenica 14 settembre 2014

L’esperimento del Kurdistan occidentale (Kurdistan siriano) ha dimostrato che le persone possono portare a dei cambiamenti di Zaher Baher

da Libcom e tradotto da Stefano F.

Un rapporto interessante di Zaher Baher dell’Haringey Solidarity Group e del Kurdistan
Anarchists Forum, che ha trascorso due settimane nel Kurdistan siriano,osservando le
esperienze di autogoverno delle regioni sullo sfondo della guerra civile siriana e
l’avanzamento dello Stato Islamico.

Ciò che leggi qui sotto è l'esperienza della mia visita, di un paio di settimane nel maggio di quest'anno, 2014, a nord-est della Siria o del Kurdistan siriano (Kurdistan occidentale), con un mio caro amico.
Durante la visita abbiamo avuto totale libertà e l'opportunità di vedere e parlare con chi volevamo. Ciò include donne, uomini, giovani e partiti politici. Ci sono più di 20 partiti da quelli curdi a quelli cristiani, cui alcuni fanno parte della Democratic Self Administration (DSA) o Democratic Self Management (DSM) della regione di Al Jazera. Al Jazera è una delle tre regioni (cantoni) del Kurdistan occidentale. Abbiamo incontrato anche i partiti politici curdi e cristiani che non appartengono al DSA o al DSM. Inoltre, abbiamo incontrato i vertici della Democratic Self Management (DSM), i membri di diversi comitati, gruppi locali e comuni, nonché imprenditori, commercianti, lavoratori, persone al mercato e persone che stavano semplicemente camminando per la strada.

Lo sfondo
Il Kurdistan è una terra di circa 40 milioni di persone che dopo la Prima Guerra Mondiale fu diviso tra Iraq, Siria, Iran e Turchia. Storicamente, i curdi hanno patito massacri e genocidi per mano dei regimi successivi, soprattutto in Iraq e in Turchia. Da allora hanno costantemente sofferto e sono stati oppressi dai governi centrali dei Paesi a cui il Kurdistan fu annesso. Nel Kurdistan iracheno, sotto il regime di Saddam Hussein, il popolo curdo ha subito attacchi di armi chimiche sotto l’Operazione Anfal. In Turchia, fino a poco tempo fa, i curdi non avevano nemmeno il diritto fondamentale di parlare nella propria lingua. Storicamente, sono stati riconosciuti come “i turchi che vivono in montagna” (un riferimento alla regione del Kurdistan e di come ci siano così tante montagne). In Siria, la situazione dei curdi era migliore che in Turchia. In Iran hanno alcuni diritti fondamentali e sono riconosciuti come parte di una nazione diversa dai persiani, ma non hanno una propria autonomia.
Dopo la prima guerra del Golfo nel 1991, il popolo curdo in Iraq è riuscito a creare il proprio governo regionale, il Governo Regionale del Kurdistan (KRG).Dopo l'invasione e l'occupazione dell'Iraq nel 2003, il popolo curdo ha approfittato di questa situazione per rafforzare il proprio potere locale. E’ riuscito ad ottenere il diritto ad avere la propria amministrazione, il proprio bilancio, un proprio parlamento ed un proprio esercito.
Sono stati tutti riconosciuti dal governo iracheno e, in una certa misura, sono sostenuti dal governo centrale.
Ciò ha incoraggiato e ha avuto un impatto positivo sulle altre parti del Kurdistan, in particolare Turchia e in Siria.
Nello stesso anno dell'invasione dell'Iraq (2003), il popolo curdo in Siria ha istituito il proprio partito, il Democratic Union Party (PYD); anche se c'erano già un certo numero di altri partiti e organizzazioni curde esistenti nella regione. Alcuni di loro erano così vecchi che risalivano al 1960, ma erano inefficaci rispetto al PYD che si è sviluppato e diffuso rapidamente tra il popolo curdo.

La primavera araba
La primavera araba raggiunse la Siria all'inizio del 2011 e, dopo un breve periodo di tempo, si diffuse anche nelle regioni del Kurdistan siriano: Al Jazera, Kobany e Afrin. La protesta tra il popolo curdo in questi tre cantoni fu molto forte ed efficace. Questo, in un certo modo, causò il ritiro dell'esercito siriano dai cantoni curdi lontano da alcune zone di Al Jazera di cui vi parlerò più avanti.
Nel frattempo, la gente del posto, con il supporto del PYD & PKK, formò la Tev-Dam, (il Movimento della Società Democratica). Questo movimento diventò rapidamente molto forte e popolare tra la popolazione della regione. Una volta che l'esercito e l'amministrazione siriana si ritirarono, la situazione diventò molto caotica, (vi spiegherò perché). Ciò costrinse la Tev-Dam ad attuare i suoi piani e programmi senza ulteriori ritardi prima che la situazione si aggravasse.
Il programma del Tev-Dam era molto completo e coprì ogni singolo problema nella società. Furono coinvolte molte persone di diverso ordine e provenienza, tra cui curdi, arabi, musulmani, cristiani, assiri e Yazidi. Il primo compito fu quello di stabilire una serie di gruppi, comitati e comuni nelle strade, in quartieri, villaggi, contee e nelle piccole e grandi città. Il ruolo di questi gruppi fu quello di essere coinvolti in tutti i problemi che deve affrontare la società. I gruppi furono istituiti per esaminare una serie di questioni, tra cui: la donna,l’economia,l’ambiente,l’educazione,le questioni sanitarie, il supporto e la solidarietà, i centri per le famiglie dei martiri, il commercio e le imprese, le relazioni diplomatiche con i Paesi stranieri e molte altre. Ci sono gruppi stabiliti anche per conciliare le controversie tra persone o fazioni diverse cercando di evitare di far finire queste dispute in tribunale a meno che questi gruppi siano incapaci di risolverle.
Questi gruppi di solito tengono le proprie riunioni ogni settimana per parlare dei problemi che le persone devono affrontare dove vivono. Hanno un loro rappresentante nel gruppo principale dei villaggi o delle città chiamate "Casa del Popolo".
Il Tev-Dam, a mio parere, è l'organo di maggior successo in quella società e potrebbe raggiungere tutti gli obiettivi che sono stati impostati. Credo che le ragioni del suo successo siano:
1 La volontà, la determinazione e il potere delle persone che credono di poter cambiare le cose.
2. La maggior parte delle persone crede nel lavoro volontario in tutti i livelli di servizio per rendere
l'evento / esperimento un successo.
3. Essi hanno creato un esercito di difesa composto da tre parti differenti: Difesa Unità Popolare (People’s Defence Units,PDU), l’Unità di Difesa Femminile (Women’s Defence Units,WDU) e la Asaish (una forza mista di uomini e donne che esiste nelle città e in tutti i posti di blocco fuori da esse per proteggere i civili da qualsiasi minaccia esterna). In aggiunta a queste forze, c'è un'unità speciale per sole donne, per affrontare questioni di stupro e violenza domestica.
Da quello che ho visto, il Kurdistan siriano ha preso una strada diversa (e, a mio parere, unica) dalla "primavera araba" e le due non possono essere confrontate.
Ci sono un paio di importanti differenze tra di loro.
1. Ciò che successe nei Paesi che facevano parte della "primavera araba" furono grandi eventi e molti di essi cacciarono la tirannia. La "primavera araba" nel caso dell'Egitto, ha prodotto uno Stato islamico e poi una dittatura militare. Altri paesi se la sono cavata un po' meglio. Questo dimostra che le persone sono forti e possono essere gli eroi della storia in un momento particolare, ma che non sono state in grado di ottenere ciò che volevano per molto tempo. Questa è una delle principali differenze tra la "primavera araba" e la "primavera curda" nel Kurdistan siriano, dove quest'ultimo ha potuto ottenere quello che voleva per lungo tempo -o, almeno, finora.
2. Nel Kurdistan siriano le persone erano preparate e sapevano quello che volevano. Esse credevano che la rivoluzione dovesse partire dal basso della società e non dalla cima. Doveva essere una rivoluzione sociale, culturale,educativa e politica. Doveva essere contro lo Stato, il potere e l'autorità. Dovevano essere le persone nelle comunità ad avere le responsabilità sulle decisioni finali. Questi sono i quattro principi del Movimento della Società Democratica (Tev-Dam). Doveva essere dato credito a chi era dietro a queste grandi idee e agli sforzi compiuti per metterli in pratica, che si trattasse di Abdulla Ocallan e i suoi compagni o chiunque altro. Inoltre, le persone nel Kurdistan siriano istituirono numerosi gruppi locali sotto nomi diversi per far funzionare la rivoluzione. Negli altri Paesi della "primavera araba", le persone non erano preparate e sapevano solo che volevano sbarazzarsi del governo attuale, ma non del sistema. Inoltre, la stragrande maggioranza delle persone pensava che l'unica rivoluzione fosse quella dall'alto. L’impostazione dei gruppi locali non fu intrapresa se non per una piccola minoranza di anarchici e libertari.

Democratic Self Administration (DSA)
Dopo molto duro lavoro,discussioni e pensieri, la Tev-diga giunse alla conclusione che aveva bisogno di un DSA in tutti e tre i Cantoni del Kurdistan (Al jazera, Kobany e Afrin). A metà del mese di gennaio 2014, l'Assemblea popolare elesse il proprio DSA, autonomamente, per implementare ed eseguire le decisioni della "Casa del Popolo" (commissione principale del Tev-Dam) e assumersi una parte del lavoro dell'amministrazione nelle organizzazioni dell’autorità,dei comuni, dei dipartimenti dell'istruzione e della sanità, del commercio e degli affari locali, dei sistemi di difesa e di quello giudiziario, ecc. Il DSA è composto da 22 uomini e donne,ognuna delle quali ha due deputati (un uomo e una donna) . Quasi la metà dei rappresentanti sono donne. Fu organizzato in modo che potessero partecipare tutte le persone di diversa provenienza, nazionalità, religione e genere. Questo creò un’atmosfera di pace, fratellanza / sorellanza, soddisfazione e libertà.
In poco tempo, quest’amministrazione fece un sacco di lavoro ed emanò un contratto sociale, delle leggi sui trasporti, delle leggi dei partiti e un programma o piano del Tev-Dam. Nel Contratto Sociale, la prima pagina afferma: "Le aree di democrazia autogestita non accettano i concetti di nazionalismo statale, militare o di religione o di gestione centralizzata o di regole centrali, ma sono aperti a forme compatibili con le tradizioni della democrazia e del pluralismo,sono aperte a tutti i gruppi sociali e alle identità culturali della democrazia ateniese e di espressione nazionale attraverso la loro organizzazione .. "Ci sono molti decreti del Contratto Sociale. Alcuni sono estremamente importanti per la società, tra cui:
A. La separazione tra Stato e religione
B. Il divieto dei matrimoni al di sotto dei 18 anni.
C Il riconoscimento dei diritti delle donne e dei bambini, protetti e incrementati.
D Il divieto della circoncisione femminile.
E. Il divieto della poligamia.
F. La rivoluzione deve avvenire dal basso della società ed essere sostenibile.
G. Libertà, uguaglianza, pari opportunità e non discriminazione.
H. Parità tra uomini e donne.
I. Tutte le lingue che le persone parlano devono essere riconosciute e arabo, curdo e siriano sono le lingue ufficiali di Al Jazera.
J. Fornire una vita decente ai prigionieri e rendere il carcere un luogo per la riabilitazione e la riforma.
K. Ogni essere umano ha il diritto di chiedere asilo e rifugio e non può essere restituito senza il suo
consenso.

La situazione economica in Al Jazera Canton
La popolazione di Jazera è di oltre un milione di persone. Questa popolazione è costituita da curdi e arabi, cristiani, ceceni, yazidi, turkmeni, assiri, caldei e armeni. L' 80% della popolazione è curda. Ci sono molti villaggi arabi e yezidi più di 43 villaggi cristiani.
La dimensione di Al Jazera è più grande di Israele e della Palestina uniti. Nel 1960, il regime siriano ha attuato una politica nella zona curda chiamata "Greenbelt" che il partito Ba'ath ha continuato ad attuare quando salì al potere. Ciò dichiarò che le condizioni per i curdi sarebbero state peggiori rispetto a quelle del popolo siriano per quanto riguarda la vita politica, economica e sociale e anche per l'educazione. Il punto principale della Greenbelt fu quello di portare gli arabi di diverse aree a stabilirsi in zone curde e di confiscare le terre curde che venivano poi distribuite tra il popolo arabo arrivato recentemente. In breve, i cittadini curdi sotto Assad divennero i terzi, dopo arabi e cristiani.
Un altro criterio fu che Al Jazera dovesse produrre solo grano e oli. Ciò significava che il governo faceva in modo che non ci fossero fabbriche, società o industrie nella zona. Al Jazera produce il 70% del grano siriano ed è molto ricca di oli, gas e fosfati. Così la maggior parte delle persone furono coinvolte nell’agricoltura nelle piccole città e nei villaggi, e come commercianti e negozianti nelle città più grandi. Inoltre, molte persone vennero impiegate dal governo nell’istruzione,nella sanità e negli enti locali, nel servizio militare come soldati e come piccoli imprenditori nei comuni.
Dal 2008, la situazione è peggiorata in quanto il regime di Assad ha emesso un apposito decreto per vietare la costruzione di grossi edifici giustificato dalla situazione derivante dalla guerra (riferendosi alla guerra continua nella regione), e anche perché la zona è lontana e sul confine. Attualmente, la situazione è negativa. Ci sono sanzioni imposte sia dalla Turchia sia dal governo regionale del Kurdistan (KRG) nel Kurdistan iracheno (lo spiegherò in altre sezioni). La vita ad Al Jazera è molto semplice e gli standard di vita sono molto bassi, ma non hanno la povertà. La gente, in generale,è felice dando la priorità a quello che ha ottenuto per avere successo.
Alcune delle necessità di cui ogni società ha bisogno per sopravvivere esistono nel Kurdistan occidentale, almeno per il momento, per non morire di fame, camminare con le proprie gambe e resistere ai boicottaggi da parte della Turchia e del KRG. Tali esigenze comprendono avere un sacco di grano per fare il pane e dolci. Di conseguenza, il prezzo del pane è quasi libero. La seconda cosa è che il petrolio è anche a buon mercato e, come si dice, "il suo prezzo è come il prezzo dell'acqua". Le persone usano petrolio per tutto; in casa,per i veicoli da guida e per fare un po' di attrezzatura necessaria per una vasta gamma di industrie. Per facilitare questa dipendenza dal petrolio, la Tev-Dam ha riaperto alcuni dei pozzi petroliferi e depositi di raffinazione. Al momento, stanno producendo più petrolio di quanto ne hanno bisogno nella regione in modo che siano in grado di esportarne un po’ e anche immagazzinare qualsiasi eccesso.
L'elettricità è un problema perché la maggior parte è prodotta nella vicina regione sotto il controllo dell’Isis (attualmente è lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante o Stato islamico). Pertanto, le persone hanno solo energia elettrica per circa 6 ore al giorno. Ma è libero e le persone non pagano per esso. Ciò è stato in parte risolto dalla Tev-Dam con la vendita di diesel, ad un prezzo molto basso, a chiunque con un generatore privato, a condizione che essi forniscano energia ai residenti locali ad un tasso a buon mercato,
In termini di comunicazione telefonica, tutti i telefoni cellulari utilizzano la linea KRG o la linea della Turchia; dipende dove siete. Le linee di terra sono sotto il controllo della Tev-Dam & della DSA e sembrano funzionare bene .. Ancora una volta, questo è gratuito.
I negozi e i mercati nelle città sono normalmente aperti dalle prime ore del mattino fino alle 11 di sera. Molte delle merci provenienti dai paesi limitrofi sono di contrabbando nella regione. Altri beni provengono da altre parti della Siria, ma sono costosi a causa di pesanti tasse imposte da forze siriane o da gruppi terroristici che consentono le merci nella regione di Al Jazera.

La situazione politica in Al Jazera
Come accennato, la maggior parte dell'esercito di Assad si ritirò dalla regione, ma alcuni sono rimasti ancora in un paio di città in Al Jazera. Il regime ha ancora il controllo in più della metà delle città principali (hassaka), mentre l'altra metà è nelle mani del PDU (Unità di Difesa Popolare).
Le forze governative sono rimaste nella seconda città della regione (Qamchlo), dove controllano una piccola area al centro della città. Tuttavia, nella zona occupata, la stragrande maggioranza delle persone non utilizza gli uffici e i centri di servizi. Il numero delle forze del regime in questa città è tra i 6 e i 7000 e hanno solo il controllo dell'aeroporto e dell'ufficio postale.
Entrambe le parti sembrano riconoscere la posizione, il potere e l'autorità dell'altro e si astengono da scontri o confronti. Chiamo questa situazione, la politica di "nessuna pace, nessuna guerra". Questo non significa che non ci siano stati scontri tra di loro in Hassaka o in Qamchlo. Quando accadono,gli scontri causano la morte di molte persone da entrambe le parti, ma, finora, il capo delle tribù arabe rende possibile la coesistenza di entrambe.
Entrambe le parti hanno approfittato del ritiro dell'esercito siriano e non combattere con i manifestanti curdi e le sue forze militari, fa risparmiare un sacco di costi e di spese. Inoltre, il governo non deve proteggere l'area da altre forze di opposizione,cosa che le forze curde devono fare. Inoltre, con il ritiro dalle terre curde, Assad ha liberato forze che possono essere usate altrove contro altri avversari. In secondo luogo, con le forze di Assad che hanno lasciato il Kurdistan, questo è protetto e difeso dal popolo curdo. Infatti, le unità che difendono il popolo e le donne proteggono il proprio popolo da qualsiasi attacco di qualsiasi forza, compresa la Turchia, molto meglio dell'esercito siriano.
Il popolo curdo ne ha beneficiato nei seguenti modi:
1 Ha smesso di combattere il governo e questo ha protetto le loro terre e le loro proprietà, salvando molte vite e lasciando la gente in pace e in libertà. Questo ha creato l'opportunità per tutti di vivere in pace e senza paura quando si svolge la propria attività.
2. Il governo paga ancora i salari dei suoi vecchi dipendenti anche se quasi tutti, al momento, stanno
lavorando sotto il controllo del DSA. Questo aiuta ovviamente la situazione economica.
3. Questa situazione ha permesso alle persone di gestire la propria vita e prendere le proprie decisioni. Ciò significa anche che le persone possono vivere sotto l'autorità del Tev-Dam e del DSA. Più continua così e più possibilità hanno di decidersi con fermezza e diventare più forti.
4. Questo dà l’opportunità al People’s Defence Units e al Women’s Defence Units di combattere i gruppi terroristici, in particolare Isis / IS, come e quando è necessario.
Ad Al Jazera, ci sono più di venti partiti politici tra il popolo curdo e cristiani. La maggior parte di loro sono in contrasto con il PYD, la Tev-Dam e il DSA (tornerò più tardi su questo punto), in quanto non vogliono aderire al Tev-Dam o al DSA. Tuttavia, essi hanno totale libertà di svolgere le loro attività senza alcuna restrizione. L'unica cosa che non possono avere è combattenti o milizie sotto il loro controllo.

Le donne e il ruolo delle donne
Non vi è dubbio che le donne e i loro ruoli siano stati notevolmente accettati e abbiano occupato
posizioni alte e basse nel Tev-Dam, nel PYD e nel DSA. Hanno un sistema chiamato “Joint Leaders” e “Joint Organizers”. Ciò significa che la testa di qualsiasi ufficio, amministrazione o sezione militare deve includere le donne. In aggiunta, le donne hanno le proprie forze armate. C'è la parità totale tra donne e uomini. Le donne sono una forza importante e sono pesantemente coinvolte in ogni sezione della Casa del Popolo, dei comitati,dei gruppi e dei comuni. Le donne nel Kurdistan occidentale non formano solo metà della società, ma sono il mezzo più efficace e importante di essa,nella misura in cui se le donne smettessero di lavorare o si ritirassero dai gruppi di suddetti, la società curda potrebbe crollare. Ci sono molte donne professioniste nella politica e tra i militari del PKK che sono state sulle montagne per molto tempo. Sono molto dure, molto determinate, molto attive, molto responsabili ed estremamente coraggiose.
L'importanza della partecipazione paritaria delle donne nella ricostruzione della società e in tutte le questioni è stata presa sul serio da Abdulla Ocallan e il resto dei leader del PKK / PYD in modo che le donne nel Kurdistan occidentale (Kurdistan siriano) sono considerate sacre. E’ di Ocallan l’idea, il sogno e la convinzione che, se si vuole vedere il meglio della natura umana, allora la società deve tornare allo stato della società matriarcale, ma, ovviamente, in una fase avanzata.
Anche se questa è la posizione delle donne e anche se hanno la libertà, l'amore, il sesso e le relazioni tra le donne coinvolte nella lotta sono estremamente rare. Le donne e gli uomini con cui abbiamo parlato credono che le cose suddette (amore, sesso, relazioni) non siano appropriate in questa fase, in quanto sono coinvolte nella rivoluzione e devono dare tutto per il successo della rivoluzione. Quando ho chiesto cosa succederebbe se due persone in servizio militare o posizioni sensibili avessero una relazione, mi è stato detto che, ovviamente, nessuno può impedirlo, ma essi devono essere spostati a posizioni o sezioni più adatte.
Questo può essere difficile da capire per gli europei. Come si può vivere senza l’amore, il sesso e le
relazioni? Ma per me, è perfettamente comprensibile. Credo che sia la loro scelta e, se le persone sono libere di scegliere, allora deve essere rispettata. Tuttavia, vi è un’interessante osservazione che ho fatto al di fuori del servizio militare del Tev-Dam e di altre fazioni. Non ho visto una sola donna che lavora in un negozio, in un distributore di benzina, in un market,in un bar o in un ristorante. Ma, le donne e le questioni femminili nel Kurdistan siriano sono chilometri avanti al Kurdistan iracheno dove hanno avuto 22 anni di proprie regole e molte più opportunità. Detto questo, non posso non dire ancora che c’è un movimento speciale o indipendente delle donne nel Kurdistan siriano.

Le Comuni
Le Comuni sono le cellule più attive nella Casa del Popolo, e furono create in tutto il mondo. Hanno la loro riunione periodica settimanale per discutere i problemi che devono affrontare. Ogni Comune ha un proprio rappresentante nella Casa del Popolo e nel quartiere, paese o città in cui esse si stabilizzano.
Questa che segue è la definizione della Comune tratta dal manifesto del Tev-Dam tradotto dall’arabo:
"Le Comuni sono le cellule più piccole della società e le più attive in essa. Esse si formano in pratica nella società, vi è la libertà delle donne e l'ecologia e viene adottata la democrazia diretta.
"Le Comuni si formano sul principio della partecipazione diretta delle persone nei villaggi, per le strade, nei quartieri e per le città. Questi sono i luoghi in cui le persone si organizzano volontariamente con il loro parere, creano il loro libero arbitrio e iniziano le loro attività in tutte le aree residenziali e aprono la porta di discussione su tutte le questioni e le loro soluzioni.
"Le Comuni lavorano sullo sviluppo e la promozione dei comitati. Discutono o e cercano soluzioni per le questioni sociali, politiche,per l'istruzione,per la sicurezza e per l’autodifesa e l’auto-protezione dal proprio potere, non da quello dello Stato. Le Comuni creano il proprio potere attraverso la costruzione di un'organizzazione sotto forma di comuni agricole nei villaggi e inoltre di comuni,di cooperative e di associazioni nei quartieri.
"Formare le Comuni per la strada, i villaggi e le città con la partecipazione di tutti i residenti. Le Comuni hanno un incontro ogni settimana. Nella riunione le Comuni prendono tutte le loro decisioni apertamente con persone che sono nella Comune e che sono di età superiore ai 16 anni. "
Siamo andati ad una riunione di una delle Comuni con sede nel quartiere di Cornish nella città di
Qamchlo. C'erano 16-17 persone. La maggior parte di loro erano giovani donne. Abbiamo fatto una profonda conversazione riguardo le loro attività e le loro mansioni. Ci hanno detto che nel loro quartiere hanno 10 Comuni e ogni Comune ha 16 persone. Ci hanno detto: "Noi agiamo nello stesso modo dei lavoratori della comunità includendo incontri con le persone, la partecipazione alle riunioni settimanali, verificando eventuali problemi nei posti in cui ci siamo stabiliti,proteggendo le persone nella comunità e classificando i loro problemi, raccogliendo la spazzatura nella zona, proteggendo l'ambiente e partecipando alla riunione più grande per riferire ciò che è successo nell'ultima settimana ".
In risposta a una delle mie domande, hanno confermato che nessuno, tra cui nessuna delle parti politiche, interviene nel loro processo decisionale e che prendono tutte le decisioni collettivamente. Hanno menzionato un paio di cose su cui avevano preso recentemente una decisione. Ci hanno detto: "Una di loro riguardava un grosso pezzo di terra in una zona residenziale che abbiamo voluto utilizzare per un piccolo parco. Siamo andati dal sindaco della città per esporgli la nostra decisione e abbiamo chiesto un aiuto finanziario. Il sindaco ci ha detto che andava bene, ma avevano solo $ 100 da offrirci. Abbiamo preso i soldi e raccolto altri $ 100 da gente locale per costruire un bel parco ". Ci hanno mostrato il parco e ci hanno detto : "Molti di noi hanno lavorato collettivamente su di esso per finirlo senza bisogno di ulteriori soldi". In un altro esempio, ci hanno detto : "Il Sindaco ha voluto avviare un progetto nel quartiere. Gli abbiamo detto che non possiamo
accettare fino a quando non otteniamo pareri da parte di tutti. Abbiamo avuto un incontro in cui ne abbiamo discusso. La riunione l’ha respinto all'unanimità. C'erano persone che non potevano venire all'incontro così siamo andati a trovarli nelle loro case per ottenere il loro parere. Tutti nella Comune hanno detto di no al progetto "
Ci hanno chiesto delle Comuni e dei gruppi locali a Londra. Gli ho detto che abbiamo molti gruppi, ma purtroppo non siamo uniti come loro,uniti,progressisti e impegnati. Gli ho detto che sono miglia davanti a noi. Dai loro volti ho potuto vedere la loro sorpresa, delusione e frustrazione per la mia risposta. Posso capire i loro sentimenti, perché pensano come, in un mondo molto arretrato come il loro, possano essere più avanti di noi, mentre noi viviamo nel Paese che ha avuto la Rivoluzione industriale secoli fa!!

I curdi e cristiani partiti di opposizione
Prima ho detto che ci sono più di 20 partiti politici curdi. Alcuni hanno aderito al DSA, ma altri sedici non l'hanno fatto. Alcuni si sono ritirati dalla politica, mentre altri si sono uniti per creare un gruppo più grande. Ora ci sono dodici partiti costituiti sotto il nome collettivo, Assemblea patriottica del Kurdistan in Siria.
Quest’organizzazione,condivide, più o meno gli stessi obiettivi e le stesse strategie. La maggioranza dei partiti sotto questo nome collettivo sono supportati da Massoud Barzani, il Presidente del Governo Regionale del Kurdistan (KRG), che è anche il leader del Partito Democratico del Kurdistan (KDP) nel Kurdistan iracheno.
C'è una storia sanguinosa tra il KDP e il PKK, che risale al 1990. Ci furono pesanti combattimenti tra i due gruppi nel Kurdistan iracheno che causarono migliaia di morti da entrambe le parti,ferita che deve ancora guarire. Devo dire che il governo turco diede una mano nei combattimenti al KDP, aiutandoli nell’attacco al PKK al confine tra Iraq e Turchia.
C'è un'altra disputa tra Barzani e la sua famiglia con l'ex capo del PKK, Abdullah Ocallan, per la posizione del leader curdo come leader nazionale curdo. Mentre il popolo curdo in Kurdistan occidentale (Kurdistan siriano) è riuscito ad organizzare collettivamente la sua società, proteggendola da guerre e creando un proprio DSA, non è ancora in ottimi rapporti con il KDP.
Il PKK e il Democratic Union Party (PYD) sono stati molto favorevoli ai cambiamenti avvenuti nel Kurdistan siriano. Ma, questo non è certamente vantaggioso per la Turchia o per il KRG. Nel frattempo, la Turchia e il KRG rimangono estremamente vicine.
Quanto detto sopra è una spiegazione del perché il KDP nel Kurdistan iracheno è scontento di quello che è successo nel Kurdistan occidentale,e si oppone sia al DSA che al Tev-Dam. Il KDP guarda a ciò che accaduto lì come ad un grande business e, sia se questo business non dovesse funzionare affatto sia se venisse eseguito, il KDP dovrà avere la quota maggiore di esso. Il KDP aiuta ancora alcuni curdi nel Kurdistan occidentale finanziariamente e con la donazione di armi, nel tentativo di istituire milizie per alcuni dei partiti politici al fine di destabilizzare la zona e i suoi piani. L'Assemblea patriottica del Kurdistan in Siria, istituita con i dodici partiti politici citati prima, è molto vicina al KDP.
Il nostro incontro con i partiti di opposizione è durato per oltre due ore e la maggior parte di essi erano presenti. Abbiamo iniziato chiedendo loro dove sono arrivati con il PYD, DSA e Tev-Dam. Hanno libertà? Qualcuno dei loro membri o sostenitori sono stati pedinati o arrestati dalla PDU e WDU? Hanno la libertà di organizzare le persone, dimostrazioni e organizzare altre attività? Sono state poste molte altre domande. La risposta ad ogni singola domanda è stata positiva. Non sono stati effettuati arresti, restrizioni alla libertà o alle organizzazioni di dimostrazioni. Ma tutti loro hanno condiviso il punto che non vogliono partecipare alla DSA.
Hanno tre dispute con il PYD e DSA. Essi ritengono che il PYD e il Tev-Dam abbiano tradito il popolo curdo. Le loro ragioni includono il fatto che la metà di Hassaka è sotto il controllo del governo e che le forze del governo sono ancora nella città di Qamchlo ,anche se hanno ammesso che queste forze sono inefficaci e controllano solo una piccola parte di terra. Il loro punto di vista è che questo è un grosso problema e il PYD e il Tev-Dam siano compromessi con il regime siriano.
Abbiamo detto loro che devono pensare che il PYD e la politica del Tev-Dam sono la politica del "Né pace,né guerra" per bilanciare la situazione. E ha avuto successo e ha beneficiato tutti nella regione, compresi tutti i partiti di opposizione per i motivi già citati in precedenza. Gli abbiamo anche detto che dovrebbero sapere meglio di noi che è stato semplice per il PYD cacciare le milizie di Assad da entrambe le città con il sacrificio di alcuni dei loro miliziani ma cosa accadrà dopo questo?!! Abbiamo detto loro che sappiamo che Assad non vuole rinunciare ad Hassaka e, quindi, la guerra ricomincerà con l'uccisione, la persecuzione,i bombardamenti e la distruzione di città e di villaggi. Inoltre, questo apre una porta per l’Isis / IS e al-Nusra per lanciare un attacco contro tutti loro. Ci sarebbe la possibilità per l'esercito di Assad, l'esercito siriano libero e il resto delle organizzazioni terroristiche che si combattono l’un l’altro nella regione, con la conseguenza di perdere tutto ciò che è stato raggiunto finora. Non ci hanno dato alcuna risposta.
L'opposizione non vuole unirsi alla DSA e le prossime elezioni di questo corpo si svolgeranno tra pochi mesi se la situazione rimane la stessa. Le loro ragioni sono, in primo luogo, l’accusa verso il PYD di cooperare con il regime, anche se non hanno alcuna prova per dimostrare questa tesi. In secondo luogo, le prossime elezioni non saranno un'elezione libera perché il PYD non è un partito democratico, bensì un partito burocratico. Ma sappiamo che il PYD ha quasi gli stessi numeri e posizioni di qualsiasi altro partito del DSA in modo che questo resoconto sia sbagliato. Abbiamo detto loro che se credono nel processo elettorale devono partecipare se vogliono vedere un'amministrazione con più democrazia e meno burocrazia. Hanno detto che il PYD si è ritirata dalla Conferenza Nazionale Curda del KRG, che ha avuto luogo lo scorso anno nella città di Irbil, per discutere la questione curda. Ma dopo,quando abbiamo controllato questo fatto con le persone del PYD e del Tev-Dam, ci hanno detto che hanno la prova di un documento scritto che dimostra che si sono impegnati al patto, ma che l'opposizione non si è impegnata.
L'opposizione vuole stabilire un proprio esercito, ma non sono autorizzati dal PYD. Quando abbiamo posto la questione al PYD e al Tev-Dam ci hanno detto che l'opposizione potrebbe avere i propri combattenti, ma devono essere sotto il controllo delle unità del People’s Defence Units e del Women’s Defence Units.. Ci hanno detto che la situazione è molto sensibile e molto tesa. Essa può causare un ulteriore combattimento tra di loro e che questa è la loro grande paura e non possono permettersi di lasciare che accada. Il PYD ha semplicemente detto che non vuole gli stessi fallimenti ripetuti nel Kurdistan occidentale. Con l’esperimento fallito, si riferiscono all’esperimento del Kurdistan iracheno nella seconda metà del 20 ° secolo, che durò fino alla fine del secolo scorso, dove ci furono tanti scontri tra le diverse organizzazioni curde. Alla fine, il PYD e il Tev-Dam ci hanno chiesto di tornare dai partiti di opposizione, con l'autorità di offrire loro, a nome del PYD e del Tev-Dam, tutto, tranne il permesso di avere le forze militari sotto il proprio controllo.
Pochi giorni dopo abbiamo avuto un altro incontro durato quasi tre ore nella città di Qamchlo con i capi dei tre partiti curdi: il Partito democratico del Kurdistan in Siria (Al Party), il Partito curdo per la democrazia e l'uguaglianza in Siria e il Partito per la democrazia patriottica curda in Siria. Nel corso della riunione, hanno più o meno ripetuto i motivi dei loro colleghi, nel corso della riunione precedente,del perché non si aggiungono al DSA e al Tev-Dam per costruire e sviluppare la società curda. Abbiamo avuto una lunga discussione con loro, cercando di convincerli che, se volevano risolvere la questione curda, una forza potente nel Paese e per evitare la guerra e la distrazione, allora avrebbero dovuto essere indipendenti dal KRG e dal KDP e non lavorare nell'interesse di nessuno se non del popolo del Kurdistan occidentale. Il più delle volte furono silenziosi e non hanno risposto alle nostre proposte.
Pochi giorni dopo abbiamo incontrato anche rappresentanti di un paio di partiti politici cristiani e
l'Organizzazione Giovanile Cristiana nel Qamchlo. Nessuno di questi partiti ha aderito al DSA o al Tev-Dam per le loro ragioni, ma ha ammesso che ottengono del bene con il DSA e il Tev-Dam e sono d'accordo con le loro politiche. Hanno apprezzato anche che la loro sicurezza, e la protezione dall'esercito siriano e dai gruppi terroristici era dovuto alle forze del People’s Defence Units o del Women’s Defence Units che hanno sacrificato la loro vita per realizzare tutto ciò che è stato suddetto per tutti nella regione. Tuttavia, le persone dell'Organizzazione Giovanile Cristiana nel Qamchlo non erano felici con il DSA e Tev-Dam. Il loro problema era di non avere abbastanza energia elettrica. A causa di questo hanno detto che cercheranno un'alternativa al DSA e al Tev-Dam e, se la situazione rimarrà la stessa, allora non avranno altra scelta che emigrare in Europa. Il capo di uno dei partiti politici, che era presente alla riunione ha risposto loro dicendo:
Di cosa stai parlando Figlio? Siamo nel bel mezzo di una guerra,riesci a vedere cosa è successo nel resto delle principali città della Siria? Riesci a vedere quante donne, uomini, anziani e bambini vengono uccisi ogni giorno?!! L’energia in questa particolare situazione non è molto importante; possiamo usare altri mezzi, invece. Ciò che è importante in questo momento è: sedere a casa senza paura di essere uccisi, lasciando i nostri figli per le strade, a giocare senza paura che vengano rapiti o uccisi. Possiamo fare funzionare il nostro business come al solito, nessuno ci assalta,ci limita o ci insulta ... c'è pace, c'è libertà, e c'è giustizia sociale ...
I membri degli altri partiti politici hanno concordato e riconosciuto tutti questi fatti.
Prima di lasciare la regione, abbiamo deciso di parlare ai negozianti, imprenditori, proprietari delle bancarelle e persone al mercato per ascoltare le loro opinioni, che per noi erano molto importanti. Ognuno sembrava avere un parere molto positivo del DSA e del Tev-Dam. Erano felici per l'esistenza della pace,della sicurezza e della libertà e di mandare avanti la propria attività, senza alcuna interferenza da eventuali fazioni.

La trincea vergognosa
L'anno scorso il governo iracheno e il KRG hanno concordato, presumibilmente per ragioni di sicurezza, di scavare una trincea lunga 35 km,profonda oltre due metri e larga circa due metri, sul confine iracheno / siriano del Kurdistan. La trincea separa Al Jazera nel Kurdistan occidentale dal Kurdistan iracheno,nel sud. Il fiume Tigri copre cinque chilometri di questo confine quindi non c'era bisogno di una trincea. I dodici chilometri successivi sono stati costruiti dal KRG, e gli ultimi diciotto chilometri costruiti dal governo iracheno.
Sia il KRG che il governo iracheno dicono che la trincea era una misura necessaria a causa dei timori per la pace e per la sicurezza nelle terre irachene, tra cui la regione del Kurdistan. Ma le persone fanno grandi domande su queste paure. Che paura? Da chi? Da Isis / Is? E 'impossibile per gruppi come l’Isis /Is arrivare in Iraq o nel KRG attraverso quella parte della Siria che è stata protetta dalle forze del PDU e del WDU e inoltre Al Jazera è stata ripulita completamente dall’Isis/Is. Tuttavia, la maggioranza delle persone curde sanno che ci sono un paio di motivi per scavare la trincea. In primo luogo, impedire ai siriani che fuggono dalla guerra di raggiungere il Kurdistan iracheno. Inoltre, il capo del KRG, Massoud Barzani, come spiegato sopra, è preoccupato per il PKK e per il PYD e quindi lui e il KRG vogliono impedire a loro o chiunque altro del
DSA di entrare in questa parte del Kurdistan. In secondo luogo, la trincea aumenterà l'efficacia delle
sanzioni utilizzate contro il Kurdistan occidentale, nel tentativo di strangolarlo e di costringerlo ad un punto di resa, in modo da cadere nelle condizioni del KRG. Tuttavia, data la scelta tra la resa e la fame per i curdi nel Kurdistan siriano,sento che sceglierebbero la fame. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei curdi, ovunque vivano, chiama la trincea la "vergognosa trincea" ..
Non vi è dubbio che le sanzioni hanno paralizzato la vita curda in Al Jazera dato che le persone hanno bisogno di tutto, comprese le medicine, soldi, medici, infermieri, insegnanti, tecnici e esperti delle aree industriali, soprattutto nel settore dei giacimenti petroliferi e di raffinazione per farli funzionare. Ad Al Jazera, hanno migliaia di tonnellate di grano che essi sono felici di vendere da $ 200 a $ 250 una tonnellata al governo iracheno, ma esso paga dai $ 600 ai $ 700 per ogni tonnellata di grano altrove.
Ci sono persone nel Kurdistan occidentale che non capiscono perché il KRG, come governo autonomo curdo, e il suo presidente, Massoud Barzani, (che si dice un grande leader curdo) vogliano far morire di fame il proprio popolo in un'altra parte del Kurdistan.
Nel Qamchlo, la Tev-Dam ha chiamato una grande, manifestazione pacifica Sabato, 9 maggio 2014.Alcune migliaia di persone hanno preso posizioni contro chi ha scavato la trincea vergognosa. Ci sono stati molti discorsi potenti da persone e organizzazioni diverse, tra cui la Casa del Popolo e molti altri gruppi e comitati. Nessuno dei loro discorsi ha creato tensione. Le persone si sono concentrate nei loro discorsi principalmente sulla fratellanza, le buone relazioni e la cooperazione tra i due lati del confine, la riconciliazione tra tutte le parti contestate e la pace e la libertà. Alla fine è diventata una festa di strada con persone che ballavano felicemente e cantavano, in particolare inni.

Aspettative e timori
E 'molto difficile sapere quale direzione prenderà il movimento di massa del Kurdistan occidentale, ma questo non significa che ci limita da aspettative e dall’analizzare ciò che può influenzare la direzione di questo movimento e il suo futuro. Il completo successo o fallimento di questo grande esperimento che la regione, almeno per un lungo periodo di tempo, non ha visto, dipende da tanti fattori che possono essere suddivisi in interni (questioni interne e problemi all'interno del movimento stesso e con il KRG) e fattori esterni.
Tuttavia, qualunque cosa accada, alla fine, dobbiamo affrontarlo, ma ciò che è importante è: la resistenza,la sfida e lo stimolo, non arrendersi, la fiducia e il credere nell’apportare modifiche. Rifiutare il sistema attuale e afferrare le opportunità è più importante, a mio parere, della vittoria temporanea, perché tutti questi sono i punti chiave necessari per raggiungere l'obiettivo finale.

I fattori esterni
La direzione della guerra e l'equilibrio delle forze all'interno della Siria:
Era abbastanza evidente all'inizio della rivolta popolare in Siria, che essa dovesse essere a beneficio del popolo siriano,dopo la fine tanto attesa del regime di Assad e che non avrebbe preso molto tempo una volta che le persone si fossero unite sia all’interno che all’esterno del Paese. Tuttavia, dopo un po', i gruppi terroristici vennero coinvolti e cambiarono la direzione della rivolta del popolo, come abbiamo visto tutti e ancora vediamo attraverso i media. Questo è accaduto perché Assad è stato molto abile nella realizzazione di un paio di politiche che hanno interessato direttamente la rivolta del popolo rendendo il suo regime forte.
In primo luogo, ha ritirato tutte le sue forze dalle tre regioni curde di Afrin, Kobany e Al Jazera tranne che per poche migliaia nella regione di Al Jazeera, come ho spiegato in precedenza. Ovviamente, una parte del motivo del ritiro era dovuto alla pressione dei manifestanti curdi.
In secondo luogo, ha aperto il confine con la Siria ad organizzazioni terroristiche per fargli fare quello che volevano. Ormai sappiamo tutti ciò che è accaduto dopo.
In questo modo, Assad è riuscito a indebolire e a isolare i manifestanti contro il suo regime e ha anche inviato un messaggio alla cosiddetta "comunità internazionale" per dire loro che non c'era alternativa a lui e a suo regime, tranne i gruppi terroristici.
Volevano veramente gli Stati Uniti,il Regno Uniti,i Paesi occidentali e il resto tutto ciò? Naturalmente, in una certa misura, la risposta è no. Tutto dipende dai loro interessi. Queste politiche hanno lavorato molto bene e hanno completamente cambiato la direzione della battaglia.
Quindi, c'era la possibilità per Assad di rimanere al potere, almeno per un breve periodo di tempo dopo aver negoziato con gli Stati Uniti, le Nazioni Unite,il Regno Unito e con i loro agenti. In quel caso, avrebbe potuto imparare una lezione per cambiare la sua politica nei confronti del popolo curdo, ma alle sue condizioni e non nel modo in cui avrebbe voluto il popolo curdo.
Se Assad venisse sconfitto nella guerra con i gruppi terroristici con l'appoggio degli Stati Uniti, Regno Unito, UE e la "Comunità Internazionale", e andassero al potere, di certo non ci sarebbe alcun futuro sia per la DSA o Tev-Dam . Se le forze moderne, come i partiti o le organizzazioni che compongono l’Esercito Libero della Siria (FSA) non sono ancora al potere, allora ci sono ben poche possibilità per il popolo curdo in quanto non hanno una buona soluzione per la loro questione,lasciati soli quando salgono al potere. Naturalmente, ci sono altre possibilità di porre fine al potere di Assad, compreso l'assassinio o attraverso un colpo di stato militare ..

Il ruolo e le influenze dei paesi limitrofi della regione
La gente comune in Siria ha cominciato la rivolta a causa della soppressione esistente, l'oppressione, la mancanza di libertà e di giustizia sociale, la corruzione, la discriminazione, la mancanza di diritti umani, e nessun diritto per le minoranze etniche come i curdi, turcomanni e altri. La vita per la maggioranza delle persone era terribile; redditi bassi, il costo della vita in continuo aumento e la disoccupazione sono serviti come ispirazione per la "primavera araba".
Tuttavia, le proteste,le dimostrazioni e le rivolte dal basso sono state dirottate dai governanti vicini in una guerra delegata tra l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia con il sostegno degli Stati Uniti e dei Paesi occidentali da un lato e il regime di Assad, l'Iran e Hezbollah sull’altro. Il governo iracheno non ha annunciato il suo sostegno per il regime di Assad, ma voleva, e vuole ancora, Assad al potere a causa della stretta relazione tra sciiti e alawiti e anche perché l'Iran è il più stretto alleato dell'Iraq, mentre l'Iran è anche molto vicino alla Siria . Ciò che è stato lasciato dai Paesi vicini fu l'atteggiamento del KRG verso ciò che accade in Siria, a causa della vicinanza del KRG, e, soprattutto, del suo presidente, Massoud Barzani,alla Turchia. Hanno annunciato, sin dall'inizio, il loro sostegno per l'opposizione siriana al regime di Assad.
Qui dobbiamo notare la doppia morale e l'ipocrisia del KRG in quanto, da un lato, sono contro Assad pur sostenendo l'opposizione, ma,d'altra parte, sono contro i curdi in Siria e il loro movimento di massa popolare che sono una delle principali e più costruttive forze contro Assad.
Ovviamente ogni Paese ha un grande impatto siccome alcuni di loro stanno sostenendo il regime di Assad e altri sostengono l'opposizione siriana. Ciò che è importante sapere è che nessuno di questi Paesi sono amici o vicini della nazione curda in qualsiasi parte del Kurdistan, sia nel Kurdistan siriano, iracheno,iraniano sia nel Kurdistan turco. Non hanno mai avuto un giudizio positivo sulla questione curda e mai,sinceramente,hanno voluto risolvere questo problema, ma avevano un giudizio positivo sui partiti politici curdi nazionalisti quando queste parti lavoravano e combattevano nei loro interessi.

Il ruolo della Cina e della Russia
Anche se la Russia è diventata molto più piccola e meno potente di prima, ha ancora peso e potenza, in concorrenza con gli Stati Uniti e i Paesi occidentali. Non è una sorpresa vedere ora che la Russia non riesce a raggiungere un accordo con l'Occidente riguardo il regime di Assad. C'è anche il fatto che la Siria, anche quando il padre di Assad era al potere, era sempre in campo sovietico. Questo è in aggiunta al fatto che la Russia è vicino all'Iran, che è il principale alleato della Siria.
Per quanto riguarda la Cina, anche lei ha i propri interessi nella regione, in particolare in Iran. Pertanto, la Cina cerca di proteggere tale interesse in quanto non è a suo vantaggio vedere Assad andarsene perché sa che il prossimo sarà l'Iran. Così gli interessi della Russia e della Cina e il loro supporto per la Siria rendono la guerra più lunga di quanto ci si aspettasse. Da quanto detto sopra, possiamo vedere come due Paesi potenti dovrebbero affrontare la questione curda in Siria, in particolare con il DSA e il Tev-Dam. A mio parere, gli affari e i profitti decideranno, alla fine, se sosterranno o meno il popolo curdo in futuro.
Allo stato attuale, non vi è alcun supporto per il DSA e il Tev-Dam dalla Cina,dalla Russia o dai Paesi americani e occidentali, mentre i curdi in Siria sono la principale opposizione contro le forze terroristiche come l’Isis / IS, attraverso le milizie della PDU e WDU. Queste unità sono costantemente in lotta contro questi gruppi terroristici nelle regioni curde di Al Jazera e di Kobney.
Possiamo vedere qui la doppia morale e l'ipocrisia degli Stati Uniti e dei paesi occidentali. Hanno lanciato una guerra contro il terrorismo, ma mentre il popolo curdo in Siria è l’unico che combatte seriamente le organizzazioni terroristiche, i Paesi di cui sopra non li supportano.
Le principali ragioni, a mio parere, sono:
1 Non sono seri nella lotta contro i terroristi e il terrorismo perché essi stessi o i loro alleati li hanno creati e supportati.
2. Combattono le persone che credono nell'Islam, piuttosto che combattere la religione stessa e il suo libro sacro,il Corano.
3. Possono avere bisogno di questa organizzazione in futuro.
4. Essi non vogliono alterare o rivedere la loro politica estera.
5. Gli Stati Uniti e il Regno Unito supportano, finanziariamente e moralmente, tutte le fedi reazionarie sotto il nome delle pari opportunità,della libertà e riconoscendo le diverse culture. Possiamo già vedere più di un centinaio di tribunali della sharia in Gran Bretagna
6. Il punto principale è che il movimento democratico di massa nel Kurdistan siriano, tra cui il DSA, non ha creato religioni o un potere nazionalista o liberale. Sanno che le persone in questa parte del mondo, hanno dato vita al potere del popolo,che hanno dimostrato che essi stessi possono governare attraverso la democrazia diretta senza governo e sostegno da parte degli Stati Uniti, dei Paesi occidentali e delle istituzioni finanziarie internazionali, come il FMI, BM e CBE (Banca centrale europea).

I fattori interni
Con fattori interni intendo qualunque cosa possa accadere all'interno del Kurdistan occidentale. Questo include i seguenti fattori:
La guerra civile tra il popolo curdo. Qui non intendo solo una guerra tra i partiti politici all'interno del Kurdistan occidentale, ma la guerra tra il KRG nel Kurdistan iracheno e le forze della PDU, WDU e PKK.
C'è un rapporto molto stretto tra il PKK e il PYD che sono dietro questo esperimento nel Kurdistan siriano e sono stati di grande aiuto. Ho detto in precedenza che c’è stata una storia di sangue tra il PKK e il KDP e anche una forte controversia tra di loro sulla leadership curda.
Tuttavia, per qualche tempo, Abdulla Ocallan, nei recenti libri e testi / messaggi, ha denunciato e rifiutato lo Stato e l'autorità. Ma fino ad ora non ha respinto la sua autorità e denunciato quelle persone che si riferiscono a lui come un grande leader o chi lavora duramente per dargli una posizione sacra. L'atteggiamento di Ocallan non può essere corretto se non rifiuta anche la propria autorità e leadership.
Al momento, la situazione sta peggiorando e il rapporto del KRG con il PYD e PKK sta deteriorando, quindi c'è una possibilità di un combattimento tra di essi, specialmente dato che il KRG è, giorno dopo giorno, sempre più vicino alla Turchia. Una volta che questa guerra inizia non c'è dubbio che l’Isis / IS e altri parteciperanno al combattimento dalla parte del KRG e della Turchia. L'unico modo per evitare che ciò accada è attraverso proteste di massa, manifestazioni e occupazioni di massa nel Kurdistan iracheno e altrove da parte degli amici dei curdi siriani.

La Tev-Dam diventa debole
Come spiegato in precedenza, è la Tev-Dam che ha creato questa situazione, con i suoi gruppi, comitati, comuni e con la Casa del Popolo che è l'anima e la mente del movimento di massa .La Tev-Dam è stata la forza principale nella creazione del DSA. In generale, è la Tev-Dam che fa la differenza nel forzare il risultato di ciò che potrebbe accadere lì ed è l'ispirazione per il resto della regione.
E 'difficile per me vedere l'equilibrio tra il potere della Tev-Dam e del DSA in futuro. Ho avuto l'impressione che fino a quando il potere del DSA aumenterà,il potere della Tev-Dam diminuirà e anche il contrario.
Ho sollevato questo punto con i compagni della Tev-Dam. Sono in disaccordo con me e credono che più il DSA diventa forte,e più la Tev-Dam diventa potente. La loro ragione per questa idea è che guardano il DSA in quanto organo esecutivo, che esegue e attua le decisioni fatte dalla Tev-Dam e dai suoi organi. Tuttavia, non posso essere d'accordo o in disaccordo con loro perché il futuro mostrerà la direzione che prenderà tutta la società e il movimento.

Il PYD e le sue strutture di partito
Il PYD, l’United Democratic Party e il PKK sono dietro il movimento democratico di massa e sono partiti politici aventi tutte le condizioni di cui un partito politico ha bisogno in quella parte del mondo: l'organizzazione gerarchica e comandare le persone, e tutti gli ordini e i comandi dei leader arrivano giù alle altri parti del partito. Non c'è stata molta consultazione con i membri quando si trattava di prendere una decisione su grandi temi. Sono molto ben disciplinati, hanno regole e ordini da seguire, segreti e relazioni segrete con diversi partiti, in diverse parti del mondo,sia se sono al potere e sia se non lo sono.
D'altra parte, posso vedere la Tev-Dam come esattamente il contrario. Molte persone all'interno di questo movimento non sono state membri del PKK o del PYD. Essi credono che la rivoluzione deve partire dal basso della società e non dall'alto, non credono nei poteri dello Stato e dell’autorità e si riuniscono in incontri per prendere le proprie decisioni in merito a ciò che vogliono e tutto ciò che è nel migliore interesse delle persone. Dopo di che, chiedono al DSA per eseguire le loro decisioni. Ci sono molte differenze tra il PYD e il PKK e il Movimento della Società Democratica,la Tev-Dam.
La domanda è: mentre quelli sono i compiti e la natura della Tev-Dam e quella è la struttura del PYD e del PKK, come può esserci un compromesso? La Tev-Dam segue il PYD e il PKK o essi seguono la Tev-Dam, o chi controlla chi?
Questa è una domanda a cui non posso rispondere e devo aspettare e vedere. Tuttavia, credo probabilmente che la risposta sia nel prossimo futuro.

La paura dell’Ideologia e degli ideologi che possono divenire sacri
L'ideologia è una visione. Guardare o vedere tutto dal punto di vista ideologico può essere un disastro in quanto ti dà una soluzione o una risposta pronta, ma che non si connette con la realtà della situazione. Per la maggior parte del tempo, gli ideologi cercano una soluzione nelle parole di vecchi libri che sono stati scritti molto tempo fa, mentre quei libri non sono rilevanti per il problema o la situazione attuale.
Gli ideologi possono essere pericolosi quando vogliono imporre le loro idee prese da ciò che è stato scritto nei libri antichi, nella situazione attuale. Sono molto gretti, molto persistenti, bastonano con le loro idee e sono fuori dal mondo. Non hanno rispetto per le altre persone che non condividono la loro stessa opinione. In breve, gli ideologi credono che l'ideologia, o il pensiero, creano le insurrezioni o le rivoluzioni, ma per i non-ideologi, gente come me, è vero il contrario.
E' davvero un peccato che abbia trovato molti ideologi tra il PYD e i membri della Tev-Dam, soprattutto quando si trattava di discussioni sulle idee di Abdulla Ocallan. Queste persone sono molto attaccate ai principi di Ocallan, e fanno riferimento ai suoi discorsi e libri nelle nostre discussioni. Hanno fede totale in lui e, in un certo senso,è sacro. Se questa è la fede che le persone hanno messo nel loro capo e hanno paura di lui,è molto spaventoso e le conseguenze non saranno buone. Per me, nulla deve essere sacro e tutto può essere criticato e respinto se ce n’è bisogno. Peggio di così, c'è la Casa dei bambini e Centri giovanili. Nella Casa dei Bambini e Centri giovanili, ai bambini vengono insegnate nuove idee, tra cui la rivoluzione e molte altre cose positive che i bambini hanno bisogno di fare per essere membri utili della società. Tuttavia, oltre a questo ai bambini viene insegnata l'ideologia e le idee e i principi di Ocallan e la sua grandezza come
leader del popolo curdo. A mio parere, i bambini non dovrebbero essere portati a credere in
un'ideologia. Non dovrebbero avere lezioni sulla religione, nazionalità, razza o colore. Essi dovrebbero essere liberi fino a quando diventeranno adulti e potranno decidere da soli per se stessi.

Il ruolo delle Comuni
Nelle pagine precedenti ho spiegato le Comuni e i loro ruoli. I compiti delle Comuni devono essere modificati in quanto non possono semplicemente essere coinvolte nei problemi dei posti dove sono state istituite e prendere decisioni sulle cose che succedono lì. Le comuni devono aumentare i loro ruoli, compiti e poteri. E' vero che non ci sono fabbriche,né aziende e né sezioni industriali. Ma Al Jazera è un cantone agricolo che coinvolge molte persone in villaggi e piccole città e il grano è il suo prodotto principale. Questa regione è anche molto ricca di petrolio, gas e fosfati, anche se molti dei giacimenti petroliferi non sono in uso a causa della guerra e della mancanza di manutenzione, anche prima della rivolta.
Quindi per le Comuni queste sono ulteriori aree per coinvolgere sé stesse nel loro controllo, nel loro utilizzo e nella distribuzione di prodotti per le persone secondo le loro libere necessità. Qualunque cosa rimanga, dopo la distribuzione, i membri della Comuni possono decidere e accettare di commerciarli; venderli, scambiarli per i materiali necessari per le persone o semplicemente conservarli per dopo quando sarà necessario. Se le Comuni non eseguono questi compiti e mantengono quello che fanno adesso, i loro compiti, ovviamente saranno incompiuti.

La conclusione e le mie parole finali
Ci sono così tanti diversi punti di vista e opinioni di destra, di sinistra, separatisti, trotzkisti, marxisti, comunisti, socialisti, anarchici e libertari sul futuro dell'esperimento nel Kurdistan occidentale, che, in realtà, meritano più righe. Io, come anarchico, non vedo gli eventi in bianco o nero, non ho una soluzione pronta per loro e inoltre non ritornerò mai ai vecchi libri per trovare le soluzioni agli eventi correnti che stanno prendendo parte o per i loro esiti perché credo che la realtà, gli eventi stessi e le situazioni creano le idee e i pensieri,e non il contrario. Li guardo con una mente aperta e li collego a tanti fattori, e alle ragioni del loro verificarsi.
Tuttavia, devo dire un paio di cose circa ogni rivolta e rivoluzione, perchè sono molto importanti per me. In primo luogo, la rivoluzione non sta esprimendo rabbia, non viene creata per un ordine o un comando, non è qualcosa che può accadere nel giro di ventiquattro ore e non è un colpo di stato militare, colpo di stato bolscevico o la cospirazione dei politici. Inoltre, non è solo lo smantellamento delle infrastrutture economiche della società e l'abolizione della classe sociale. Ciò che ho detto sopra sono tutti i punti di vista e le opinioni della sinistra,dei marxisti e comunisti e dei loro partiti. Queste sono le loro definizioni di rivoluzione. Guardano alla rivoluzione in questo modo perché sono dogmatici e vedono i rapporti di classe esistenti in modo meccanicistico. Per loro, quando accade la rivoluzione e viene abolita la società di classi,è la fine della storia e il socialismo può essere stabilito . A mio parere, anche se la rivoluzione ha successo, ci saranno ancora possibilità che ci sia un desiderio per l'autorità, all'interno delle famiglie,all’interno delle fabbriche e delle aziende, nelle scuole, nelle università e in molti altri luoghi e istituzioni. Questo in aggiunta alle restanti differenze tra uomini e donne e l'autorità degli uomini sulle donne all'interno del socialismo. Inoltre, rimarrà una cultura avida ed egoista,e l'uso della violenza con molte altre cattive abitudini che già esistono nella società capitalista. Non possono scomparire o dissolversi in breve tempo. In realtà, resteranno con noi per un lungo, lungo tempo e potrebbero minacciare la rivoluzione.
Così, cambiando l'infrastruttura economica della società e raggiungendo la vittoria sulla società di classe non si può né dare alcuna garanzia che la rivoluzione sia compiuta, né che si possa mantenere per lungo tempo. Quindi, credo che ci debba essere una rivoluzione nella vita sociale, nella nostra cultura, nell'istruzione, nella mentalità degli individui e nei comportamenti individuali e di pensiero. Le rivoluzioni nei settori menzionati sopra non sono solo necessarie, ma anzi, devono accadere prima o insieme al cambiamento dell’infrastruttura economica della società. Non credo che sia finita, dopo la rivoluzione nell'infrastruttura economica della società. Si deve riflettere in tutti gli aspetti della vita della società e dei suoi membri. Per me, le persone risentono del sistema attuale e credono nel cambiamento di esso. Hanno la tendenza alla ribellione, la coscienza di essere usati e sfruttati e, in aggiunta, la mentalità di resistenza, cose estremamente importanti per mantenere la rivoluzione.

Come posso collegare il punto di sopra all’esperimento del popolo del Kurdistan occidentale?
In risposta, dico che questo esperimento esiste da oltre due anni e ci sono generazioni che sono testimoni di questo. Sono ribelli o già hanno la tendenza alla ribellione, vivono in armonia e un'atmosfera libera e sono abituati a nuove culture: una cultura del vivere insieme in pace e libertà, una cultura di tolleranza e di dare non solo di prendere, una cultura dell’essere molto fiduciosi e ribelli, una cultura di fede nel lavorare volontariamente e per il bene della comunità, una cultura di solidarietà e di vivere per l'altro e una cultura in cui tu sei il primo e io sono il secondo.
Nel frattempo, è vero che la vita è molto difficile, vi è una mancanza di molte risorse di base e necessarie e il tenore di vita è basso, ma la gente è piacevole, felice,e allo stesso momento, sorridente e vigile, molto semplice e umile,e il divario tra ricchi e poveri è minimo. Tutto ciò ha, in
primo luogo, aiutato le persone a superare le difficoltà nella loro vita e il disagio. In secondo luogo, gli eventi, la loro storia personale e l'attuale ambiente in cui essi vivono gli ha insegnato che, in futuro, non saranno messi sotto una dittatura, essi resisteranno alla repressione e all'oppressione, essi cercheranno di mantenere ciò che avevano prima; hanno uno spirito di sfida e provocazione e non accetteranno più che altre persone prendano decisioni per loro. Per tutte queste ragioni, la gente resiste senza arrendersi, sta di nuovo sulle sue gambe, lotta per i loro diritti e resiste al ritorno della cultura precedente.
Il secondo punto è che alcune persone ci dicono che questo movimento ha Abdulla Ocallan, il PKK e il PYD dietro di esso,perciò, se le persone cercano di deviare questo esperimento, esso si concluderà o un dittatore prenderà il potere. Beh,questo è possibile e può accadere. Ma anche in questa situazione, non credo che la gente in Siria o nel Kurdistan occidentale possa più tollerare una dittatura o un governo di stampo bolscevico. Credo che siano passati i giorni in cui il governo in Siria poteva massacrare 30.000 persone nella città di Aleppo, nel giro di pochi giorni. Anche il mondo è cambiato e non è com’era prima.
Tutto ciò che rimane da dire è che quello che è successo nel Kurdistan occidentale non è stata un'idea di Ocallan, come molte persone vogliono dirci. In realtà questa idea è molto vecchia e Ocallan ha sviluppato questi pensieri in carcere, familiarizzando con loro attraverso la lettura di centinaia e centinaia di libri, senza smettere di pensare e analizzando le esperienze dei movimenti nazionalisti,comunisti e dei loro governi nella regione e nel mondo e il perché essi sono tutti falliti e non potevano conseguire ciò che essi hanno sostenuto. La base di tutto questo è che egli sia convinto che lo Stato, qualunque sia il suo nome e la sua forma, è uno Stato e non può sparire quando viene sostituito da un altro Stato. Per questo, Abdulla Ocallan merita credito.

Estratto dell'articolo "Maggioranza e Minoranza"

Noi non vogliamo imporre niente a nessuno, ma non intendiamo sopportare imposizioni di alcuno.
Felicissimi di veder fare da altri quello che non potremo far noi, pronti a collaborare cogli altri in tutte quelle cose quando riconosciamo che da noi non potremmo far meglio, noi reclamiamo, noi vogliamo, per noi e per tutti la libertà di propaganda di organizzazione di sperimentazione
La forza bruta, la violenza materiale dell’uomo contro l’uomo deve cessare di essere un fattore della vita sociale.
Noi non vogliamo, e non sopporteremmo gendarmi, nè rossi, nè gialli, né neri. Siamo intesi?
[cit. Umanità Nova anno I, n 168, Milano il settembre 1920.]