domenica 8 marzo 2015

Gustave Courbet e la Colonne Vendôme

Lettera da Parigi di Lucien Descaves
10 Gennaio 1928




Gli stranieri attraversano oggi Place Vendôme, attratti dai suoi negozi o dalla colonna eretta per glorificare la Grande Armata Imperiale, le sue imprese e il suo capo; questi stranieri, e anche molti della provincia, hanno difficoltà a credere che la colonna che vedono in piedi è stata buttata giù nel 1871 e rialzata solamente nel 1875.
Il nome del grande pittore Gustave Courbet, morto in Svizzera, al Tour de Peilz, giusto cinquant'anni fa, è legato alla demolizione della Colonne Vendôme e quindi non c'è bisogno di ricordare le circostanze di questo evento storico.
Si attribuisce a Courbet questa affermazione: «Vedrete che cadendo mi schiaccerà».
Fortunatamente non l'ha schiacciato, ma gli ha causato dei gravi disagi ed è a causa della colonna che lui è morto in esilio, braccato come un debitore dai suoi creditori.
Nato a Ornans, a Doubs, il 19 Gennaio 1819, Gustave Courbet aveva passato la cinquantina quando scoppiò la guerra franco-prussiana del 1870. Era famoso e aveva dato l'esempio ai giovani repubblicani che frequentava sotto l'impero, rifiutando la croce che gli aveva offerto un collega di Emile Ollivier al dipartimento. Questa dimostrazione ha reso popolare Courbet e gli è valso un posto al municipio durante la Comune.
L'artista tuttavia non aveva niente dell'uomo politico e la Commission de l’enseignement, istituita dal governo degli insorti, gli ha fatto uno scherzo aggiungendolo come membro, perché la sua ignoranza era evidente. Sapeva leggere e scrivere, non di più; ma suppliva alle lacune della sua istruzione con una loquacità e una vanità famigerate, che facevano divertire i suoi amici.
Cosa poco importante, comunque. Il pittore non era per questo meno straordinario, nonostante la resistenza che aveva sperimentato agli inizi, da parte della giuria. Nel 1847 e nel 1849, gli aveva negato due dipinti, un ritratto e L’après-midi à Ornans.
Imperterrito, e stimolato dai suoi giovani amici, il pittore inviò al Salon del 1850 nove dipinti, tra i quali L’enterrement à Ornans e Les casseurs de pierres.
È stato un grande scandalo. Il grande critico sociale Proudhon – che tuttavia ammirava Courbet – non ha esitato a dire lui stesso che L’enterrement à Ornans non poteva essere esposto «né in un salone, né in un edificio pubblico, né dentro una chiesa.»
Ovviamente, il suo posto era al Louvre, dove si trova adesso e a giusto titolo.
Quello che bisogna aggiungere, è che i posteri, prendendo in considerazione Les casseurs de pierres, si sono preoccupati poco delle intenzioni umanitarie che l'artista affermava di aver introdotto nella sua pittura per nobilitarla: poteva perfettamente farne a meno.
Ma Courbet, di cui lo stesso Proudhon ha potuto dire che la piuma pesava nella sua mano come una sbarra di ferro nelle mani di un bambino, non sbandierava meno le sue teorie di direttore della scuola,la scuola realista, nel Manifesto del 1855, dove sacrificava tutto alla storia contemporanea e agli uomini oscuri come i casseurs de pierres (spaccapietre), un sindaco, un giudice di pace, un notaio, un crocifero, un coro di bambini, un becchino.
Questo Manifesto strombazzato, accompagnava la mostra privata che Courbet aveva tenuto in una baracca in avenue Montaigne. Aveva riunito una quarantina di dipinti, tra i quali Les baigneuses, respinto dalla giuria ufficiale.
La critica si mostrava spietata con il direttore della scuola; ma si parlava di lui specialmente quando organizzava una tournée in Francia e in Germania, con tutta la sua compagnia – su tela.
Fu solo intorno al 1861, tuttavia, che la sua reputazione si affermò. Aveva esposto il suo Combat de coqs e La biche forcée sur la neige, due capolavori.
Il ritorno della conferenza che aveva prodotto l'anno seguente, venne goduto molto meno.
Poi vennero La femme au perroquet e La remise des chevreuils, altro capolavoro che possiede il Louvre e che ha messo Courbet in prima linea tra i paesaggisti.
L’Esposizione universale del 1867 ha fornito a Courbet l'opportunità di rinnovare il suo tentativo del 1855. Ancora una volta, ha organizzato una mostra particolare delle sue opere. Si ammirava La sieste pendant la saison des foins, che appartiene alla città di Parigi. Si poteva discutere il pittore, rammaricarsi che unisse il capo del partito con il direttore della scuola e il socialismo con la pittura; la sua maestria era innegabile e i Goncourt, nel loro giornale, sbagliavano a scrivere, a quell'epoca, che «Il brutto, sempre il brutto e il brutto borghese, il brutto senza il suo grande carattere, senza la bellezza del brutto.»
Ma i Goncourt, aristocratici fino in fondo, avrebbero voluto che fossero Courbet fino alla punta del pennello.
La sua fama, comunque, sembrava definitivamente affermata. Le sue opere erano sparse non solo in Francia, ma in America, in Inghilterra, in Russia… I caricaturisti associavano il pappagallo di Courbet al gatto di Manet e alla bambina di Whistler… Era in buona compagnia.
Gli ultimi anni della sua vita, sono stati offuscati dalla responsabilità a lui un po' attribuita nella caduta della colonna Vendôme. I suoi nemici, per attaccarlo, invocarono la promessa che aveva fatto votare il 14 Settembre 1870 da una assemblea di artisti, voto relativo alla «distruzione» della colonna elevata alla gloria degli eserciti francesi.
Ma già nel 1848, il grande filosofo positivista Auguste Comte, nel suo corso al Palais-Royal, aveva proposto di sostituire «una parodia oltraggiosa del trofeo romano» con l'immagine di Carlo Magno.
Dopo la capitolazione di Sedan e la proclamazione della Repubblica, l'idea è stata ripresa non solo da Courbet e dai suoi amici, ma anche dal comune del 6°arrondissement. Questo chiedeva che il bronzo dei cannoni, indispensabili per la difesa nazionale, venisse preso dalla colonna. (Non sapeva che lo strato di bronzo era superficiale e ricopriva un fusto in muratura.)
Ma la parola «demolizione», attribuita a Courbet, ha causato la sua rovina. È stata risolta quando il Comune di Parigi, il 12 Aprile 1871, ha emanato il seguente decreto:
«Considerando che la colonna imperiale nella Place Vendôme è un monumento barbaro, un simbolo di forza bruta e falsa gloria, un'affermazione del militarismo, una negazione del diritto internazionale, un insulto permanente dei vincitori ai vinti, un attacco perpetuo ad uno dei tre grandi principi della Repubblica francese, la Fratellanza,
Decreta
Articolo unico: la Colonne Vendôme sarà demolita.»
Non possiamo nemmeno incolpare Courbet di avere controfirmato questo decreto, visto che il 12 Aprile, non faceva ancora parte del comune.
Chi avrebbe dunque avviato la proposta?
«Io!» ha dichiarato Félix Pyat rifugiato a Londra e che aveva, anche lui, un posto nel Municipio.
Ma un altro dei suoi colleghi che conoscevo bene, Gustave Lefrançais, spesso mi ripeteva che il decreto era stato scritto non da Félix Pyat, ma dal dottor Sémerie, direttore delle ambulanze, ex segretario di Littré e anche da Georges Clemenceau, che era allora il sindaco di Montmartre.
E non è impossibile, dato che la volontà del comune riflette, dopotutto, i sentimenti espressi nel 1848 dal capo della scuola positivista a cui apparteneva Littré.
In ogni caso, il consiglio d'amministrazione approvò il 1°Maggio 1871, un accordo con le imprese di demolizione, pagando 28000 franchi. Era un giovane ingegnere di nome Iribe che li aveva tolti dall'imbarazzo mostrando loro il modo più semplice per abbattere la colonna: l'incisione a fischietto che facevano i taglialegna.
Così è stato fatto. La colonna, che dovevano abbattere il 5 Maggio, venne abbattuta il 16 Maggio, su un letto di letame e fascine che Courbet sosteneva di aver fatto spargere per attutire la caduta. Questo gli permetteva di dire che, non essendo riuscito a salvare la colonna, aveva almeno limitato i danni!
Ero giovane allora e vivevo non lontano da lì, in rue Caumartin…; così sono andato da ragazzino di Parigi a veder cadere la colonna. Delle acclamazioni, delle bande musicali, una nuvola di polvere…, non ricordo altro. Ma i giorni seguenti, mi unii ai curiosi che andavano a vedere le sezioni del grande serpente nero… e la testa dell'imperatore staccata dal tronco…
Ristabilito l'ordine, venne accusato Gustave Courbet e fu condannato a sei mesi di carcere, oltre a una pena pecuniaria di cinquecento franchi di multa per l'abbattimento; oltre a ciò, gli vennero addebitati anche i costi di ricostruzione stimati in 323091 franchi e 68 centesimi!
La sua detenzione fu breve: dal 22 Settembre 1871 al mese di Gennaio 1872. Dalla prigione di Sainte-Pélagie, è stato necessario portarlo in una casa di cura, a Neuilly, dove subì un intervento.
Liberato, non era alla fine delle sue pene, anche se scrisse:
«se la Comune mi ha portato dei disagi, essa ha aumentato le mie vendite e il mio valore della metà; vale a dire che da sei mesi, i proprietari dei miei quadri e io, abbiamo venduto 180000 franchi della mia pittura.»
In lotta contro le richieste del Ministero del tesoro che aveva colpito tutti i suoi beni in garanzia; disgustato da una vendita giudiziaria che aveva prodotto appena dodicimila franchi; bandito dal suo villaggio, bandito dal Salon da Meissonier, che aveva deciso che le sue spedizioni non sarebbero state neanche esaminate, insultato gravemente da Alexandre Dumas figlio in une Lettre ouverte sur les choses du jour, Courbet finì per chiedere asilo in Svizzera. Nel mese di Luglio 1873, si trasferì a La Tour de Peilz, sulle rive del Lago di Ginevra, in una piccola casa che ho visitato. Morì il 31 Dicembre 1877, di una malattia del fegato che la sua intemperanza aveva peggiorato.
Per quanto riguarda la colonna, l’Assemblea nazionale aveva adottato il 30 Maggio 1873, il progetto della sua ricostruzione. Venne ricostruita nel 1875. La statua di Napoleone che sta in cima al monumento è quella di Dumont che rappresenta Napoleone come un imperatore romano. Aveva sostituito, durante il Secondo Impero, l'opera dello scultore Seurre che vestiva Napoleone I con il cappotto e il piccolo cappello leggendario. Questa statua ha avuto un interesse conservazionista morboso, soprattutto quando l'esercito tedesco, nel 1870, invase Parigi. I bonapartisti fedeli, hanno sempre rimpianto di non vedere sulla Colonne Vendôme l'immagine del Petit Caporal come era rappresentata dal 1833 al 1863.

giovedì 26 febbraio 2015

Autenticità, anti-vaccinari e crescita del neoprimitivismo

da ottawacitizen e tradotto da F.A.


Nel nuovo lavoro di William Gibson, The Peripheral, un libro sul viaggio nel tempo, c'è un tira e molla tra una donna di nome Flynne, che viene da un futuro molto vicino, e Wilf, che vive in un futuro alternativo di 70 anni più avanti.

Ad un certo punto Wilf si meraviglia del fatto che il popolo di Flynne si prenda ancora i raffreddori e che combatti le infezioni con gli antibiotici. Nel suo 22° secolo, dice Wilf, le uniche persone che si ammalano sono persone che lo fanno deliberatamente, come una forma di arrivismo.

Come racconta Wilf a Flynne, si tratta di persone che non si allontanano abbastanza dalla civiltà moderna così che “si offrono volontari per un'altra manifestazione di essa: le malattie ereditarie. Pensano che li rendano più autentiche.”

Flynne è incredula: “Hanno nostalgia dei raffreddori?”

Wilf risponde, “se potessero apparire come se l'avessero preso, ma evitando qualsiasi disagio, lo farebbero. Ma altri, insistendo sulle cose reali, li deriderebbero per la loro inautenticità.”

Wilf chiama queste persone “adepti del culto del neoprimitivismo,” e in questo breve ed elegante scambio, Gibson cattura l'essenza dello spirito attuale dei nostri tempi.

Dalla dieta paleolitica della “salute ancestrale”ai criminali del movimento anti-vaccini, viviamo in tempi neoprimitivisti, esattamente nella stessa maniera illustrata da William Gibson. Un inquietante ampio segmento della società, ha adottato un rapporto molto scettico e antagonista nei confronti dei principali affluenti della modernità. Ma come in The Peripheral, queste persone non stanno rinunciando alla modernità -ovvero sparire dalla circolazione o decidere di vivere nelle grotte: fanno da volontari per “un'altra manifestazione” della modernità, vivendo nel mondo moderno, senza capirlo o facendo del tutto parte di esso.

L'imperativo morale che lo guida è ciò che possiamo chiamare la ricerca di autenticità. Questa è la ricerca del senso di un mondo che è alienante, spiritualmente disincantato, socialmente appiattito, ossessionato dalla tecnologia e completamente commercializzato. A tal fine, “autenticità”è diventata una parola alla moda nel nostro gergo morale, che sottoscrive tutto, dai nostri acquisti per il condominio e le vacanze, fino alle amicizie e alleanze politiche.

Ci sono due grandi problemi.
La prima è che l'autenticità si rivela essere solo un'altra forma di arrivismo iper-competitivo, che aggrava molti degli stessi problemi che è stata chiamata a risolvere. In secondo luogo, e ancora più preoccupante, è che la paura legittima degli effetti negativi dell'evoluzione tecnologica ha lasciato il posto ad un rifiuto paranoico della scienza e anche della ragione stessa.

La modernità, come la civiltà, si trova alla confluenza del secolarismo, del liberalismo e del capitalismo, e non piace a tutti. La promessa dell'autenticità è aiutarci a ritagliare uno spazio in cui può svilupparsi la vera comunità al di fuori del collegamento con il denaro e in un modo che procede con leggerezza sulla terra. Spesso questo si manifesta attraverso la nostalgia per un tempo dimenticato quando l'aria era più pulita, l'acqua più pura e le comunità più premurose.

Non è mai funzionato in questo modo. Dalle sue origini, la ricerca per l'autenticità è stata motivata dagli impulsi umani più antichi e di base, un desiderio per lo status. La mania per l'autenticità del decennio passato è semplicemente la versione più recente di quella che l'economista Thorstein Veblen, nel suo libro del 1899, The Theory of the Leisure Class, ha chiamato “visualizzazione cospicua.” Veblen era per lo più interessato alle pretese dell'aristocrazia che era in decadenza e alla sua ossessione per le iniziative obsolete come la caccia, la scherma e l'apprendimento delle lingue inutili. Eppure la sua intuizione di base – che il consumo riguarda prima di tutto la distinzione sociale – rimane la chiave per decodificare i nostri brividi culturali guidati dai consumatori.

Un decennio e mezzo fa circa, il cibo biologico è stato il paladino quasi esclusivo di ex hippy seri e giovani amanti della natura — il tipo di persone che amano fare il loro muesli, che non amano farsi la barba e utilizzano cristalli di roccia come deodorante naturale. Ma dalla fine del millennio, il biologico stava facendo incursioni in altri recinti tradizionali, guidato da una crescente preoccupazione per la globalizzazione, per gli effetti sulla salute dell'uso dei pesticidi e per l'impatto ambientale dell'agricoltura industriale. Il passaggio al biologico sembrava l'allineamento perfetto tra beneficio pubblico e privato.

Divenne anche un elemento essenziale di qualsiasi stile di vita “autentico”. Eppure, non appena è diventato popolare, le avvisaglie di malcontento all'interno del movimento biologico sono diventate più difficili da ignorare. Quello che una volta era un mercato di nicchia era diventato mainstream, e con la massificazione è arrivata la necessità di forme di produzione su larga scala che, in molti modi, sono indistinguibili dalle tecniche agricole industriali che il biologico avrebbe dovuto sostituire. Una volta che Walmart ha iniziato a vendere prodotti biologici, il concetto di autenticità si è spostato da una scelta tra alimenti biologici e convenzionali ad una controversia tra i sostenitori del movimento biologico e coloro che sostengono uno standard molto più restrittivo di autenticità, cioè cibo prodotto localmente.

Ma quando si tratta di comprare a livello locale, cosa è abbastanza locale? Se vogliamo vivere a basso impatto, con uno stile di vita rispettoso dell'ambiente, quanto abbiamo bisogno di andare lontani?

La risposta breve è, devi andare lontano quanto basta per mantenere la tua posizione nella gerarchia dello status.

Il problema è che si può essere autentici soltanto se la maggior parte delle persone intorno a voi non lo sono, che ha la sua radicalizzazione dinamica incorporata. Si inizia ottenendo un servizio di consegna di vegetali biologici una volta al mese, fino a cercare di crescere dei polli nel giardino dietro casa. E mentre sei a conoscenza di un'altra cosa, i tuoi amici hanno puntato tutto sulla paleo, evitando cereali, amidi e zuccheri trasformati e imparando come cacciare con l'arco il cinghiale nei fine settimana.

C'è una questione più profonda qui: il problema della radicalizzazione come motore dell'estremismo. Una cosa è giocare ad essere anti-moderni mangiando solo selvaggina, diventando un esperto di lancio dell'ascia o costruendo una distilleria di whisky nel vostro cortile. È qualcosa di completamente diverso spingere quell'etica in un rifiuto profondo della scienza, della tecnologia e della ragione stessa.

Eppure qui è dove siamo finiti. La logica neoprimitivista dell'autenticità è emersa in ogni angolo del nostro modo di pensare, agire e consumare . L'acqua di cocco e il brodo di carne sono elisir, mentre il glutine e i vaccini sono veleni.

Questo è un modo di pensare magico. Siamo diventati ossessionati dalle caratteristiche invisibili o non rilevabili del nostro micro-ambiente, i presunti effetti negativi apparsi dalle anomalie statistiche, dagli aneddoti e dall'ignoranza.

Considerate i seguenti esempi:
-La scorsa settimana, una piccola azienda di frutta dell'Okanagan ha finalmente ricevuto l'approvazione — dopo quasi 20 anni di tentativi — dalle autorità di regolamentazione degli Stati Uniti per la sua mela “artica”. Il principale punto di forza della mela è che non diventa marrone quando è esposta all'aria; questo ha portato le associazioni dei consumatori a denunciarla immediatamente come “mela Botox.” Ignorando che nella mela non è stato aggiunto o iniettato niente; l'azienda ha semplicemente capito come disattivare il gene che produce l'enzima che la rende marrone. I gruppi anti-OGM in Canada hanno subito chiesto che Health Canada rifiutasse di seguire l'esempio americano, nonostante il fatto che il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti avesse affermato che la mela era completamente innocua.

-Tre anni fa, il consiglio comunale di Calgary ha votato per vietare il fluoruro nell'approvvigionamento idrico della città.. Sicuro come la notte che segue il giorno, prima di Natale i dentisti hanno detto al CBC che la carie era ormai dilagante nei bambini di Calgary. I tempi di attesa per vedere un dentista pediatrico in città sono triplicati da uno a tre mesi.

-Un decennio e mezzo dopo essere stato dichiarato eliminato, il morbillo è tornato in Nord America. Il movimento anti-vaccinazione sta acquisendo forza, con i tassi di vaccinazione in molte comunità di lusso in California e in altre parti del continente che cadono ben al di sotto del 95 per cento necessario per l'immunità di branco.


La crescente resistenza ai progressi dell'agricoltura e alle iniziative di salute pubblica di vecchia data, avvengono nonostante un consenso scientifico che loro sono al sicuro, ma in molti casi, a causa di tali assicurazioni, siamo diventati dubbiosi delle tecnologie: viviamo in un mondo che non capiamo. Giochiamo felicemente con i nostri smartphones tutto il giorno, e passiamo tutta la notte preoccupandoci che emanano radiazioni che causano la depressione.

Il filosofo Bertrand Russell una volta ha notato che le disgrazie che possono capitare all'umanità, possono essere divise in due grandi categorie: le cose che vengono inflitte dalla natura e le cose che sono inflitte dagli esseri umani. Per la maggior parte della nostra storia, una grande quantità di sofferenze erano dovute a cause naturali come le carestie, le malattie e i disastri. Ma dopo esserci sviluppati con le conoscenze e le abilità, la classe dei danni inflitti sugli esseri umani da parte di altri esseri umani è venuta ad occupare la fetta più grande del totale. In parole povere, ci sono meno malattie ma più guerre, e come risultato, siamo arrivati a credere che la “natura” sia relativamente benigna, mentre la “civiltà” è sempre più una minaccia.

Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Eppure siamo presi nella morsa di una nostalgia feroce, in cui il pensiero di contrarre una malattia come il morbillo non è qualcosa da temere, ma da accogliere come un segnale della nostra profonda connessione con la natura.

Viviamo in tempi neoprimitivisti. La ricerca dell'autenticità sposata all'irrazionalismo tecnofobico, ci ha portato ad una situazione bizzarra in cui siamo sempre più ignoranti e sospettosi delle basi scientifiche e tecnologiche del nostro mondo. Come se i pesci decidessero che l'acqua è la loro nemica.

mercoledì 25 febbraio 2015

Una Risposta Anarchica all'Ebola - Parte Due: Immaginare un'Alternativa Anarchica

Prima Parte


Punti Chiave:
-Proprio come con l'epidemia di AIDS, i movimenti popolari odierni possono e devono far pressione sulle istituzioni statali e aziendali per salvare delle vite, pur rimanendo critici e creando alternative indipendenti.
-Una futura società senza stato può e deve mantenere i sistemi per sostenere la salute umana. Questi sistemi sono in genere più complessi di altri sistemi -di cui gli anarchici stessi hanno mantenuto nei momenti di rivolta-, ma sono fattibili.
-Troppi anarchici offrono critiche e distruzione sotto la bandiera anarchica, ma non parlano da anarchici quando presentano alternative su larga scala. Questo ha contribuito all'idea che le soluzioni anarchiche siano solo locali, low-tech e limitate.
-D'altra parte, i sistemi di assistenza sanitaria, la ricerca scientifica e i sistemi di assistenza comunitari riflettono in toto le tradizioni anarchiche sul mutuo soccorso, sulla libera associazione e sulla cura per tutte le persone a prescindere dallo status o dalla classe.
-Il riconoscimento globale #BlackLivesMatter significa combattere non solo quando le vite dei neri vengono prese insensatamente, ma anche quando vengono presentate delle insufficienze nel sostenere i prìncipi e l'assistenza materiale.



Chiaramente, l'epidemia attuale è diventata grave a causa dei governi incompetenti, delle agenzie, delle organizzazioni della salute pubblica, del trasporto aereo internazionale e dalle reazioni impaurite delle persone. Come abbiamo visto in altre crisi, lo Stato non è riuscito a prepararsi adeguatamente nel portare sostegno alle persone più bisognose -una situazione che ricorda gli uragani Katrina e Sandy negli Stati Uniti. Dopo questi disastri, gli attivisti hanno creato delle risposte decentralizzate e organizzate orizzontalmente per queste emergenze. Questi sforzi, per quanto limitati, permettono di rivolgere una domanda più grande: se vivessimo in una società anarchica, dove non c'è lo Stato, sarebbe possibile affrontare una crisi di salute pubblica?

Domanda Ideale 1: Anche se la risoluzione anarchica globale accadesse domani, servirebbero ancora molti decenni di ricostruzione e ridistribuzione per annullare la concentrazione della ricchezza e della distribuzione continentale e razziale della povertà. Queste sono le conseguenze quando le loro proprietà vengono rubate da noi. Cosa proponiamo per invertire concretamente gli squilibri -che hanno reso possibile questa epidemia di Ebola- come quello del numero di medici professionisti qualificati?

Domanda Ideale 2: Come fanno gli anarchici a bilanciare tra il celebrare il potenziale dei volontari -e le risposte alla crisi con l'organizzazione orizzontale come per l'attuale epidemia di Ebola- e ad interrompere le pressioni dello Stato e delle istituzioni capitaliste verticistiche che attualmente controllano gran parte delle risorse necessarie? Oppure gli anarchici dovrebbero mantenere un silenzio fazioso su quest'ultima domanda?


Cosa significa affrontare l'epidemia di Ebola?
Gli strumenti esistenti per affrontare l'Ebola, in assenza di un vaccino o di un trattamento specializzato, sono semplici. Al di fuori di attenti protocolli, l'Ebola è una malattia particolarmente crudele, che colpisce duramente quelli che si prendono cura direttamente dei malati -che siano famigliari, stranieri generosi o operatori sanitari scrupolosi. Con un'attenta osservanza dei regimi di protezione, i malati di ebola possono spesso essere aiutati durante la malattia e con un contenimento della malattia. Ma queste procedure sono fondate sulla pronta fornitura di “personale, roba, spazio e sistemi”—il materiale, umano e i componenti fisici della fornitura di assistenza sanitaria . Gli operatori sanitari hanno bisogno di materiali per proteggere se stessi e i loro pazienti, di strutture pulite e ben fornite in cui lavorare e sostituzioni adeguate quando hanno bisogno di riposare o di essere curati. Trattare l'Ebola ha senso solo all'interno di un servizio pubblico che è una parte costante della società.
Come l'HIV/AIDS durante i primi anni della pandemia, l'Ebola è una malattia che colpisce prima e più duramente le vite delle persone che sono state svilite dalla struttura dl potere globale . Come l'HIV/AIDS, questa malattia minaccia il futuro di intere comunità -anche interi paesi-, mentre pone una minaccia meno diretta al pubblico mondiale in generale.
Tre pericolose reazioni che sono arrivate con l'HIV/AIDS sono rilevanti per il modo in cui affrontiamo l'Ebola. (La differenza è che il virus Ebola può spostarsi da una minaccia locale ad una globale molto più velocemente).
In primo luogo, la malattia è diventata un pretesto per diffamare ulteriormente i membri di molte popolazioni; stiamo già vedendo reazioni inquietanti che associano gli africani, gli africani occidentali o le persone di colore con l'Ebola.
In secondo luogo, la comunità internazionale non è riuscita a dare la priorità alla risposta della malattia fino a quando questa non ha colpito persone di condizioni sociali molto elevate. Questa risposta ad una malattia infettiva, porta a morti inutili e maggiori costi finali.
In terzo luogo, le soluzioni nuove ed esistenti sono accessibili solo ad un prezzo elevato, fuori dalla portata della maggior parte del mondo.
Una lotta importante incombe su chi ha accesso alle nuove cure e alle misure di prevenzione per l'Ebola quando queste vengono immesse sul mercato. Non si deve permettere a quelli che hanno la ricchezza e i timori esagerati di battere chi è più a rischio.
Fortunatamente, la risposta alla pandemia di AIDS ci ha anche insegnato alcune lezioni fondamentali per la crisi odierna. I pazienti affetti dall'AIDS e gli attivisti, hanno combattuto per avere un posto nel tavolo delle pianificazioni a fianco di medici e farmacologi. Hanno anche costruito ospedali nelle comunità, turbando la vita politica al fine di ottenere finanziamenti per il trattamento, modificando il processo della distribuzione dei farmaci in favore dei pazienti che stanno morendo, sfidando il diritto della proprietà intellettuale globale per rendere i farmaci disponibili per il sud del mondo e combattendo contro la stigmatizzazione della malattia e delle persone più vulnerabili ad essa.


Domanda Ideale 3: Ci sono stati degli sforzi eccellenti nella sanità pubblica di base, dall'ACT UP alla clinica Common Ground dopo l'uragano Katrina, ma, una volta superato un certo livello, questi hanno sofferto per la limitazione delle infrastrutture . Quali meccanismi di organizzazione possiamo mettere in atto per far funzionare questi sforzi nell'entità dei problemi che loro affrontano? Cosa possiamo imparare dalle istituzioni non orizzontali come il servizio sanitario di Cuba o dal finanziamento formalizzato che alimenta Medici Senza Frontiere? Se le istituzioni liberatorie sono poche, come possiamo fare in modo che queste istituzioni si moltiplichino rapidamente per rispondere ai bisogni urgenti? Come possiamo finanziare la scienza, inclusa la ricerca medica, e i servizi pubblici di massa al di fuori del sistema di profitto corrente?


Sanità pubblica ed epidemiologia: Beni pubblici? Controllo dello Stato? Entrambe le cose?
Conosciamo l'Ebola e sappiamo come trattarla grazie a vari ricercatori che ruotano in contesti quali virologia, medicina ed epidemiologia: essi hanno tracciato le incursioni del virus nelle comunità umane. Il loro lavoro ci ha portato dalla tragedia quasi incomprensibile nel 1976 fino alla capacità di concettualizzare e pianificare le scelte urgenti necessarie per fermare, oggigiorno, un'epidemia molto più grande.
Tali sistemi scientifici sono tra i più grandi sforzi decentrati che gli esseri umani abbiano mai creato. Il metodo scientifico opera sia attraverso la memoria collettiva sia attraverso lo scetticismo collettivo nei confronti di qualsiasi autorità designata in modo permanente. Allo stesso tempo, una memoria collettiva dei fatti scientifici è vitale per l'impresa. Così anche il continuo interscambio di conoscenza, la formazione dei ricercatori, degli operatori sanitari e degli specialisti della salute pubblica è fondamentale. I metodi per comprendere la malattia, imparare come rispondono i microbi ai possibili trattamenti e monitorare la diffusione e il declino delle ondate infettive sono tutte cose rese possibili attraverso questi meccanismi decentrati. Inoltre tutte si basano sui sistemi pubblici permanenti.
Tuttavia, la storia anti-autoritaria della scienza, è accettata da molti scienziati, ed esclude i modi in cui molti modi scientifici di guardare il mondo si intrecciano con quelli dello Stato. Infatti molte branche della scienza nascono dal desiderio urgente dello Stato moderno di monitorare, elencare e progettare il futuro dei suoi soggetti —da qui la parola statistica: scienza dello Stato. L'epidemiologia dipende dal contare la malattia tra individui tracciabili, ovvero pazienti identificabili in un paesaggio in cui ognuno è visibile. Se si pensa alla governance moderna come un hardware e un sistema operativo attraverso il quale si è “guardati, ispezionati, spiati, diretti, guidati dalla legge, numerati, regolati, iscritti, indottrinati, raccomandati, controllati, verificati, stimati, valutati, censurati, comandati … osservati, registrati, contati, tassati, timbrati, misurati, numerati, valutati, abilitati, autorizzati, ammoniti, impediti, proibiti, riformati, corretti, puniti” (usando le parole dell'anarchico russo Petr Kropotkin), allora l'epidemiologia è una delle “applicazioni killer” che girano su tale sistema operativo. O meglio, il contrario di un killer. Così, la salute pubblica come concetto è inseparabile da alcuni di questi apparati di monitoraggio e risposta.


Domanda Ideale 4: L'anarchismo parla di distruggere solo lo Stato centralizzato o anche l'hardware e il sistema operativo che ha costruito per vedere (sorvegliare) i suoi cittadini? Parla anche di separarlo dal controllo di una qualsiasi entità? Di frammentare il controllo in pezzi più piccoli? Di eliminare alcune ma non tutte queste possibili operazioni? Di mantenere la sorveglianza sui microbi, per esempio, mentre si elude/si rende anonima la sorveglianza sugli individui?

Immaginiamo la società anarchica come una società decentralizzata e che vede l'accumulo di potere e di controllo come un rischio che deve essere contrastato dalla progettazione delle sue istituzioni, attraverso la cultura del lavorare insieme. Per prevenire l'incrocio pericoloso della sorveglianza con la salute pubblica, le cliniche a livello comunitario potrebbero scegliere di ridurre al minimo l'esposizione dei loro pazienti. Potrebbero crittografare e anonimizzare le informazioni sulla salute prima di condividerle fuori dalla comunità locale, cosa che è molto più probabile nei sistemi sanitari statali e capitalisti. Una società anarchica potrebbe essere anche una società senza una singola organizzazione o istituzione che controlli tutto il resto. A differenza del mondo in cui viviamo oggi, nessuna organizzazione (anche un posto di lavoro che si assume un compito importante) avrebbe la capacità universale di ispezionare tutte le testimonianze, tanto meno la possibilità di eseguire il backup di una tale richiesta con la forza. Invece, quando si pone una priorità, il collettivo più preparato per affrontarlo e avvicinerebbe altri per la loro cooperazione.
Sorprendentemente, la situazione con l'Ebola preannuncia adesso alcuni di questi processi. Una risposta veramente efficace all'Ebola richiede il coinvolgimento della comunità e la partecipazione attiva nell'educazione alla prevenzione, al trattamento e alle modifiche delle routine della vita quotidiana. Nessuno degli Stati regionali è davvero abbastanza forte da imporre questo tipo di osservanza nelle comunità rurali periferiche o nei quartieri urbani densamente popolati. Come per molte necessità giornaliere, il consenso e la persuasione sono i canali attraverso i quali le cose in realtà vengono fatte. Gli anarchici si sforzano di generalizzare questo principio, per quanto sia umanamente possibile.


Come potrebbe rispondere all'Ebola una società senza Stato?
Una classica domanda sull'anarchismo è “Chi pulisce la spazzatura in una società anarchica?” In contrasto con la società capitalista, dove le risposte più comuni sono “una persona che ha bisogno di soldi” o quelli a cui non piace il lavoro, gli anarchici generalmente parlano sia dell'assoluta necessità di assumersi la responsabilità a livello locale, sia la possibilità di premiare le persone affinché svolgano compiti indesiderati e sia della creazione di un sistema di rotazione in cui ognuno deve fare un po' di lavoro duro, indesiderabile o pericoloso. “Nessuno vuole, quindi tutti devono,” può diventare uno slogan della società, magari con un sistema di reciproca approvazione, per assicurarsi che le cose vengano fatte.
La salute pubblica, però, è un po' più complessa. In primo luogo, i sistemi sanitari pubblici sono complessi e interdipendenti. I medici e le infermiere fanno affidamento su stanze ben fornite, attrezzature sterilizzate e farmaci accuratamente testati. Quindi, stiamo parlando di più posti di lavoro coordinati insieme. Sul modello delle cooperative di lavoro gestite intorno ai sistemi telefonici e di trasporto nel mondo durante le rivolte dei lavoratori in tutta la storia, immaginiamo che le persone mantengano un'attenta collaborazione tra di loro. Infatti, abbiamo il sospetto che la gerarchia eccessiva, il profitto, la concorrenza tra le imprese private e le scartoffie per i pagamenti spesso intralcino un coordinamento significativo.
In termini di arruolare le persone per trattare una malattia pericolosa, la crisi attuale dimostra che la motivazione non è il problema. Iniziative indipendenti come Medici Senza Frontiere o agenzie di cooperazione statali come quelle di Cuba o gli sforzi di reclutamento come quello recentemente effettuato da Avaaz, dimostrano che un sistema basato sul volontariato è sufficiente per la risposta in quei momenti. Data l'opportunità, molte persone sono disposte a correre dei rischi, eseguire compiti ripetitivi e applicare le competenze che hanno nei problemi comuni. La sfida, invece, è fare in modo che le competenze necessarie siano ampiamente insegnate e che le forniture vengano effettuate senza intoppi dove sono più necessarie, oltre a salvaguardare i sistemi per la guarigione delle persone.
Tuttavia, gli sforzi di trattare le persone con malattie infettive, prendere le precauzioni necessarie per prevenire l'infezione e somministrare vaccinazioni ad un'intera popolazione, richiedono lavori dettagliati e gravosi, oltre un attento monitoraggio delle popolazioni in generale. Una faccia del sistema sanitario è il luogo di lavoro di curatori e custodi; ma l'altra sono le fabbriche che producono i generi di prima necessità e sale adeguatamente pulite; e un'altra ancora è un sistema di monitoraggio che registra la salute dei pazienti e il pubblico. Come prendiamo sul serio questi ruoli meno affascinanti e più legati alle fabbriche e allo Stato? Se immaginiamo una società non basata sullo Stato e sulla fabbrica, come facciamo a mantenere questi modi di produzione che mantengono dei sistemi vitali come l'assistenza sanitaria per tutti?
Anche se è quello che manca di più, il più importante ingrediente nella regione è uno sforzo continuo volto a fornire supporto sanitario locale: MSF è riuscito a fare un passo in avanti in modo decisivo in tale situazione. Organizzazioni umanitarie come MSF, cliniche a livello comunitario e di quartiere, sistemi di sanità pubblica e la comunità scientifica, sono tutti esempi di istituzioni di cui abbiamo bisogno. Allo stesso modo, la maggior parte del coordinamento tra di loro è fatto in modo volontario, ed è basato sul comune accordo piuttosto che sulla coercizione e i comandi.
Trattare con un'epidemia di Ebola significa intraprendere alcune azioni molto rapidamente. La rapida mobilitazione dei medici, la costruzione di centri di trattamento o la fornitura di materiale sterile di questo mese è l'equivalente di parecchie volte dello sforzo del mese prossimo. La crisi attuale dimostra che nessun sistema sociale esistente segue questo tipo di accelerazione in modo molto efficace.
Una grande capacità di riserva di agire logisticamente e di fornire personale medico (attualmente espressa attraverso la capacità delle forze armate degli Stati Uniti di costruire infrastrutture, e la capacità dei sistemi sanitari cubani di inviare medici in qualsiasi luogo sulla terra), sono altri prerequisiti per l'azione. Immaginiamo che un'economia a condizione cooperativa sia in grado di deviare queste capacità in altri impieghi in maniera più flessibile rispetto ad un ordine capitalista e ad uno Stato socialista: se il lavoro fosse auto-organizzato, allora qualsiasi collettività di lavoratori potrebbe intervenire per aiutare in una situazione di crisi -e quindi non solo quelli che fanno parte dello Stato o di una ONG appositamente costruita. Immaginate se i lavoratori della FedEx potessero scegliere di utilizzare alcuni dei loro aerei per l'invio di rifornimenti vitali, o se un'unione dei costruttori in Nigeria costruisse una dozzina di centri di trattamento dell'Ebola. Se il profitto non fosse l'obiettivo costante della maggior parte del lavoro, quali altre priorità umane potrebbero essere messe in primo piano? Quali compromessi e disagi sceglierebbero volentieri gli individui e le comunità nel lavorare per aiutare gli altri? Al di fuori della crisi, come potrebbero essere annullate le gravi disparità nelle risorse, nelle preparazioni e negli strumenti necessari per la cura della vita umana, cancellando la vulnerabilità creata da secoli di estrazione di ricchezza in Africa?


Domanda ideale 5: Sappiamo che il capitalismo produce in eccesso beni e servizi privati (per i ricchi) e sottoproduce beni e servizi che possono essere goduti da tutti. Tuttavia, nonostante alcuni sforzi per recuperare gli spazi comuni o fornire gratuitamente prodotti/servizi, c'è un vuoto nelle analisi degli anarchici statunitensi contemporanei sulla redistribuzione dello sforzo sociale verso i bisogni o i desideri collettivi. Come cominciamo a parlare di questo tipo di anarchismo dei beni pubblici?

Domanda Ideale 6: Quale modello di organizzazione pubblica gli anarchici pensano che diventerà più comune in un ordine sociale anarchico? Un grande MSF collegato in rete? Ampliare o ridurre le istituzioni come il CDC e l'OMS? Un servizio sanitario nazionale in ogni paese o in nessun paese?

Domanda Ideale 7: Le quarantene sono compatibili con le idee anarchiche sulla libertà dalla coercizione? In una società senza Stato, chi dovrebbe considerarsi abilitato a costringere qualcun altro a salvare vite umane? E a quali condizioni?


In chiusura, l'epidemia di Ebola è un problema difficile, ma risolvibile. L'attuale epidemia vive grazie a delle condizioni create dal colonialismo, dal capitalismo e dalla guerra. Verso la fine della giornata, i governi e le persone ricche si sono presentati come la soluzione a questa crisi, anche se la maggior parte del duro lavoro è stato fatto dai membri della comunità locale finanziati in modo indipendente e dai volontari modestamente compensati.

Le persone curiose o scettiche sull'anarchismo hanno ragione a chiedere come una società senza Stato potrebbe gestire una sfida come questa meglio di come fa l'ordine mondiale attuale. Quelli di noi che immaginano una società che funziona in modo diverso, dovrebbero avere delle risposte serie per le loro domande. Questo articolo è destinato a tracciare sia una risposta che una rapida discussione tra coloro che lottano per una trasformazione radicale della società, chiedendo di cosa abbiamo bisogno per ripensare o chiarire la nostra politica ed impegnarci seriamente su problemi come questo.

L'Ebola è ben lungi dall'essere il problema più difficile che dovremo affrontare nella nostra vita. Noi anarchici siamo parte della comunità mondiale che affronta questi problemi qui e ora. Il nostro zelo per rendere il mondo giusto e libero non deve portare solo ad immaginare una società ideale, ma a combattere oggi per la cura e la saggezza necessarie nelle decisioni collettive. Dobbiamo chiederci come combattere per le vite che sono a rischio, quando queste decisioni vengono prese dalle istituzioni di cui, giustamente, diffidiamo.


Carwil Bjork-James ha collaborato in organizzazioni direttamente democratiche tra cui l'Independent Media Center, Direct Action to Stop the War e ka Free University of New York City. Vive in Tennessee ed è un Assistente Professore di Antropologia alla Vanderbilt University.
Chuck Munson è il coordinatore e l'editore di Infoshop News, un servizio di notizie online, che festeggia il suo 20° anniversario nel Gennaio 2015. Ha anche scritto per Alternative Press Review, Practical Anarchy e altre riviste. Era anche un webmaster per l'American Association for the Advancement of Science (AAAS) and Science magazine.

giovedì 19 febbraio 2015

Una Risposta Anarchica all'Ebola - Parte Uno: Cos'è Andato Storto?

da Carwil Bjork-James e Chuck Munson. Tradotto da F. A.


Gli anarchici, a livello globale, discutono su cosa ci sia di sbagliato nel mondo: quando le cose cadono letteralmente a pezzi —tipo con l'odierna epidemia dell'Ebola— lo Stato è l'unica risposta? Una società senza stato come potrebbe rispondere ad una sfida come questa? Questo articolo fornisce una risposta anarchica a queste domande, mettendo in evidenza i problemi che ci poniamo e riflettendo attentamente sulla nostra posizione.

Punti chiave:
-L'attuale epidemia di Ebola è scoppiata in in luoghi depredati dalle industrie capitaliste, dalle guerre tra gli Stati e dalla svalutazione della vita in Africa.
-L'assenza di sistemi di assistenza sanitaria per tutti, causa morti ogni giorno, sminuendo l'attuale situazione delle infezioni causate dal virus Ebola.
-Nonostante la percezione popolare, la maggior parte delle cure per le persone afflitte dall'Ebola, quest'anno, sono state fatte da membri della comunità locale e da volontari finanziati in maniera indipendente e modestamente compensati.

Gli anarchici sono stati importanti critici del colonialismo e dei suoi strascichi, del militarismo, del capitalismo e delle politiche economiche fatte da e per le aziende. Gli anarchici sono stati attivi in diverse situazioni, che vanno dai sindacati in Spagna (dove gli anarcosindacalisti trasportavano i carrelli e gestivano il sistema telefonico dopo la rivoluzione del 1936) al DIY nelle comunità punk rock degli anni '80, sottolineando che chiunque può imparare a suonare una chitarra o a costruire un sistema di acque grigie. Negli ultimi due decenni, siamo stati parte attiva dei movimenti che dicono “no” agli aspetti peggiori dello Stato, del potere corporativo, delle guerre, della brutalità della polizia, del WTO, del FMI, della deforestazione e della distruzione delle montagne.
Eppure le nostre voci sono state meno chiare sulle questioni che richiedono il riconoscimento collettivo, l'organizzazione su larga scala o i servizi condivisi, come l'assistenza sanitaria universale -che pone fine allo status di seconda classe per gli immigrati senza documenti- o la ripresa dalla crisi economica del 2008. Troppi anarchici offrono delle critiche e vogliono la distruzione sotto la bandiera dell'anarchia, ma non parlano da anarchici quando presentano alternative su larga scala. Sia con il silenzio che con la parola, gli anarchici hanno contribuito all'idea che le nostre soluzioni siano solo locali, low-tech e limitate.

Prima Parte: Dove siamo, e come siamo arrivati qui?
Il virus Ebola si conosce da quasi quattro decenni. Le sue conseguenze mediche devastanti (almeno in assenza di assistenza ospedaliera immediata e di alto livello) hanno portato a episodi virulenti ma brevi, colpendo ovunque -da una mezza dozzina fino a 500 persone- fino a uccidere la maggior parte di loro. I luoghi remoti e le origini del virus al di fuori della società umana, sono riusciti a contenere le precedenti epidemie, ma nessuno ha dubitato del rischio di un'epidemia ampiamente diffusa come l'odierna epidemia nell'Africa occidentale. Il virus è stato contrassegnato e le procedure di isolamento necessarie sono state registrate; così le conoscenze sufficienti possono rallentare e contenere le epidemie future, -risorse sufficienti e disponibili permettendo. I ricercatori hanno preparato un vaccino, e hanno confermato la sua efficacia sulle scimmie —le quali soffrono anche loro di questa malattia.

È qui che si è fermata la preparazione dieci anni fa. Le biotecnologie capitaliste, l'attuale sistema per finanziare su larga scala la ricerca sulla salute pubblica come i test clinici per i vaccini in occidente, hanno visto troppo poco mercato per un vaccino contro l'Ebola. Come molte parti cruciali delle nostre vite, la protezione dalle malattie infettive è sottoposta ad un test di redditività. Misurate in termini di dollari, le vite degli africani non valgono nulla.
L'attuale epidemia ha colpito una parte dell'Africa occidentale che era particolarmente vulnerabile. Due dei tre paesi che si sono trovati nel cuore dell'epidemia del virus Ebola, hanno perso gran parte della loro capacità nel prendersi cura dei malati, dei bambini appena nati e dei morti avuti nelle devastanti guerre civili precedenti. Queste guerre in Liberia (1989–97, 1999–2003) e in Sierra Leone (1991–2002), hanno richiamato partiti e governi in tutti e tre gli Stati coinvolti dall'attuale epidemia; e sono state motivate e sostenute convertendo le risorse come i diamanti e il legname in denaro, attirando interventi militari esterni. Queste guerre sono state solo l'ultimo capitolo di una storia lunga e dolorosa. Da quando è iniziata la tratta atlantica degli schiavi, i soldi stranieri hanno cambiato la regione, scatenando la guerra, rivendicando i prigionieri , e saccheggiando la sua ricchezza mineraria. La Guinea possiede  circa un quarto delle riserve mondiali di bauxite , la Sierra Leone è la principale esportatrice di diamanti; e la Liberia ospita vaste piantagioni di olio di palma e gomma. L'integrazione di queste terre, nei circuiti globali del capitalismo, è stata ripagata con l'estrema povertà.

Negli anni '80, i paesi capitalisti che avevano beneficiato maggiormente delle risorse di altri paesi avevano raggiunto il consenso su come dovessero governare i paesi più poveri. Il cosiddetto consenso di Washington, imposto attraverso il Fondo Monetario Internazionale, le banche di investimento e altre multinazionali-, ha chiesto ai paesi poveri di “correggere strutturalmente” le loro economie per pagare i debiti che avevano con i paesi che si erano approfittati a lungo della loro ricchezza. Gli effetti sui loro sistemi sanitari sono stati documentati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità: “Nella salute, il SAP ha influenzato sia la fornitura di servizi sanitari (insistendo sui tagli alla spesa sanitaria) che la domanda di servizi sanitari (riducendo il reddito famigliare, lasciando così le persone con meno soldi per la salute). Gli studi hanno dimostrato che le politiche del SAP ha rallentato i miglioramenti -o peggiorato- lo stato di salute delle persone residenti nei paesi che hanno applicato ciò. I risultati riportati, includono il peggiore stato nutrizionale dei bambini, l'aumento dell'incidenza di malattie infettive e i più alti tassi di mortalità infantile e materna.”

La grave carenza di personale medico si estende in tutta l'Africa. Tra tutti i paesi dell'Africa Sub-Sahariana, solo il Sud Africa post-apartheid ha più di un medico ogni duemila abitanti. Questa carenza di servizi medici e infrastrutture sanitarie è simile ad altri paesi in guerra (Afghanistan, Cambogia, Timor Est), paesi che attraversano ancora un recente periodo coloniale (Samoa, Fiji, Antigua e Barbuda) e paesi con una global colour line (Haiti, Guyana, Bolivia). L'Africa, naturalmente, è stata colpita da tutti e tre. Con questa nutrizione insufficiente e inadeguata per i più poveri, ogni giorno vi sono delle morti insensate.

Il riconoscimento globale #BlackLivesMatter significa combattere non solo quando le vite dei neri vengono prese insensatamente, ma quando vengono presentati princìpi e assistenza materiale insufficienti per sostenerli. Solo la Liberia (popolazione 4 milioni) ha avuto circa diecimila morti senza senso nella fascia della prima infanzia e 1400 morti materne all'anno. L'Ebola in Liberia è “una situazione di crisi”, ma non questa ecatombe. La redistribuzione delle risorse sanitarie nel paese sarebbe accaduta molto tempo fa in condizioni non capitaliste/non imperialiste. Se l'Africa occidentale avesse avuto il personale sufficiente per tenere in vita le madri e i bambini più piccoli, ci sarebbero state molte risorse di cui adesso si hanno disperatamente bisogno, oltre a prevenire una malattia che potrebbe diffondersi al di fuori della regione.

Questa è la risposta del mondo all'epidemia di Ebola: le maggiori istituzioni hanno risposto troppo lentamente e troppo poco. L'epidemia si è diffusa dalla sua prima infezione nel Dicembre 2013, fino ad un centinaio di persone circa prima che venisse confermato il ruolo del virus Ebola nel Marzo 2013. Il coordinamento di emergenza, a livello internazionale, è iniziato a Luglio.
C'è voluta la diffusione della mortalità dell'Ebola verso vite più preziose -dalla razza e nazionalità-, oltre che dalla minaccia di un rivolo costante di viaggiatori infetti, per focalizzare l'attenzione sull'epidemia di quella parte ricca di mondo. Improvvisamente, è diventata una crisi. Dal momento in cui è accaduto questo, sia i sistemi sanitari locali che le iniziative indipendenti come Medici senza frontiere/Médecins Sans Frontières (MSF) si sono spinti oltre i loro limiti. Anche i pacifisti e gli scettici esperti statali hanno chiamato tutti al lavoro, coinvolgendo gli Stati e anche le forze armate, per potenziare il necessario livello di reazione. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e il governo cubano hanno fatto tutti importanti impegni di risorse; le potenze imperiali hanno distribuito le loro forze armate per fornire il supporto logistico per i nuovi centri di trattamento dell'Ebola.

Oltre ai suoi sforzi per coordinare una risposta medica, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha spiegato come il focolaio del 2014 fosse alimentato dall'incompletezza dell'ordine mondiale odierno. Con un linguaggio schietto, il Direttore Generale della WHO, la Dottoressa Margaret Chan, ha osservato: “In primo luogo, l'epidemia mette in luce i pericoli di crescenti disuguaglianze sociali ed economiche nel mondo. I ricchi hanno le cure migliori. I poveri vengono lasciati morire. … decenni di abbandono dei sistemi e dei servizi sanitari fondamentali significa che uno shock, come un evento meteorologico estremo o il diffondersi di una malattia, possono portare un paese fragile in ginocchio.” Allo stesso tempo, documenti interni di auto-critica rivelano che l'ufficio regionale dell'OMS in Africa non è ancora riuscito a comprendere la gravità dell'epidemia nel giugno 2014. Appuntamenti politicizzati all'interno del WHO, ritardi burocratici e difficoltà nel fornire medici con il visto per recarsi in posti dove sono necessari, sono tutte cose che le azioni dei governi hanno ostacolato anziché incoraggiarli.

A metà di Ottobre, la metà di tutti i pazienti affetti da Ebola, sono stati curati da Medici Senza Frontiere, un ente non statale finanziato in gran parte da 4,9 milioni di singoli donatori, e gestito da medici professionisti volontari. A differenza della risposta degli Stati, MSF è stato in grado di entrare in funzione da Marzo 2014. Tuttavia, prima del 15 Agosto, la capacità dell'organizzazione era quasi sopraffatta: “i nostri team nei centri medici dell'Ebola in Sierra Leone e Liberia sono tesi al punto di rottura.”

Continua nella Seconda Parte

Bestialità e ibridi umano-mucca: l'origine del movimento anti-vaccinaro.

di Patrick Cain e tradotto da NexusCo

Era un avvertimento terribile. Edward Jenner, apprendista adolescente di un chirurgo di campagna in una sonnolente città mercato inglese, avvertì una lattaia locale che c'era un'epidemia di vaiolo (*) nella zona.

Erano gli anni 70 del XVIII° secolo, e il vaiolo era una malattia orribile che uccideva o accecava e sfigurava chi ne era colpito.
Ma la lattaia non era preoccupata: "Non posso prendere questa malattia, perché ho avuto il vaiolo bovino." Il vaiolo bovino era una malattia di bovini e, spesso, i lavoratori la contraevano ma senza gravi effetti dannosi. Jenner era incuriosito. Anni dopo, nel 1796, iniziò a iniettare deliberatamente alle persone il vaiolo bovino per impedire di contrarre il vaiolo. (La parola "vaccinazione" deriva dalla parola latina di mucca)

La sua tecnica era primitiva per gli standard moderni, e portava un rischio di avvelenamento del sangue, oltre che altre infezioni. Ma il più delle volte, funzionava.

Ma molte persone contestavano l'idea di vedersi iniettate delle cellule provenienti da un animale malato.

La preoccupazione più fondamentale era "assorbire una parte viva di un animale, ti rende in parte animale?

Il medico Benjamin Moseley vedeva ciò come un serio pericolo.
"Può una persona dire quali possano essere le conseguenze dell'introduzione di un umore bestiale nella struttura umana, dopo un lungo periodo di anni?", scrisse nel 1800.
"Chissà se il carattere umano può subire mutazioni strani dall'umore quadrupede? ...
"A causa della vaccinazione, le donne britanniche potrebbero vagare nei campi per ricevere gli abbracci del toro."
"Chi lo sa, ma dalle vaccinazioni sorgerà una febbre brutale, e quindi come una moderna Pasifae può rivaleggiare le favole di un tempo?"

(Nella mitologia greca, Pasifae, una figlia immortale del sole, si accoppiò con un toro, dando alla luce una creatura mostruosa ibrido toro-uomo, il Minotauro.)

Le teorie di Moseley incontrarono uno scherno spietato ai tempi: una raffigurazione comica, mostra una giovane donna che, essendo diventata una moderna Pasifae dopo il vaccino contro il vaiolo, le viene presentato il suo bambino: una creatura ibrida mucca-umano con le corna. E in tale raffigurazione, vediamo la donna inorridita che rifiuta tale creatura.



Ma Moseley affermava di aver osservato la "trasformazione bestiale" nei suoi pazienti: "Sarah Burley, il cui volto è stato distorto, cominciò ad assomigliare ad un bue; Edward Gee, che era coperto di piaghe, aveva delle chiazze di peli di vacca."

"William Ince ... è stato vaccinato quando aveva quattro mesi di età. Poco dopo, il vaiolo bovino è scoppiato sottoforma di piaghe ed eruzioni su tutto il suo corpo."

"Quando le piaghe venivano assorbite, apparvero sulla schiena e sui fianchi, macchie di peli che non assomigliavano ai suoi peli: erano di colore marrone chiaro ed erano lunghi e somiglianti a quello di una mucca."

Ferdinand Smith Stuart, un seguace di Moseley, pubblicò il suo opuscolo in cui descriveva un caso più allarmante:
"... Un bambino a Peckham a cui era stato inoculato del vaiolo bovino, è cambiato in modo brutale: correva su quattro zampe come un animale, urlando come una mucca e cozzando con la testa come un toro!"

Il vignettista satirico James Gillray mostra un gruppo di persone appena vaccinate dai cui orifizi emergono dei bovini, mentre un medico guarda con indifferenza glaciale:



Un poema anonimo contro Mosely nel 1808, descriveva un genitore che guardava i suoi figli vaccinati trasformarsi in bestiame:

Jem, Joe e Maria, in piedi, rosicchiano i cardi;
Sulla fronte, oh orribile! Spuntano delle corna:
Tom con una coda e il povero William tutto peloso,
Adagiato in un angolo, essi ruminano!

Lo scrittore deride la tendenza a incolpare qualsiasi disgrazia umana sulla vaccinazione:
Se un muratore o carpentiere cadono da un'impalcatura,
E avvengono mutilazioni, lividi o fratture, povero il suo corpo!
O un cavallo getta il suo cavaliere, che sconcerto,
Nel fissare sulla vile vaccinazione la colpa?

E, in risposta alle critiche di Moseley che il vaiolo bovino causerebbe bestialità:
Attenzione alla vaccinazione! Che, se noi siamo conniventi,
Riempirà il mondo intero con la piena incontinenza;
Produce ninfe matroni, prima che esse arrivano ai quindici [anni],
E in ogni giovane giovinetto un toro impazzito rampante.
Per il virus delle bestie, si genereranno i loro vizi,
Un assioma, i miei amici, è inutile contestare,
dal momento che un ciabattino di buon cuore, si vede, in un batter d'occhio
trasformare con la vile vaccinazione in un bruto.

Altri, come il medico John Birch, lamentavano di perdere così l'eugenetica utile di una malattia che colpiva i poveri.
"Birch riteneva che la vaccinazione era innaturale e dannoso, perché se essa lavorava nel compromettere il prezioso ruolo che il vaiolo giocava nell'uccidere i figli delle classi più basse, come "una disposizione misericordiosa da parte della Provvidenza nel ridurre il peso della famiglia di un uomo povero," scriveva lo storico britannico Gareth Williams.

"Ci sono stati sentimenti anti-vaccinazione da quanto sono stati creati i vaccini," ha detto l'epidemiologo David Fisman dell'Università di Toronto in un'intervista.

"Quando il vaiolo emerse a Montreal nel tardo 19° secolo, un sacco di parroci della parte bassa di Montreal erano contro il vaccino, in quanto pensavano che fosse una cospirazione da parte dei Wasp di Westmount nel rendere i cattolici sterili."

Toronto, sia prima che dopo la prima guerra mondiale, si è divisa aspramente sulla vaccinazione contro il vaiolo.


Nel corso dell'epidemia di vaiolo del 1906, il consiglio di istituto scolastico di Toronto aveva bocciato una risoluzione nel richiedere l'immunizzazione per tutti gli studenti.
Un amministratore aveva richiesto che "l'inquinamento arbitrario dei corpi dei bambini a Toronto con del materiale animale, doveva essere abbandonata", aveva riferito il The Star.
Un'altra chiamata per la soppressione dei vaccini.

Un editoriale del The Star del tempo, sosteneva che i medici dovevano impegnarsi di più nel rendere il caso per la vaccinazione come una "campagna vigorosa e persistente contro la vaccinazione a Toronto."

Ma nel 1919, quando un'altra epidemia di vaiolo infettò 2.800 abitanti di Toronto, la maggior parte della popolazione abbracciò la vaccinazione.

Come nel 18° secolo, la vaccinazione contro il vaiolo ha avuto i suoi problemi, dice la storica Katherine Arnup. La linfa utilizzata nella vaccinazione stessa, poteva essere contaminata, a volte con batteri streptococco o essere inattiva, mentre le punte di avorio utilizzate per incidere la pelle dei pazienti, non erano sempre puliti.
Mappa della città di Toronto durante l'epidemia di vaiolo del 1919-1920

Ma il voler tornare indietro continuava.

Il vaccino "è fatto del grasso preso dai talloni dei cavalli, dal vaiolo suino e anche da cadaveri," diceva Henry Becker sul The Star, presentandosi ai consiglieri della città come "un medico omeopatico di rilievo" nel 1919.

(Charles Hastings, uno dei principali medici cittadino, lasciò la riunione con disgusto, dicendo che "non aveva tempo di ascoltare e parlare," riferì The Star)

Le campagne di vaccinazione della città proseguivano con la mano pesante: i genitori arrabbiati lamentavano che i loro figli erano stati vaccinati a scuola, nonostante la prova per iscritto (e con le cicatrici) che erano stati vaccinati prima.

Centinaia di persone avevano partecipato a delle manifestazioni contro la vaccinazione. In un episodio bizzarro, avvenuto nel mese di novembre del 1919, avvenne un conflitto con la raccolta di fondi per le obbligazioni guerra al City Hall -ora Old City Hall- , il tutto soffocata dal suono di cornamuse e dal rombo dei carri armati francesi della prima guerra mondiale.
"Volete che l'autorità inietti la droga nei vostri ragazzi e nelle vostre ragazze innocenti?" chiese il veterano della Prima Guerra Mondiale George Conover alla folla.
"No!", ruggì la folla.

Ma i funzionari della sanità pubblica ebbero l'ultima parola. Cinque anni dopo, un nuovo vaccino contro la difterite -il principale killer dei bambini canadesi- venne introdotto nella regione dell'Ontario su larga scala. Le vaccinazioni salvarono decine di vite ad Hamilton quell'anno.



Nota
(*) In Inghilterra, si faceva una distinzione tra vaiolo e sifilide: il primo era chiamato small pox, il secondo invece great pox. Pox, in italiano, significa pustola.

mercoledì 18 febbraio 2015

Cinquanta sfumature di capitalismo: dolore e schiavitù nel posto di lavoro in America

da Libcom e tradotto da F.A.

Se il fantasma di Ayn Rand dovesse manifestarsi all'improvviso nella vostra libreria locale, la Dominatrice del Capitalismo avrebbe certamente avuto un brivido sfogliando le pagine del libro di E.L. James Cinquanta Sfumature di Grigio.

Rand, i cui romanzi sono pieni di momenti sexy, sadomasochisti e dell'elogio della ricerca del dominio dell'eroe maschile, avrebbe subito approvato Christian Grey, il bel giovane miliardario e presidente di una grossa azienda, che piega l'universo al suo volere.
L'ingenua Anastasia Steele cade nel suo mondo — letteralmente — quando inciampa nel suo elegante ufficio di Seattle per un'intervista per il giornale del college. Quando lei lo chiama “maniaco del controllo,” il magnate, simile ad un dio, fa le fusa come se avesse ricevuto un complimento.
Oh, esercito il controllo in tutte le cose, Miss Steele,” dice senza una traccia di umorismo nel suo sorriso. “Do lavoro ad oltre quaranta mila persone…Questo mi dà una certa responsabilità – potere, se vuoi.
Lei lo vuole. Fremendo con trepidazione, Anastasia firma un contratto per diventare la partner sessuale sottomessa di Christian. Avvolta dalla sua eccezionale ricchezza, dall'eccitazione orgasmica e dalla promessa -non molto convincente- che lo scambio sarà a suo beneficio, lei si arrende alle sue regole arbitrarie su cosa mangiare, cosa indossare, e, soprattutto, come soddisfarlo sessualmente. Che spesso significa venire ammanettata e sculacciata. “Disciplina,” come Christian ama dire.
Citando il magnate industriale Andrew Carnegie, Christian giustifica le sue inclinazioni come un accolito dell'ideologia del superuomo randiano: “Un uomo che acquisisce la capacità di prendere possesso della sua mente, può prendere possesso di qualsiasi altra cosa a cui abbia giustamente diritto.” Il culto del superuomo di Rand è ben noto e intriso di passioni oscure; una volta ha espresso la sua ammirazione per il credo dell'assassino di un bambino, appuntando in un suo diario del 1928: "Ciò che va bene per me è giusto," come "la migliore e forte espressione che abbia sentito della psicologia di un vero uomo."
Christian Grey, il nostro vizioso miliardario, ha iniziato la sua vita letteraria da vampiro quando Erika Leonard, la donna dietro lo pseudonimo “E.L. James,” ha pubblicato la prima versione del suo romanzo ad episodi su un sito di fan di Twilight, ispirandosi alla coppia creata dalla Meyers: Edward Cullen e Bella Swan. Più tardi è stato rielaborato e pubblicato nella sua forma attuale. Edward il vampiro se n'è andato, rimpiazzato da Christian lo schiavo-padrone aziendale.
Ubriaco e intossicato della ricchezza e dal potere, Cinquanta sfumature di grigio allude ad un sinistro cambiamento culturale che si svolge nelle pagine successive, davanti ai nostri occhi. L'innocente Anastasia perderà a poco a poco la propria linfa vitale -prosciugata lentamente dai predatori capitalisti. Verrà frustata, umiliata e costretta a mettere un butt-plug. Il vampiro della notte ha lasciato il posto al signore che domina un mondo gerarchico e sadomasochista, in cui chi è senza soldi è un'inerme sottomesso.
Benvenuti nella fase tardo-capitalista.

Manette invisibili
Questo è avvenuto per un certo periodo di tempo. Dall'era di Reagan, dalla fabbrica alle torri piene di uffici, il posto di lavoro americano si è trasformato per molti in una camera di tortura di sfruttamento e dominio ben gestita. I capi si vantano di dare comandi stupidi. I dipendenti, intrappolati da ridicole procedure burocratiche, si censurano per paura di ottenere un foglietto rosa. Le inefficienze sono ovunque. La cattiva gestione e le politiche draconiane sorreggono il sistema di comando e controllo dove il capo è Dio e gli operai sono tante unità spendibili nella grande macchina capitalista. Le ancelle di ferro dell'alto tasso di disoccupazione e della disuguaglianza economica, fanno andare avanti lo spettacolo.
Com'è potuto succedere questo? Gli economisti che sono conosciuti come “fondamentalisti del libero mercato” e che sostengono che Adam Smith sia il loro antenato, amano dipingere un quadro dell'economia come un sistema volontario guidato magicamente da una “mano invisibile” e la cui direzione va verso dei risultati che sono buoni per la maggior parte delle persone. Ci dicono che la nostra economia è un sistema di scambi alla pari tra i lavoratori e i datori di lavoro, in cui chi fa la sua parte è rispettato e arriverà in cima.
Ovviamente qualcosa è andato terribilmente storto con il contratto. I CEO ladroni acquistano i mega-yacht, mentre gli americani che lavorano duramente ottengono salari stagnanti, assistenza sanitaria scadente, cambiamenti climatici e insicurezze implacabili. Il potenziale umano viene sprecato, l'iniziativa punita e la creatività muore di fame.
Gran parte del male deriva dal fatto che gli economisti del libero mercato che ancora dominano la Ivy League e i circoli politici, si sono concentrati sui mercati a scapito di quegli inconvenienti ostacoli noti come "persone." I loro fantasiosi modelli matematici, fanno calcoli sull'acquisto e sulla vendita, ma tendono a lasciare fuori una cosa importante: la produzione. In altre parole, non gliene importa niente del lavoro di coloro che sostengono l'economia. La loro religione perversa può avere qualcosa da dire sulla disoccupazione o i salari – tenendo alta la prima e bassi i secondi —, ma non diranno nulla sulle condizioni dei lavoratori.
Michael Perelman, uno che fa parte di un piccolo gruppo di economisti eretici, mette in dubbio questo regime anti-umano, richiamando l'attenzione sulla negligenza, l'abuso e il dominio sui lavoratori nel suo libro opportunamente chiamato The Invisible Handcuffs: How Market Tyranny Stifles the Economy by Stunting Workers. In esso, rivela che invece di un sistema di scambi equi, ne abbiamo “uno in cui gli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro sono nettamente in contrasto.” Questo crea le condizioni in cui il conflitto viene esasperato e i datori di lavoro devono adottare misure sempre più incisive per esercitare il controllo. L'ostilità tra i lavoratori prospera, e questa si traduce in punizioni sempre maggiori. Il rispetto, il libero flusso di informazioni, compreso il processo decisionale – tutte cose che andrebbero fatte in un ambiente di lavoro produttivo — sono parole al vento. La parola del manager è legge, e il tempo senza fine e l'energia, vengono spesi razionalizzando la sua bontà divina.
Si suppone che gli americani amino la libertà più di ogni altra cosa. Ma il cittadino dov'è meno libero se non sul tipico posto di lavoro? Ai lavoratori vengono negate le pause per andare in bagno. Non possono andarsene per occuparsi di un figlio malato. Le pause e le vacanze sono uno scherzo. Alcuni sono stati ridotti in condizioni di schiavitù –specialmente chi ha raccolto i tuoi pomodori. In tre anni, la disoccupazione è stata dell'8% -il periodo più lungo dai tempi della Grande Depressione-, ciò si traduce che, col clima attuale, il lavoratore non ha altra scelta che sottomettersi. E fingere che gli piaccia.
Un contadino medievale aveva un sacco di cose di cui preoccuparsi; ma il controllo della vita quotidiana durante l'anno non era una di queste. Perelman sottolinea che nelle società pre-capitaliste, le persone faticavano relativamente poche ore durante l'anno rispetto a quanto lavorano ora gli americani. Lavoravano come cani durante il raccolto, ma c'era molto tempo libero nei periodi fuori stagione. Le vacanze abbondavano – ben 200 all'anno. È stato Karl Marx, nella sua Teoria dell'Alienazione, a vedere che la produzione industriale moderna -nelle condizioni capitalistiche- avrebbe privato i lavoratori del controllo delle loro vite non appena essi perdevano il controllo del loro lavoro. A differenza del fabbro o del ciabattino -che avevano un loro negozio, che decidevano le proprie condizioni di lavoro, che generavano il loro prodotto e che avevano voce in capitolo su come i loro beni dovessero essere scambiati o venduti-, il lavoratore moderno avrebbe avuto poca autonomia. I suoi rapporti con le persone al lavoro sarebbero diventati impersonali e falsi.
Chiaramente, le meraviglie tecnologiche del nostro sistema capitalistico non hanno tolto all'essere umano il peso del lavoro. Ci hanno portato più lavoro, e alla maggior parte di noi la libertà è diminuita.
La nuda dominazione non è sempre stata legge sulla terra. Nei primi anni '60, quando i sindacati erano più forti e l'impegno del New Deal per la piena occupazione significava ancora qualcosa, un lavoratore sottoposto ad abusi poteva contrattare con il suo datore di lavoro o semplicemente andarsene. Oggi non è così. L'alto tasso di disoccupazione, sostenuto dall'ossessione della Federal Reserve su “la lotta contro l'inflazione” (aka "tenere bassi i salari"), funziona bene per il sado-capitalista. L'attacco implacabile sul governo blocca le grandi opere che potrebbero riequilibrare la bilancia, facendo tornare la gente al lavoro. L'assalto alla contrattazione collettiva, priva il lavoratore di qualsiasi ricorso sulle condizioni inique che subisce. Nel frattempo, lo tsunami di denaro in politica, affoga il sistema democratico. E la redistribuzione della ricchezza verso l'alto, fa si che la maggior parte di noi si azzuffi per il pane quotidiano, piuttosto che lottare per qualcosa di meglio. I media aziendali applaudono.

Capovolgendo la Situazione
Nei primi anni '70, la scena della controcultura S&M, ha seguito l'ascesa del punk rock antiautoritario, dando una forma di liberazione trasgressiva alle persone che avevano subito un controllo eccessivo nelle loro vite quotidiane. Le immagini, influenzate dal bondage, ha colpito il mainstream del 1980 — l'anno in cui l'antisindacale Ronald Reagan fu eletto presidente— nella veste di un posto di lavoro comico, 9 to 5, che divenne una delle commedie con i più alti incassi di tutti i tempi. 9 to 5 colpiva la sensibilità di milioni di americani che lavoravano duramente in posti di lavoro senza prospettive di avanzamento e governati da capi autoritari. Il pubblico urlava di gioia nel vedere tre donne lavoratrici realizzare le loro fantasie di vendetta su un tiranno, lasciandolo sospeso in catene e chiudendo la sua bocca con una ball-gag.
Più di recente, il film del 2011, Horrible Bosses, segue il complotto di tre amici che decidono di uccidere i loro rispettivi capi, prepotenti e offensivi. Il film ha superato le aspettative finanziarie, raccogliendo più di 28 milioni di dollari nei primi tre giorni. È diventata la black comedy con il più alto incasso di tutti i tempi.
La fantasia di capovolgere la situazione lavorativa, deriva dal trauma profondo che le trickle-down politics e la guerra hanno portato ai lavoratori. La gente, naturalmente, vuole lavorare in modo sano e razionale, che offra loro la dignità e la possibilità di aumentare il proprio tenore di vita e sviluppare il proprio potenziale. Quando ciò non avviene, le perdite economiche e sociali sono profonde. Oggi i lavoratori sono intrappolati dalle “manette invisibili” di Perelman –la quale trappola rende ciechi, visto che il capitalismo limita le loro vite.
Il mercato è diventato un mostro: ci chiede di adattarci alle sue coercizioni. Finché ignoriamo questo, la forza dell'economia statunitense continuerà a consumarsi. Libertà e uguaglianza, i capisaldi della democrazia, diminuiranno. Per adesso, molti lavoratori hanno inconsapevolmente accettato le condizioni esistenti come un qualcosa di naturale, ignari di come la macchina sia costruita e manipolata per favorire le élite. La paura e la frustrazione possono anche farci desiderare l'autorità.
Collaboriamo nella nostra stessa oppressione.

Basta chiedere ad Anastasia Steele, il cui contratto da schiava enuncia i suoi doveri con un'efficienza da professionisti.
Il sottomesso dà il consenso a:
-Essere schiavizzato con la corda
-Essere schiavizzato con polsini di pelle
-Essere schiavizzato con manette/catene
-Essere schiavizzato con un nastro
-Essere schiavizzato con altre cose

Si! Lei acconsente. La consumazione ipnotica che Christian offre in un mondo pieno di cene stravaganti e gite in elicottero –cose che saranno revocate se lei non obbedisce a tali regole—, capovolge il suo desiderio naturale per il libero arbitrio. Una volta che Anastasia ha firmato sulla linea tratteggiata, il suo padrone la ricompensa con un regalo eloquente che spesso è il primo “presente” che un dipendente riceve in ufficio: “Ho bisogno di essere in grado di contattarti in ogni momento…Ho pensato avessi bisogno di un BlackBerry.”
Come prima osservazione, lei pone una domanda: “Perché fai questo?”
“Lo faccio,” risponde Christian, “perché io posso.”

Fino a quando non siamo in grado di unirci tutti insieme per cambiare questo sistema oppressivo, i Christian Grey avranno pienamente il controllo sulle nostre vite.

domenica 15 febbraio 2015

Le somiglianze degli antivaccinari con gli anti-abortisti

Di Amanda Marcotte e tradotto da F. A.

In seguito alla recente epidemia di morbillo, una malattia che era stata quasi sradicata dagli Stati Uniti attraverso la vaccinazione, numerosi politici repubblicani si sono messi nei guai a causa del loro sostegno ai gruppo anti-vaccinazioni.
Vedere i commenti contro la vaccinazione da parte dei repubblicani - i democratici sono quasi tutti schierati con gli scienziati-, potrebbe essere una sorpresa per alcuni, perché gli anti-vaccinari sono stati spesso associati, nell'immaginario collettivo, agli hippie liberali -i quali si nutrono di alimenti biologici e criticano “Big Pharma”- e non ai conservatori. In effetti, la retorica dei repubblicani sul “devono scegliere i genitori”, potrebbe anche indurre alcune persone a comparare gli anti-vaccinari col movimento pro-life. Ma non dobbiamo farci ingannare: i dati mostrano che gli antivaccinari sono più popolari a destra che a sinistra. Nonostante qualche frase a effetto sulle “scelte personali” da parte degli anti-vaccinari e le credenze individuali tra alcuni di loro, la realtà è che il movimento anti-vaccinazione, nel suo complesso, ha molto in comune con i gruppi anti-aborto. Ecco alcuni motivi.

L'ossessione per la purezza.
Sia il movimento anti-vaccinazione che il movimento anti-aborto sono ancorati a questa nozione viscerale di “purezza”, ovvero una falsa credenza che il corpo sia una sorta di tempio che deve essere gelosamente custodito da forze esterne che potrebbero danneggiarlo. Per gli anti-abortisti, avere rapporti sessuali al di fuori delle loro regole, usare contraccettivi e abortire, degradano il corpo e distruggono la purezza. Per gli anti-vaccinari, spesso, non è solo la vaccinazione, ma è il mangiare determinati alimenti -o semplicemente una paura generale delle “tossine”- a rendere il proprio corpo “impuro.”

Conseguenze falsificate dall' “impurità.” “
Purezza” è un concetto più astratto e moralistico che scientifico. Nessuna sorpresa, quindi, che le fantasiose conseguenze nel permettere al proprio corpo di diventare “impuro” siano state create sia dagli anti-vaccinari che dagli anti-abortisti. Gli anti-abortisti amano dare la colpa alla sessualità impura se avvengono determinate malattie. Ad esempio, alcuni affermano che l'aborto causi il cancro al seno; altri affermano che la causa della pedofilia sia il sesso. Allo stesso modo, gli anti-vaccinari tendono a sostenere che essere esposti ad alcune -e vaghe- “tossine” presenti nei vaccini, causi una serie di implicazioni, incluso l'autismo e la malattia mentale. Quindi, secondo loro, noi possiamo estirpare ogni sorta di problemi sociali e sanitari aderendo a questa nozione astratta di “purezza.”
E' assolutamente falso questo: le conseguenze che loro attribuiscono all'impurità sono sempre dovute a qualcos'altro. La continua ricerca suggerisce che l'autismo sia genetico. Le malattie come le infezioni trasmesse sessualmente sono causate da germi, non dalle scorrettezze sessuali. La “purezza” non è un baluardo contro gli abusi sui minori o il crepacuore.

Il nodo patriarcale. 
Molti anti-vaccinari si identificano come femministi, ma purtroppo, questo non cambia il fatto che l'ideologia anti-vaccinara, come l'ideologia anti-aborto, sia radicata nei princìpi patriarcali del potere. Gli anti-abortisti, ovviamente, vogliono esercitare il comando patriarcale sui corpi delle donne, negando loro l'accesso alle cure sanitarie di base, mentre gli anti-vaccinari, invece, lo fanno verso i bambini e non sulle donne: cambia solo il target tra i due pensieri. Tutti questi discorsi sulla “scelta dei genitori” e la “libertà”, ci distraggono dal fatto che si tratta di genitori che usano il corpo dei loro figli come veicoli per esprimere se stessi. In realtà si tratta di controllo.
Questo aspetto è diventato chiaro quando Rand Paul ha giustificato la sua ostilità verso la vaccinazione obbligatoria dicendo, “i genitori possiedono i loro figli.” No, i genitori sono i custodi dei figli, e il movimento anti-vaccinazione, nel suo nucleo, rifiuta le responsabilità fondamentali per la protezione dei bambini contro la malattia, oltre che esercitare questa mentalità di dominio su di loro.

La fissazione per il sacrificio femminile. 
Non è una coincidenza che la leadership del movimento anti-vaccinazione tenda ad essere prevalentemente femminile: e ciò non deve essere scambiata per femminista. Gran parte della retorica contro i vaccini, è centrata sull'idealizzazione del sacrificio materno, ovvero un concetto in cui alcune mamme possono fare affidamento su poche cose per proteggere i bambini dalle malattie, mamme “buone” che —spesso privilegiate— si rivolgono a metodi di prevenzione delle malattie che richiedono un intenso lavoro. Come ha scoperto la sociologa Jennifer Reich quando ha studiato le madri anti-vaccinare, questa è una mentalità competitiva che permane tra molti in tale movimento. Lei scrive, “Loro si basano su altre pratiche intensive per la salute dei loro bambini, che hanno visto come pratiche che rendono i vaccini meno necessari, incluso concentrarsi sull'allattamento al seno e la nutrizione a sostegno della salute dei propri figli. oltre a monitorare le loro interazioni sociali e a viaggiare, vedendolo come un modo per prevenire l'esposizione delle malattie.” Infatti, nessuno di questi metodi alternativi funzionano come prevenzione e cura; ma la denuncia sociale del tempo e dell'energia sacrificate dalle madri, è più importante dei fatti scientifici.
È superfluo sottolineare che questo corrisponde all'idealizzazione anti-aborto del sacrificio materno, che sostiene che sia “egoista” per una donna prendere in considerazione la sua indipendenza, la sua ambizione, e anche la sua stessa salute per determinare se e quando avere figli.

La volontà di far soffrire altre persone per i propri “princìpi.” 
Uno degli aspetti più sofferti e frustranti del movimento anti-aborto è come essi, nel complesso, chiedano ad altri di sacrificarsi per i loro princìpi. Oh, certo, amano parlare di come siano persone rigide e di principio che credono che la “vita” inizi con il concepimento, senza eccezioni. Si noti, però, che le persone che devono pagare per questi princìpi non corrispondono alle persone che li mettono in mostra. Non sono gli attivisti anti-aborto che perdono l'accesso alle cure sanitarie quando il Texas riduce drasticamente i finanziamenti per la pianificazione familiare o chiude le cliniche abortiste nel Rio Grande Valley; sono le donne delle zone rurali e a basso reddito che lo perdono. È divertente ciò, vero?
Si noti che l'opposizione “di principio” alla vaccinazione, non viene giocata sui corpi di coloro che detengono tali princìpi (dato che la maggior parte di loro sono stati vaccinati da bambini), ma sui corpi delle persone più vulnerabili, che non hanno possibilità di scelta: i bambini. Un recente articolo de New York Times su questo tema ha fatto capire quanto i bambini siano costretti a sacrificarsi in modo che i loro genitori possano pavoneggiarsi della loro “scelta.”

Tobias ha sopportato la varicella e la pertosse, anche se la signora McMenimen ha detto che questa malattia sembrava più un comune raffreddore. Aveva pensato di fargli un'iniezione antitetanica dopo che lui si era tagliato su un recinto di filo ma ha deciso di non farla : “lui ha un sistema immunitario molto forte.”

Anche se non sono solo questi bambini ad essere esposti al rischio di contrarre le malattie, le scuole adottano misure per proteggere coloro che non possono essere vaccinati per motivi medici: i bambini non vaccinati non hanno neanche accesso all'apprendimento. Per esempio, un'adolescente sta cercando di dare la priorità alla sua educazione, ma sua madre la respinge apertamente, preferendo invece soffermarsi su paranoie infondate sui vaccini contro il morbillo, la parotite e la rosolia (MMR).

Ma quando la scuola l'ha mandata a casa con una lettera, la figlia della signora McDonald era così preoccupata di perdere due settimane di corsi di livello avanzato che ha semplicemente suggerito una vaccinazione contro il morbillo.
"Ho detto, No, assolutamente no", ha detto la signora McDonald. “Ho detto, ‘preferisco che salti un intero semestre piuttosto che ti vaccini.'”

Ci sono echi, anche qui, di leggi di “avviso ai genitori”, attraverso le quali lo Stato permette ai genitori di bloccare ai figli l'accesso all'aborto, anche se gli adolescenti cercano di prendere una decisione sanitaria responsabile.
E, naturalmente, non sono solo i loro figli che i sostenitori contro i vaccini stanno mettendo in pericolo, ma altre persone che hanno problemi di immunità o che non possono, per motivi di salute, essere vaccinati. Molte di queste persone sono le più vulnerabili tra noi, come i bambini piccoli che non sono grandi abbastanza per ottenere la vaccinazione MMR. In questo momento, a cinque bambini di Chicago -di pochi mesi di vita- hanno diagnosticato il morbillo. Non c'è molta “scelta” in quando sei troppo giovane per ottenere una protezione.

I genitori anti-vaccini affermano spesso di agire nell'interesse del bambino, ma è il momento di guardare oltre quello che dicono: bisogna guardare quello che fanno. Una volta fatto questo, si vede che quello che sta realmente accadendo è che i bambini vengono messi a rischio, così che i genitori possano soddisfare il loro “credo personale”. E far pagare qualcun altro per i propri princìpi rende i genitori anti-vaccini simili ai membri del movimento anti-aborto.

martedì 10 febbraio 2015

La razza bianca e il movimento anti-vaccini

Da David Shih e tradotto da F.A.

La scorsa settimana, Larry Wilmore ha affrontato l'argomento controverso contro i vaccini nel suo programma di Comedy Central, The Nightly Show. Com'era prevedibile, ha ridicolizzato i famosi "anti-vaccinari" come Jenny McCarthy e il suo guru ormai screditato Andrew Wakefield. Forse la parte più efficace del programma è stata Melinda Gates che parlava di come l'atteggiamento verso i vaccini sia un fenomeno culturale ed economico. "Negli Stati Uniti diamo i vaccini così per scontati," ha cominciato Gates. "Le donne nei paesi in via di sviluppo conoscono il potere dei vaccini. Camminano dieci chilometri nella calura con il loro bambino e fanno la fila per ottenere un vaccino dato che loro hanno visto la morte." Wilmore, che è nero, ha continuato, dicendo che la paura dei vaccini è un "problema del primo mondo". Mi aspettavo che Wilmore, in quanto nero e di cui i media di intrattenimento hanno fatto della sua corsa un emblema del The Nightly Show, approfondisse un po' di più la questione e facesse almeno una battuta sul “colore” di questo problema del primo mondo. Ma non l'ha fatto e, almeno per ora, la critica al movimento anti-vaccini rimane esattamente all'interno del discorso di classe sociale. In questo blog vorrei suggerire che vi è un forte elemento razziale al movimento anti-vaccini. Con tutte le nuove storie sul morbillo, mi sono chiesto:
"Perché le persone non parlano del fatto che il fenomeno possa avere a che fare con la razza?"

Le persone di colore sono state a lungo associate alle malattie e le pandemie. Solo negli Stati Uniti, la storia razziale non può essere separata dal discorso del corpo non bianco o delle malattie mentali. Anche se le esperienze degli immigrati provenienti dall'Asia e dall'Europa orientale e meridionale sono vitali per questa storia, vorrei soffermarmi su un gruppo in particolare: i neri americani e la storia autorevole su di loro raccontata da un solo uomo, Frederick L. Hoffman. Hoffman era il cancelliere della Prudential Life Insurance Company quando pubblicò il Race Traits and Tendencies of the American Negro (1896). Il documento. di 330 pagine. sosteneva che i neri non dovessero essere assicurati perché avevano un rischio maggiore di mortalità rispetto ad altri gruppi razziali. Le loro basse speranze di vita sono direttamente collegate, ha spiegato Hoffman, ai tratti razziali inferiori ereditati, che promettevano la loro definitiva estinzione come popolo. Imperfetta com'era e criticata non meno da W.E.B. DuBois ai suoi tempi, la diagnosi di Hoffman è stata ampiamente adottata dal settore assicurativo e ha continuato a creare un dibattito pubblico sulla "questione nera," secondo Megan Wolff. Hoffman accusava lo stesso colore nero di essere la patologia, prevedendo, senza compromessi, che nessun corso di innalzamento sociale avrebbe potuto alterare il destino ultimo di codesti individui. I tratti della razza erano alimentate dalle paure bianche, in cui i mali sociali e il contagio, traevano origine dall'incrocio di razza con quella nera. Dal 1915, influenzati dal fiorente movimento eugenetico, ventotto stati avevano approvato leggi contro l'incrocio di razze; pubblicato un anno dopo, The Passing of the Great Race (1916) di Madison Grant, segnò l'epoca in maniea così indelebile, da essere menzionato nel Grande Gatsby.
L'essere nero era, molto semplicemente, un problema di salute pubblica.

Negli anni successivi, la nozione dominante di identità razziale è passata dall'essere dominata dalla genetica all'essere dominata dalla cultura. Quando l'eugenetica ha perso la sua autorità scientifica, nuovi discorsi hanno preso il ruolo di altri per spiegare perché le persone di colore fossero ancora in fondo alla scala sociale. Le voci conservatrici ritraevano sempre di più la cultura nera come patologica, concentrandosi sugli alti tassi di assistenza pubblica, l'uso di droghe illegali, le nascite fuori dal matrimonio e altro. Come potrebbero aspettarsi i lettori di questo blog, il mio metodo per rispondere alla domanda sulle disparità razziali in questi parametri sarebbe quello di indagare sugli impatti dell'istituzionalizzata supremazia bianca piuttosto che su una cultura nera mitica e monolitica. Ma che dire sul consumo di droghe e le vaccinazioni? Fino a che punto sono razziali gli atteggiamenti verso le vaccinazioni? E qual è il loro rapporto con l'istituzionalizzata supremazia bianca? La controversia sulle vaccinazioni può insegnarci molto sulla natura della razza bianca.

Ricercando questo passaggio, ho contattato il Dr. Jason Glanz, un epidemiologo al Kaiser Permanente Colorado's Institute for Health Research. Glanz ha fatto ricerche sull'uso del vaccino per anni, e mi ha fornito una serie di studi che abbattono i dati demografici di utilizzo del vaccino con diverse caratteristiche, tra cui la razza. Lo stesso studio di Glanz del 2013, "A Mixed Methods Study of Parental Vaccine Decision Making and Parent-Provider Trust," di cui è il ricercatore primario, è arrivato a questi risultati, pertinenti alla nostra domanda:

I genitori che avevano rifiutato o ritardato i vaccini per i loro figli, avevano più probabilità di essere bianchi rispetto ad altri genitori che avevano accettato i vaccini per i figli(P = .0003). I genitori che avevano ritardato i vaccini, guadagnavano annualmente $70,000 o superiore (71%), seguiti dai genitori che avevano accettato i vaccini (61%) e i genitori che avevano rifiutato i vaccini (51%) (P = .002).” (484)

Uno studio del 2011, pubblicato in Pediatrics: Official Journal of the American Academy of Pediatrics, riferiva che "Nelle analisi bivariate, i livelli di qualsiasi tipo d'utilizzo di programmi di vaccinazione alternativo, erano significativamente più bassi tra i genitori neri che tra genitori non neri ed erano significativamente più elevati tra i bambini che non avevano avuto una regolare assistenza sanitaria." (851)

Non sono stato in grado di individuare uno studio di vaccinazione la cui domanda di ricerca scandagli il significato della razza. Tuttavia, questi risultati recenti mi hanno spinto a chiedere perché la razza bianca e l'elevato status sociale sono fattori significativi nel ritardare la vaccinazione e nella sotto-immunizzazione.

Uno dei motivi per cui non stiamo parlando del movimento anti-vaccini come movimento bianco è perché noi parliamo di geografia e classe sociale. Queste caratteristiche demografiche spesso delegano alla razza, che è ancor più controversa come problematica. Uno studio del 2015 sull'uso dei vaccini, pubblicato su Pediatrics, ha riportato i seguenti dati sulle comunità del Nord della California: "la sotto-immunizzazione e il rifiuto del vaccino, si raggruppano geograficamente," e che "il livello individuale di sotto-immunizzazione era più alto in quartieri con più famiglie povere oltre a quelle con più laureati." (285, 287)

 Lo spazio geografico in questo paese è sempre stato razziale, l'eredità della FHA e della segregazione razziale, la riqualificazione urbana e la fuga dei bianchi, le città tramonto e altro ancora. Parole e termini come "sobborgo," "centro città," e "quartiere imborghesito" tendono ad indicare il colore della pelle degli abitanti immaginari di quelle zone più di quelle zone stesse. La demografia dello spazio geografico non può essere unicamente una funzione di classe sociale, anche -e soprattutto oggi- quando le pratiche di segregazione razziale de facto possono essere ancora più efficaci della discriminazione de jure, consentita prima del Fair Housing Act del 1968. Tuttavia, lo spazio razziale da solo non spiega pienamente ed esattamente, che cosa abbia a che fare la razza bianca con il rifiuto di vaccinare i propri figli.

Il movimento anti-vaccini è un buon modello per illustrare un importante concetto critico della teoria della razza conosciuto come "la razza bianca come proprietà." Cheryl Harris, in un suo articolo del 1993 su Harvard Law Review dal titolo "La razza bianca come proprietà,"spiegava che al di là del colore della pelle, al di là anche della razza, la razza bianca negli Stati Uniti è una forma di proprietà il cui “uso” è protetto dalla legge. La proprietà non ha bisogno di essere tangibile, spiega la Harris.

"La proprietà non è altro che la base dell'aspettativa," dice Bentham, "che consiste in un'aspettativa fondata, nella persuasione di essere in grado di trarre così tanto vantaggio dalla cosa posseduta." [. . .] In una società strutturata sulla subordinazione razziale, il privilegio bianco diventa un'aspettativa e, per applicare il concetto di Margaret Radin, la razza bianca è diventata la proprietà esemplare della personalità. [. . .] Quando la legge riconosce, implicitamente o esplicitamente, le aspettative consolidate dei bianchi costruite sui privilegi e i benefici prodotti dalla supremazia bianca, essi, i bianchi, riconoscono e rafforzano un interesse della proprietà nella loro razza, riproducendo la subordinazione della razza nera.” (1729-1731)

Un'analogia potrebbe aiutare. Una laurea in medicina o legge non è una proprietà tangibile, ma è una proprietà (chiedetelo a chiunque ne abbia una). È proprietà perché è la base delle aspettative della vita che la legge riconosce (ad esempio, i tipi di lavoro che puoi avere). Harris sostiene che la razza bianca è come una di queste lauree. un interesse di proprietà, il cui riconoscimento è riconosciuto dalla legge -in modo esplicito, fino al 1968- ed è ciò che rende così potente la razza bianca. Da tempo, la razza bianca ha molto a che fare con il tipo di lavoro che puoi reclamare o aspettarti di avere. Una lunga storia razzista interviene in queste "aspettative consolidate,"la cui natura attuale non può sfuggire all'influenza di secoli di legale e istituzionalizzata supremazia bianca.

Seguendo Harris, io sostengo che le aspettative della gente bianca in materia di vaccinazioni siano sostenute dalla legge e da chi amministra la politica di tutela. Quali sono dunque queste aspettative e queste leggi?
Anche nell'ultimo mezzo secolo, possiamo trovare ampie prove della legge che onora le preferenze dei genitori bianchi della classe media quando si tratta degli interessi dei loro figli nei confronti della politica dell'istruzione.

Prendiamo l'esempio di Milliken v. Bradley, un caso della Corte Suprema del 1974, in cui la Corte stabiliva che gli autobus de-segregativi potessero essere usati solo in quei distretti scolastici le cui pratiche di segregazione potessero essere dimostrate come intenzionali. Come la politica di questi autobus de-segregativi, anche la politica dei vaccini stabiliva quali studenti potevano andare a scuola e dove andare a scuola. La facilità con cui i genitori ricevono le esenzioni per i vaccini, particolarmente in alcuni Stati, rappresenta la soddisfazione delle loro aspettative su come le autorità statali e locali dovrebbero trattare i loro figli. Storicamente, i genitori di colore —i genitori neri in particolare— hanno avuto molto meno successo nel perorare i loro interessi, specialmente quando parliamo del trattamento dei bambini in età scolare.

Le loro battaglie per un'esperienza di apprendimento integrato, scherzosamente promesso da  Brown v. Board of Education of Topeka, sono state vanificate dal caso Milliken v. Bradley, che ha facilitato la "fuga dei bianchi" ai quartieri periferici dispensati dall'integrare le scuole del centro città. I genitori di colore hanno avuto scarso successo nell'eliminare i pregiudizi dal monitoraggio curricolare formale e informale dei loro figli, che inizia già all'asilo. E qual è il rapporto fra il razzismo e la politica della Louisiana che quelli sull'assistenza pubblica non possono invocare un'esenzione filosofica? O tra il razzismo e il fatto che lo Stato con il più alto tasso di vaccinazione dei bambini —perché non permette quasi nessuna deroga per l'immunizzazione, neanche quelle di natura religiosa— è il Mississippi?

Alcune comunità in California hanno tassi di esenzione 700-800 volte quelli del Mississippi. Gary Baum, l'autore di questo articolo del 2014 per The Hollywood Reporter, sostiene che a questo proposito, le ricche comunità intorno a L.A. sono "alla pari con il Sud del Sudan." I genitori del Westside di Los Angeles, molti dei quali occupati nel settore dello spettacolo, segnalano "esenzioni per opinioni personali (personal belief exemptions)" (PBE) a livelli selvaggiamente sproporzionati rispetto a quelli della Contea di Los Angeles nel suo complesso.
Secondo Baum,
Il numero di PBE depositati è spaventoso. La regione che si estende dal Sud Malibu a Marina del Rey, fino all'interno de La Cienega Boulevard (incluso Santa Monica, Pacific Palisades, Brentwood, West Hollywood and Beverly Hills) ha in media un livello di PBE del 9,1% tra i bambini in età prescolare per l'anno scolastico 2013-14 -un salto del 26% rispetto a due anni prima. In confronto, la Contea di Los Angeles in generale segnava il 2,2% in quel periodo.

I requisiti statali lassisti della California per il PBE e i dirigenti scolastici accomodanti, suggerisce Baum, hanno dato vita a livelli estremamente pericolosi alla sotto-immunizzazione in alcune scuole. Baum cita il direttore di una scuola con un livello PBE del 30%: "Si tratta di rispettare i genitori. [. . .] Personalmente sono preoccupato —i miei nipoti sono vaccinati— ma non è questo il problema. Il problema è onorare le convinzioni dei genitori."
Rispettando i programmi di vaccinazione alternativi, anche alcuni dottori aderiscono alla mentalità consumistica "autorizzata" dei genitori, perché sono pagati in contanti,” afferma il Dr. Nina Shapiro, direttore di otorinolaringoiatria pediatrica all'UCLA's Geffen School of Medicine.

C'è un ceppo libertariano separato nel movimento anti-vaccini. (Il morbillo dovrebbe essere un normale argomento per i dibattiti della stagione principale.) Più del suo crudo legame con l'autismo, il programma di immunizzazione consigliato dalla CDC non è popolare tra alcuni genitori perché la sua natura prescrittiva è in contrasto con un modo di vivere che vedono diverso e addirittura superiore a quello della stragrande maggioranza degli americani. Possiamo comprendere questa posizione esaminando gli atteggiamenti verso "l'immunità del branco." L'immunità del branco è una teoria sulla salute pubblica ampiamente accettata, in cui si sostiene che l'inoculazione di un vaccino ad una moltitudine precisa dei membri di una comunità, può proteggere quelli che non hanno sviluppato un'immunità alla malattia. I genitori anti-vaccini dipendono dall'immunità del gregge per proteggere i loro figli ma si vedono diversi dalla mentalità del gregge.

Baum ha intervistato il Dr. Mark Largent, uno storico della scienza, della tecnologia e della medicina all'Università Statale del Michigan, sul rapporto tra il privilegio e l'immunità del gregge.
Largent osserva che l'immunità del gregge non è un argomento convincente nelle società moderne occidentali.
"Per [queste persone], quello che stai dicendo è che il bene pubblico è più importante del benessere del loro bambino," afferma. "Non penso che ai genitori importi. Non funziona per loro. È un'affermazione così grande, amorfa."

Vista che la decisione del “vaccinare” è entrata nel discorso dei diritti, si sviluppano segnali che stanno diventando un problema politico partitico. ovvero che presto, le vaccinazioni potrebbero essere criticate come una sorta di tassa ingiusta.

Ammetto di non essere né uno scienziato né un professionista della salute pubblica. Come altri miei post nel blog, questo articolo fa vedere, semplicemente, come il razzismo istituzionale modella, spesso in maniera invisibile, le nostre relazioni con gli altri in modo cruciale. Fino a quanto si può estendere  lo stile di vita antiautoritario e sul cibo biologico in queste enclavi bianche di Los Angeles, abilitate e normalizzate dalla segregazione residenziale ed educativa, dall'accesso al lavoro nella redditizia industria cinematografica, e dalla possibilità molto reale di passare tutto il giorno come un genitore impegnato e colto? È importante notare che gli avversari più visibili del movimento anti-vaccini sono bianchi. Questi. indignati dall'irresponsabilità ignorante degli "anti-vaccinari," gli "anti-anti-vaccinari" rispondono sulle aspettative consolidate della libertà dalla malattia, con tutto che non sono accolti dallo Stato (sicuramente un'aspettativa razziale data dallo stato del nostro sistema sanitario), ma che li portano a chiedere nuove leggi, norme più severe per la PBE e censure ufficiali verso i medici non conformi.

La razza nera è stata a lungo percepita come una minaccia per la salute pubblica, come ha dimostrato la recente isteria per l'ebola. Penso che la razza bianca —non le persone bianche in sé e per sé, per essere chiari— come definita da Harris, le aspettative consolidate del privilegio bianco protette dalla legge, stiano contribuendo ad una nuova minaccia per la salute pubblica. Un modo produttivo per comprendere “la razza bianca come proprietà” è cercare di pensare ai modi in cui le aspettative consolidate dei neri americani per la vita, per la libertà e per la felicità non sono codificate nella legge.

Che aspettative danno delle politiche come la "teoria delle finestre rotte" e i "fermo-e-perquisizione” (stop-and-frisk)? O che aspettative danno le accuse del procuratore della città di Bloomington contro i manifestanti del Mall of America? Se i focolai di morbillo e pertosse ottengono enorme attenzione da parte dei media, è anche a causa del loro potenziale impatto sulle comunità bianche (prima che il virus ebola attraversasse l'Atlantico): allora potremmo anche studiare la razza bianca come parte della causa, un invito alla ricerca che spero di fare su questo blog.

 “La razza bianca come proprietà” è solo un modo di immaginare l'intersezione della razza con la classe quando si considera il potere come motore delle emergenze sanitarie -per esempio per l'epidemia di morbillo.

Tornando al tema delle tasse, “la razza bianca come proprietà” può anche aiutare con l'analisi di altre crisi sociali, inclusa la conseguenza fiscale della Proposition 13 della California, un referendum del 1978 di estrema importanza che, tra le altre cose, congela le tasse di proprietà personali e commerciali dal 1975 fino a quando l'immobile viene venduto o ricostruito. I critici della legge hanno sostenuto che essa è "responsabile nell'aver causato un disastro fiscale e sociale" in California. Altri hanno invocato il razzismo legislativo, in quanto consente a proprietari di lunga data di case preziose e di aziende -i quali per la maggior parte sono bianchi-, di pagare meno della loro giusta quota di tasse. Questi californiani di un'epoca più vecchia, residenti prima che la recente immigrazione cambiasse il colore dello Stato, potrebbero essere considerati parte di un altro gregge. Mentre il proprietario di una nuova casa a Santa Monica è tassato tra i cinque e i dieci dollari per piede quadrato, un'istituzione venerabile della California, che non è mai stata trasferita in altre mani paga circa un nichelino per piede quadrato. Chi è l'istituzione venerabile? Disneyland.

Estratto dell'articolo "Maggioranza e Minoranza"

Noi non vogliamo imporre niente a nessuno, ma non intendiamo sopportare imposizioni di alcuno.
Felicissimi di veder fare da altri quello che non potremo far noi, pronti a collaborare cogli altri in tutte quelle cose quando riconosciamo che da noi non potremmo far meglio, noi reclamiamo, noi vogliamo, per noi e per tutti la libertà di propaganda di organizzazione di sperimentazione
La forza bruta, la violenza materiale dell’uomo contro l’uomo deve cessare di essere un fattore della vita sociale.
Noi non vogliamo, e non sopporteremmo gendarmi, nè rossi, nè gialli, né neri. Siamo intesi?
[cit. Umanità Nova anno I, n 168, Milano il settembre 1920.]