sabato 21 giugno 2014

Pornogramma Libertario - Prima parte

“[...]Pornosez, la sottosezione del Reparto
Finzione che produceva e distribuiva fra i prolet […] Quelli che ci lavoravano, lo informò Julia, la chiamavano "il letamaio." Ci era rimasta per un anno, prestando la sua opera nella produzione di libretti — che venivano poi distribuiti in pacchi sigillati — con
titoli come Racconti licenziosi o Una notte in un collegio femminile, che
poi i giovani prolet avrebbero comprato di nascosto, con l'illusione di
compiere un'azione illegale. […] con l'unica eccezione rappresentata
dal caporeparto — alla Pornosez lavoravano solo ragazze […]” 
1984, George Orwell

“Trascura il pudore, proteggi l'integrità” 
Mauricio Maeterlinck



Recuperiamo il discorso sulla pornografia prendendo spunto dagli scritti anarchici. Grazie a essi, forniremo alcuni dati sul tema, prendendo spunto dagli scritti di Peirats e tanti altri anarchici.

“La posterità è una sorta di tribunale supremo in cui si appellano o fanno ricorso, tutti quelli maltrattati dalla giustizia del loro tempo. Lo stesso non è meno implacabile con chi, arbitrariamente, ha nuociuto al vero equilibrio di Themis, ornandosi di piume di pavone” (1)

Interessati come siamo sulla relazione tra pornografia e cultura anarchica, ovvero la relazione tra la rappresentazione orale, scritta e iconografica della sessualità e la letteratura libertaria, dobbiamo cominciare a dire che la pornografia, secondo il modo occidentale e capitalistico di vedere ciò, è la manifestazione pubblica di “oscenità”, strettamente legata alla cultura e al tempo in cui è ambientato. (2)

Il nostro problema è sapere come gli anarchici assimilarono e interpretarono la pornografia. Secondo i socialisti e i libertari, la pornografia era una forma di schiavitù verso le donne ed era messo allo stesso livello della prostituzione, della gelosia, del delitto passionale o di altre aberrazioni sessuali degradanti. Pertanto, un problema che andava oltre il suo carattere sessuale o di genere.

“..tutti gli economisti, tutti gli amanti della moralità vanno ad anatemizzare gli abusi, i rifiuti, la prostituzione e lo scandalo dei ricchi, prima di occuparsi del collettivismo che, secondo loro, è contrario alla famiglia e alla proprietà...” (3)

Il significato originale della parola pornografia, la troviamo persa in qualche dizionario editato prima dell'arrivo del XIX° secolo, ovvero il secolo che sarebbe stato conosciuto per la scoperta dei microbi, per la macchina, per il socialismo e per la diffusione della pornografia negli ambienti aristocratici, militari e clericali.

“..I bordelli e le abbazie; i bordelli e gli alberghi; le taverne e i bordelli; le pensioni sospette e le case di prostituzione; le hetaires e le cortigiane; gli amici del re e i favoriti dei nobili; le concubine del clero e dei laici; le donne calve del XIII° secolo e le prostitute del XVI° secolo; le donne timide del XVII° e quelle spregiudicate del XVIII° secolo; la schiava e gli schiavisti romani; le prostitute e i magnaccia; il ruffiano e il mezzano..” (4)

Così leggiamo che la pornografia -o il porno, come lo conosciamo- era il risultato di una libera, effimera e rivoluzionaria combinazione enciclopedica e libertà di stampa; ma come tutti sappiamo, ha sofferto subito l'abbandono del padre -più interessato alle questioni politiche e accademiche- e la perdita della madre, decapitata dal fanatismo della chiesa e dalla guerra che ha segnato gran parte del secolo, soprattutto in Europa .

“ .. Nella Bastiglia, De Sade scrisse il lavoro che, trascurando il ritratto dei costumi d'epoca -che ricorda tano Ovidio, Petronio e gli storici biblici-, i posteri hanno riconosciuto come un “emporio della psicologia”. Il più terribile crimine di Sade era stato quello di essersi fermato fino a Bonaparte. Nel 1801 scrisse un pamphlet ( Zoloé e i suoi accoliti ), in cui prendeva in giro Napoleone, Giuseppina e Co...” (5)

Il seme fu conservato, e poco dopo -piantato in cattività- non avrebbe visto il sole se non molti anni più tardi, quando i figli di quei rivoluzionari -anche se imbevuti dal socialismo utopico-, fecero le prime prove all'aria aperta.

In questi primi decenni del secolo, troviamo il socialista francese Charles Fourier, chiamato il filosofo-plebeo e considerato oggi giorno il pioniere del movimento del ritorno alla terra e del rifiuto della società urbana -industriale; inoltre la creazione di un sistema filosofico-culturale in cui il bene comune è al servizio della soddisfazione delle passioni individuali, della progettazione di una sorta di città del piacere, che dovrebbe portare l'uomo alla perfezione.

“ .. Non sacrificate la felicità di oggi per la felicità futura. Godetevi il momento, evitate il matrimonio o un unione per interessi che non soddisfano le vostre passioni del momento. Perché si va a lottare per la felicità futura, se essa supererà i vostri desideri, e non tenderà all'ordine combinato più che un solo dispiacere, non potendo raddoppiare la lunghezza dei giorni, al fine di tenere il passo con l'immenso cerchio di godimenti che dovrà avere.” (6)

Con il trionfo del nazionalismo borghese e il romanticismo , la pornografia -definita come rappresentazione orale, scritta e iconografica della sessualità-, abbandona quell'intenzione originaria di mettere in discussione l'autorità -in cui la pornografia mostrava la celebrazione della vita comunitaria e nella natura, legate alle tradizioni antropologiche e al più antico simbolismo sessuale inventato dall'uomo- e diventa un culto della morte e della degenerazione manifesta-collettiva dell'Occidente, sotto la supervisione dello Stato e incoraggiato dallo stigma della religione sulle donne.

“Invece di mostrare le bellezze naturali e le gioie della terra , la maggior parte dei poeti ha irritato i nostri nervi esaltando la frenesia della passione, mescolando l'amore con l'idea del suicidio, glorificando la brutalità e l'eroismo del guerriero-soldato , mettendo davanti a noi esempi di assassini, mostri e pazzi ….” (7)

L'amore romantico, come costruzione culturale ancora in vigore, nacque da un'ideologia basata sulla monogamia, sulle coppie eterosessuali, orientato alla riproduzione e sanzionato dalla Chiesa e dallo Stato; ciò sarebbe durato fino a quando il femminismo nascente alzò una collettiva nel denunciare tale amore come strumento di dominio e di controllo sociale attraverso la proprietà ed eredità.

“.. La non correttezza sociale è così profonda e sostenuta che atrofizza le passioni e le deforma. Non le distrugge perché non è possibile; ma le annega in uno e in un altro le trasfroma in orribili mostruosità.” (8)

L'assassino più piccolo e più umano di questi mostruosi romatici, archetipi del pornograma anarchico e precursore del moderno femminismo rivoluzionario, fu il simpatico Frankenstein; egli venne alla luce nel 1816 dal romanzo autobiografico della scrittrice inglese Mary Godwin, legata sentimentalmente al poeta ribelle e romantico Percey Shelley, oltre a essere figlia di famosi rivoluzionari.

“...E' bella la favola di Frankenstein, il mostro che il suo inventore tortura, ideata da Mary Godwin, amante del poeta Shelley, Shelley, la figlia di quell'altra Mary Godwin che proclamava l'uguaglianza dei sessi ed è stata rimosso dalla testa delle suffragette -quest'altro Frankenstein che per molti anni ha tormentato le donne.” (9)

Frankenstein, considerato il primo racconto di fantascienza contemporaneo, venne rifiutato dalla società benpensante del suo tempo come immorale e spregevole dalla fama dei loro autori, Mary e soprattutto Percie, più che per il messaggio del testo -a prova di ciò, si veda il prologo del 1831 riscritto proprio per essere accettato e assimilato-; agli occhi di oggi, si presta ad essere recuperato in chiave libertaria e femminista .

“La più alta missione dell'artista è la creazione di mostri, in quanto la vera creazione non consiste nel copiare la natura, ma la sua distorsione e interpretazione” (10)

Consideriamo il Dr. Frankenstein come il primo eugenetista e la sua creatura come il primo anarchico, basandoci su quello che rappresenta l'uomo nuovo pieno di virtù -annunciato dai primi socialisti libertari- ma sotto una forma artificiale, il primo essere animato creato dalla ragione e dalla natura per il bene dell'umanità, “...e morto uomo e rimasto bestia; l'antiparadigma della civiltà occidentale e del riflesso deformato della modernità nascente.” (11)

Un uomo, o così tale, capace di essere autosufficiente per se stesso o che affronta tutti gli dèi per rivendicare l'emancipazione sessuale e salvare la specie umana dal proprio auto-annientamento, è incapace di risvegliare la solidarietà umana, in quanto il suo formato umanoide è composto da pezzi di lavoratori morti e rattoppati da uno scienziato agnostico che non ha la determinazione sufficiente nel completare l'esperimento creando una partner.

“La visione di ciò che è accaduto nelle Asturie, mi porta alla fantasia del mostro del dottor Frankenstein. Non lo si vede scendere, con un passo incerto e imbarazzante ? E' deforme, imperfetto; il suo cervello incompiuto non può ospitare che pensieri malsani; gli impulsi criminali sono tesi dai suoi artigli, che soddisfano il suo desiderio di distruzione, unica cosa che gli hanno inculcato...” (12)

Non solo la figura del dottor Frankenstein, ma anche il trattamento della violenza nell'opera, è un chiaro riferimento alle idee che teneva il padre, il filosofo razionalista e precursore dell'anarchismo William Goldwin -il quale accettava l'insurrezione all'ingiustizia del potere, ma ripudiava l' uso della forza e l'uso della violenza..

“Oh, Frankenstein, non essere giusto verso tutti mentre calpesti me solo, a cui è dovuta la tua giustizia e ancor più la tua clemenza e il tuo affetto. Ricorda che io sono la tua creatura; dovrei essere il tuo Adamo, ma sono, piuttosto, l’angelo caduto che tu allontani dalla gioia, senza alcun crimine. Ovunque vedo felicità, io solo sono irrimediabilmente escluso. Io ero benevole e buono; la sventura mi ha reso un demonio. Fammi felice, ed io sarò di nuovo virtuoso...” (13)

E se l'analisi della violenza, implicita nell'opera, si aggiunge la solitudine condannata dal protagonista, possiamo avvicinarlo all'immagine dell'anarchico solitario, identificato con l'azione terrorista, la cui mostruosa immagine è presente nel subconscio collettivo, come Mateo Morral per esempio, angelo sterminatore e asessuato, condannato alla solitudine e a fuggire.

" .. E quale è stata la causa di tale delusione? Solo le sue idee malvagie. Se questo uomo non avesse bevuto nei libri impetuosi tali falsi umanitarismi -intrisi di una redenzione umana illusoria [...] sicuramente non sarebbe diventato il mostro che vomitava morte da un balcone della strada principale.." (14)

Altri di questi mostri della rivoluzione, in chiave sessuale e femminile, sarà -anni dopo- Carmen Rodríguez Carballeira [1914-1933] , nota come Hildegart; rivoluzionaria socialista, vicina all'anarchismo negli ultimi mesi della sua vita, scrisse e operò molte opere legate all'eugenetica e alla sessuologia -difendendo la libertà sessuale assoluta fuori dall'ipocrisia vigente. (15)

Imparentato col mostro della rivoluzione, il mostro della pornografia contemporanea, così come la conosciamo oggi, è emerso con i primi dagherrotipi agli inizi dell'Ottocento e venne incoraggiato con lo sviluppo della fotografia e successivamente col cinema, quando la prostituzione e la pornografia erano già inclusi nella lunga serie di errori e di vizi della modernità, e che era stato per estensione, la condanna dell'arte e della letteratura emergente nei paesi occidentali...

“L'occidente, per un lungo secolo, si intossica con la pornografia. Una crisi tossica acuta di questo, lo troviamo per mezzo secolo con il romanticismo, e, con l'altro mezzo secolo, con la cinica e confusa ossessione a cui stiamo assistendo...” (16)

Uno dei migliori rappresentanti del campo dell'arte realista e militante della seconda metà del XIX° secolo, fu il comunardo e pittore Gustave Coubert, il quale approcciò il socialismo rivoluzionario alla pornografia; egli era originario di un villaggio vicino a Besançon, oltre a essere un pioniere del naturalismo combattivo e ateo convinto, come egli affermò prima del consiglio comunale della Comune di Parigi.

“ ..mi sono sempre occupato delle questioni sociali e delle filosofie che si riferiscono ad essa, seguendo un percorso parallelo come il mio compagno Proudhon [...] Per questo percorso, ho combattuto contro tutte le forme di governo autoritario e di diritto divino, in quanto voglio che l'uomo si auto-governi ,secondo le sue esigenze, per il proprio beneficio, diretto e secondo la propria coscienza...” (17)

Come il nostro articolo riporta, Courbet fu un vero innovatore del nudo femminile, rendendo carnale, fisico, quasi violento; e anche se non ha mai avuto modo di essere un pittore proletario -nonostante lo sforzo dei suoi amici del Giura e di Proudhon di metterlo in tale sfera-, egli fece un ritratto con le sue figlie, modesto e sensibile come la sua arte...

“...Per questo Coubert, con tutta questa scuola, è stato anatemizzato; perché le sue opere hanno causato scandalo e sono state sottoposte agli insulti più terribili. Ma il progresso è fatale e la scuola rivoluzionaria che rivendica all'uomo, e che sintetizza l'idea di giustizia con belle forme, trionferà; e poi vedremo l'Arte della Rivoluzione superiore alle altre, e appariranno prodigiose alle vecchie statue greche e alle cattedrali medioevali.” (18)

Tornando alla terra peninsulare, circondata da confini ancora confusi tra radicalismo repubblicano e anarchismo, fu negli ultimi anni del XIX° secolo quando, al riparo legale del diritto della libera associazione e libera stampa, che comparvero un certo numero di gruppi di liberi pensatori che svilupparono un notevole lavoro sulle inquietudini urbane, filantropiche, culturali e, nel terreno pratico, delle piccole scuole che sostenevano alcuni lavoratori e operai sull'importanza della salute fisica e co-educazione dei sessi...

“Ci dirà perché non transigiamo con la libertà di riunione socialista, con le predicazioni del libero pensiero, con la propaganda della carta stampata, con la pornografia, con l'insegnamento eretico dell'università, entrambi sovversivi per l'ordine morale e materiale le cui ultime conseguenze sono, oggi per oggi, le bombe di Pallas, di Salvador e di Ascheri e la pistola di Angiolillo? ...” (19)

Anche se questi gruppi di liberi pensatori discutevano nel corso della giornata il ruolo della Chiesa -come falsificatrice dell'amore attraverso il peccato-, affermavano che la vera pornografia è la tirannia culturale della chiesa sulle donne, intuendo un'altra maniera di intendere l'amore e la convivenza tra uomini e donne, ma mai escogitando degli strumenti per invertire la situazione se non delle fugaci dichiarazioni di buone intenzioni.

Un esempio di questo, sono i cosiddetti banchetti de Promiscuaciòn del venerdì santo: le dichiarazioni che venivano rilasciate erano puramente teoriche e quindi simboliche e nulla più. Con la parabola discendente dei liberi pensatori -sul finire del XIX° secolo-, il movimento femminista prese forma.


“...Un gruppo di uomini, che importa chi siano! Oggi impugna con mano la potente bandiera dell'arruolamento per il combattimento, e spinto dalla moltitudine -anzichè guidarla-, porta gli ideali del secolo da città a città [...] Il vento della rivoluzione può iniziare dalle sue mani, ma questo non potrà mai essere calpestato dalla reazione se intorno a lui sono raggruppate, come una trincea invincibile, i cuori delle donne spagnole...” (20)

La diga nazional-cattolica rimase intatta per gran parte del XIX° secolo. Ma con l'emergere della pratiche sessuali dissacratorie o anti-autoritarie, aveva iniziato a subire le prime crepe; e l' anarchismo, sintesi delle idee rivoluzionarie francesi e del superamento della logica pratica dei liberi pensatori, rispetto alla portata trasformativa del sesso in seno alla cultura moderna, stava approfondendo il divario grazie alla natura e alla scienza .
“Educare le donne alla conoscenza necessaria, in modo che esse compiono razionalmente e di propria volontà, la più importante missione della vita: incoraggiare e decidere il futuro e la felicità delle generazioni future. Ciò viene fatto attaccando e cauterizzando all'origine le miserie sociali di un mondo che sanguina con tutta la sua purulenta prostituzione e pauperismo.” (21)

Tuttavia, l'anarchismo proclamava l'esistenza di una nuova morale sessuale libertaria, dissidente dal modello riproduttivo del patriarcato capitalista e protetto dallo Stato e dalla religione; l'anarchismo era disposto a combattere una delle attività più prosperose del capitalismo, in quanto cosciente dell'esistenza di intere periferie delle grandi città trasformate in autentiche fabbriche del sesso e specializzate nella commercializzazione delle necessità umane primarie. Ma ciò esprimeva una contraddizione riguardo alla pornografia e alla sessualità esplicita..
“La cosa spiacevole non è il disorientamento, ma la discrepanza tra teoria e pratica che si verifica anche tra i giovani proletari dalle idee avanzate. Infatti, mentre la loro ideologia in merito alla questione sessuale è chiara e definita, la pratica è intorpidita e scomoda: sono delle barche la cui bussola orienta un percorso, ma invece di seguirla, vanno alla deriva.” (22)

Una delle voci libertarie più illustri e più fuorvianti, nato a Besançon come Fourier e Courbet, influenzato dal primo e tutor del secondo, fu Pierre Joseph Proudhon, il cui lavoro postumo e incompiuto, Pornocrazia, apparve in Spagna nel 1892. Pornocrazia diffonde dei pareri contro la prostituzione e la pornografia -che saranno abituali nei circoli libertari...

“L'uomo è soggettivo, volontario, imperioso, esclusivo, fa della sua moglie la sua confidente, la custode del suo patrimonio e dei bisogni, l'oracolo della sua coscienza. Condividere l'amore di sua moglie significa sacrificare il suo onore e il suo orgoglio. La donna, invece, ha dalla sua la castità; la sua gloria sta nella fedeltà al marito; [...] Gli sposi sono l'uno per l'altro, rappresentanti della divinità, la loro unione è la loro religione: la poligamia è il politeismo, un'idea contraddittoria, una cosa impossibile” (23)

Il termine che Proudhon ha dato alla sua opera -Pornocrazia- rimanda sia alla parola di un cardinale vissuto tra il XIII o XIV secolo, il quale vedeva Roma come una città di prostitute e sia a quelle note pseudo-positiviste che incorporavano nelle loro argomentazioni piuttosto ideologiche e moraliste sulla famiglia, sul matrimonio e sull'amore, impegnati a svuotare di contenuti tali parole e alludendo alla religione.

“Nella confusione delle idee e dell'anarchia, l'intesa è raggiunta nella morale, nella dissoluzione e nella prostituzione. Allo stesso modo, la prostituzione e la dissoluzione dei costumi sono legati al ​​caos intellettuale; tutto questo avviene e questo è reciprocamente la causa e l'effetto. L'uomo dai costumi dissoluti, non tiene principi, né morali, né religioni, né filosofie; si costruisce una ragione simile alla sua coscienza...” (24)

Un opera scritta contro il cosiddetto governo delle puttane e anche contro quelle femministe che avevano iniziato a chiedere uguali diritti e doveri, e che, secondo Proudhon e molti altri del suo tempo, era un segno della degenerazione, una sorta di congrega rosso-femminista che voleva porre fine alla famiglia patriarcale e al legittimo amore.

“Essi corrispondono all'interno della stessa categoria di tutti quei dilettanti antichi e moderni, religiosi e artistici o semplicemente idolatri. La supremazia in linea con il principio estetico e con il principio giuridico e morale è il vero fermento pornocratico. Questo è il motivo per cui così tante persone arrivano alla prostituzione della coscienza e all'abbandono del diritto, alla filosofia di Epicuro; la delizia artistica approva in primo luogo il culto della bellezza, dell'epicureismo e della sensualità..” (25)

In breve, siamo di fronte a un'opera tipica di quell'enfasi argomentativa socio-economica di Proudhon -personaggio con le proprie contraddizioni filosofiche affilate nel corso degli anni- che rappresentava il parere di gran parte della militanza anarchica sull'emancipazione femminile e il rapporto tra i sessi.

In realtà queste opinioni, diciamo classiche, del cosiddetto padre dell'anarchismo, sono delle ragioni di una presunta corruzione degli antichi costumi dell'Occidente -la monogamia patriarcale-, il quale era difensore dell'idea della donna come creatrice di rivoluzionari e della stabilità del proletario; questi erano riprodotti frequentemente da scrittori come Federico Urales -soprattutto nei primi numeri della Revista Blanca-, o intellettuali anarchici come Edmundo González Blanco.
“.. Mentre gli anarchici discutevano nei giornali, nei comizi e nelle conferenze se è un bene avere pochi figli e tenere quelli che si hanno, la borghesia può vivere in pace. [..] E' necessario avere dei buoni genitali per generare e per altre cose e non raccontare frottole ai nostri figli” (26)

Continua...

Note
(1)PEIRATS: Juicios a la posteridad, CNT 30-12-1956. La sua posizione sulla sessualità esplicita, può essere dedotto dalle parole “.. Senza una radicale trasformazione delle condizioni di vita sociale [..] è impossibile una vera educazione sessuale e una procreazione consapevole” Peirats: Poblacion y Reaccion, CNT 1958/04/10.

(2 )Nell'antica Grecia non si parlava mai di "pornografia", perché la prostituzione era tollerata. Ma è proprio da tale contesto che la parola oscena prende piede: tale termine (ob skené) designa lo spazio in cui avevano luogo le morti dei personaggi della tragedia greca. Nel contesto, quindi, significava che tutto ciò avveniva dietro le quinte, per non offendere la sensibilità dei telespettatori. Per quanto riguarda la Cina, un noto anarco-naturista diceva che "La vera Cina, che rimane fedele a se stessa sotto i suoi governanti di transizione, ignora non solo l'assolutismo e la magia, rivelata o meno, ma ignora anche queste che hanno prodotto un tale scempio in Occidente, dimostrandosi contraria e opposta a tali impurità. Opponendosi anche alla pornografia.."ALAIZ: Soberanía del Buen Sentido, SOLIDARIDAD OBRERA 15-12-1951.

(3) LA FEDERACIÓN 02-03-1872. Dato il rapporto della pornografia e della prostituzione, oltre al fatto che non vi è alcun argomento specifico a portata di mano, includiamo un breve elenco bibliografico sulla prostituzione qualificata come effetto più ripugnante del capitalismo.
BURLE: Matrimonio y prostitución. Barcelona, Ediciones Iniciales, 1932; FARIÑAS: Los Papas. Barbarie, prostitución y libertinaje. Barcelona, s.n., 19-, 32 p;
GALLARDO LÓPEZ: El matrimonio es una prostitución. Barcelona, Ediciones Iniciales, 1934;
GALLARDO LÓPEZ: El sexo, la prostitución y el amor. Barcelona, La Revista Blanca, 1936, 64 p.;
GOLDMAN: La prostitución. Valencia, Estudios, 193-, 24 p.;
HUERTA NAVES: Prostitución, abolicionismo y mal venéreo. Valencia, Orto, 1933;
LLORCA: La exclavitud sexual de la mujer, Cuadernos Rojo y Negro, Barcelona, 1933, 15 p;
MARTÍNEZ RIZO: Prostitución. 1º Cómo se empieza, 2º Cómo se vive, 3º Cómo se muere. Barcelona, Ediciones Mar, s.a;
MARTÍNEZ RIZO: Sexualismo. Aspectos sociológicos de la sexualidad. Ediciones Mar, colección Divulgación Sociológica, Barcelona, 193-, 15 p.;
TORYHO: Cómo viven y cómo mueren las prostitutas (reportajes). Barcelona, La Revista Blanca, 1936.

(4)RODRIGUEZ SOLIS: Historia de la prostitución en España y América. Imprenta de Fernando Cao y Domingo de Val, Madrid, 1890. Una delle opere pornografiche più antiche e famose sono i sonetti erotici di Pietro Aretino, messi fuori legge da Leone X nel XVI secolo e che passarono clandestinamente in Francia, dove si diffusero in tutto l'Occidente. E' grazie all'arrivo della stampa che i disegni e le incisioni pornografiche hanno avuto il loro exploit (che tali disegni, fino ad allora, erano limitati alle tavolette di legno).
DE LA SAGRA: Notas para una Historia de la Prostitución en España, Madrid, 1850, 16 pag;
ARMAND: Libertinaje y prostitución. Grandes prostitutas y famosos libertinos. Influencia del hecho sexual en la vida política y social del hombre. Valencia, Orto, 1932, 487 p;
FIELDING: El sexo y sus manifestaciones históricas. Cuadernos de Cultura, Valencia, 1933, 48 p.

(5)PEIRATS: Juicios a la posteridad, CNT 30-12-1956. L'operda di De Sade a cui si riferisce Peirats è "Le 120 giornate di Sodoma", scritto nel 1785 e considerate perduta fino al 1900.

(6) FOURIER: "Avviso ai civilizzati rispetto alla prossima metamorfosi sociale.”
Fourier considerava l'attrazione appassionata come la sensazione naturale e umano primaria e “..condannato la divisione industriale atta a ribaltare le attività umane e paralizzare, di conseguenza, il progresso. Parlava della divisione e della combinazione di passioni per arrivare all'armonia. Era feudatario di Condillac e dei sensualisti del XVIII° secolo..” LA REVISTA BLANCA 01-03-1904.
“Nella sua Teoria della Associazione Universale (volume IV, pag 461), Fourier diceva che “ogni uomo avrebbe avuto tutte le donne e ogni donna tutte gli uomini.” Non posso soffermarmi sulla conseguente etica sessuale presentata, di cui la principale conseguenza è la scomparsa della famiglia..”LA REVISTA BLANCA 13-09-1935. Una risposta di Fourier dalla tomba “.. la morale ha servito il crimine e non può fare altro che continuare a servirlo, costringendo ad accarezzare di crimini il più forte sul più debole, tormentandolo questo con i suoi peccatucci. Questo è il vostro ruolo, moralisti..” citato in LARIZZA: Presupuestos del anarquismo en Charles Fourier. Ediciones Cero, Madrid, 1970, p. 39. Per altro, vedere
LA REVISTA BLANCA 15-08-1900, 01-09-1902,
NETTLAU: La idea anarquista: Su pasado, su presente y su porvenir,
LA REVISTA BLANCA 15-08-1924.
ROSELLÓ: ¡Viva la Naturaleza!. Escritos libertarios contra la civilización, el progreso y la ciencia [1894-1930]. Virus Editorial, Barcelona, 2008

(7) La pornografia della Morte, Avenir 01-04-1905. Stirner si riferisce alla Germania intrisa di romanticismo del 1844, uno stato-amore o “liebesstaat” dove i conservatori professavano l'amore per Dio e per il Re, i progressisti per la patria e i pochissimi comunisti per l'Umanità. Oppure, come diceva un'ottimista Fourier secondo il federale Ramon de Cala, “..Queste passioni servono per le esigenze individuali e promuovono la socialità, in prova che non siano essi stessi molle inutili o dannose, anche se questa società crea gravi perturbazioni perché non c'è spazio per lo sviluppo naturale...”
CALA: El problema de la miseria resuelto por la armonía de los intereses humanos. Imp. Juan Siesta, Madrid, 1884, p. 233.
STIRNER: Relatos Menores. Logroño, Pepitas de Calabaza, 2013, p. 18

(8) CALA: El problema de la miseria. Ob. Cit, pp. 233-234. Un noto medico anarchico spagnolo, descrisse ciò, decenni dopo, con tali parole: “.. per una mente elementare, coprire il sesso significa svegliare in lui un interesse morboso, facendo girare tutta la sua esistenza attorno all'asse erotico. E come l'erotismo è un tabù nella vita pubblica spagnola, l'asse mentale è un erotismo impastato e torbido con la pornografia da bordello”
MARTÍ IBAÑEZ: Eugenesia y moral sexual. Carta a Buenos Aires: A don Rafael Hasan, en ESTUDIOS nº 144, Agosto 1935, pp. 12.

(9)De MAEZTU: las Máquinas, EL BIEN PÚBLICO 21-01-1933. Mary Godwin, nel suo romanzo, rifletteva sul trattamento delle donne, in cui vi era una società che aveva condannato la madre Mary Wollstonecraft per la rivendicazione dei diritti delle donne (1792).
Vedere anche El Monstre ha Tornat, La ACCIÓ 14-10-1935.
MONTSENY: Morbosismo, La REVISTA BLANCA 25-10-1935. GILBERT y GUBAR: The Madwoman in the Attic, The Woman Writer and the Nineteenth-Century Literary Imagination, Yale University Press, 1979, pp. 213-247.

(10) DIDEROT: Elementi di fisiologia. 1775
“.. La ragione e il sentimento di tutto questo tempo che stiamo attraversando, è critica e trascendentale: sembra che il mostro della rivoluzione abbia giurato guerra e morte all'autorità, come avvengono le corse rivoluzionarie e le scintille che formano un formidabile falò acceso nel centro dell'Europa, raggiungendo le persone in tutto il suo sinistro bagliore”LA ESPAÑA 23-06-1860.

(11) “Orco, furioso nel buio dell'Europa, si leva come una colonna di fuoco sopra le Alpi e striscia come un serpente sul fuoco..”
BARTRA: El salvaje artificial. Editorial Destino, Barcelona, 1997, p. 386.

(12) DIARIO de ALMERIA 22-11-1934. Al fine di sottolineare il suo carattere sovrumano e anti-soprannaturale, possiamo catalogarlo come una delle grandi manifestazioni dell'affermazione proletaria. http://reflexionesdesdeanarres.blogspot.com.es/2012/11/rafael-sposito-lucido-militante.html.

(13) SHELLEY: Frankenstein o il Prometeo Moderno, 1818, p. 217
Vedi anche, GARCÍA-PRADA: ¿Revolución proletaria?, SOLIDARIDAD OBRERA 11-03-1950.

(14)LA Cruz 1906/06/06. Risulta curioso come la versione ufficiale della personalità di Morral sia sempre piaciuta nell'esacerbare i suoi sentimenti di amore frustrato, oltre a insinuare che avesse una malattia venerea.

(15) HILDEGART: Cómo se curan y cómo se evitan las enfermedades venéreas. Orto, Valencia, 1932, 213p;
HILDEGART: Historia de la prostitución. La prostitución y sus consecuencias. Consejos y decálogo. Orto, Valencia, 193-, 40 p;
HILDEGART: Sexo y amor. Cuadernos de Cultura, Valencia, 1931, 58 p.;
HILDEGART: La revolución sexual. Cuadernos de Cultura , Valencia, 1931, 48 p;
TARNOWSKY: Perversiones sexuales. El instinto sexual y sus manifestaciones mórbidas, traducción, introducción y láminas de Hildegart, epílogo del Dr. Havelock Ellis. Valencia, Cuadernos de Cultura, 1932, 95 p.
MASJUAN: Un Héroe trágico del anarquismo español, Mateo Morral 1879-1906. Icaria, Barcelona, 2009.

(16) ALAIZ: Soberanía del Buen Sentido, SOLIDARIDAD OBRERA 15-12-1951.
Il cinema è stato uno dei veicoli di diffusione della pornografia; con esso vi era la visualizzazione pubblica delle prime fotografie in movimento -grazie al britannico Muybridge che nel 1879 aveva inventato il zoopraxiscope-, ovvero molte immagini di uomini e donne più o meno completamente nudi. Tale cinema era stato criticato dai settori più reazionari della società e per questo controllato dallo Stato. “Il cinema borghese è a conoscenza dell'esistenza della tabù di classe. Nel codice della censura di New York, vi è una relazione tra l'attrazione che si impiega in un cinema e che quindi si rivela indesiderabile: le relazioni tra capitale e lavoro unito alle perversioni sessuali accanto”. Sergei Eisenstein nel 1925, citato ne La Balsa de la Medusa 7/1/1987. Vedere PEIRATS: Para una nueva concepción del Arte: Lo que podría ser un cine social, precisamente nel capitolo IV, intitolato Aspecto espiritual: Mercantilismo, frivolidad y perversión sexual.

(17) La FEDERACIÓN 07-05-1871. Il quadro di Courbet, L'Origine del Mondo (1866) si trova oggi nel museo di Orsy. Il quadro ebbe una vita movimentata: la prima volta fu venduta a un diplomatico turco nel 1866, e attraversò diverse mani, tra cui gli artigli sovietici dopo la Seconda Guerra Mondiale, fino a finire al famoso psicanalista Lacan, il quale lo vendette allo Stato francese, suo attuale proprietario.

(18) El Arte en la Revolución, LA FEDERACIÓN 19-05-1872.
Le vittime della pornofobia furono gli scritti di Flaubert -per la sua Madame Bovary- e Baudelaire -per I fiori del Male-, oltre naturalisti come Zola e l'anarchico cristiano Tolstoj che predicava la continenza sessuale e l'unione solo per la procreazione. Tale censura continuò per buona parte del ventesimo secolo, in cui le opere classiche, anche in ambito accademico, vennero eliminate. Precursori della psicologia come Krafft-Ebing e soprattutto Henry Havelock Ellis, [1859 - 1939], sessuologo vicino alle idee libertarie, concordarono nel qualificare la pornografia come pericolo per la società, anche nel primo compendio delle perversioni sessuali.
ELLIS: El impulso sexual en la especie humana y en los animales, versión de G. de San Telmo. Madrid, [Antonio Marzo], 1909, 156 p.
TOLSTOI: Las relaciones de los sexos. Madrid, Nosotros, 1930 (Prensa Moderna), 156 p.

(19) LA VICTORIA 13/11/1897.

(20)LA UNIÓN DEMOCRÁTICA 14-12-1887.
Senza essere un autore libertario, Vicente Suárez Casañ pubblicava nel 1894, un enciclopedia medico popolare, opera fondamentale per l'educazione sessuale libertaria, molto presente nelle biblioteche e librerie anarchiche
SUÁREZ CASAÑ: Conocimientos para la vida privada. Barcelona, Maucci, 1894. 3 vol.

(21)ESTUDIOS nº 87, Noviembre 1930. Questo paragrafo si riferisce al lavoro di Manuel Devaldés dal titolo La maternidad consciente. Papel de la mujer en el mejoramiento de la raza”, prefazione di Isaac Puente. Valencia, Estudios, 1930?, 141 p.

(22) ESTUDIOS nº 144, Agosto 1935, pp. 11-13.
Si sostiene che Joaquín Juan Pastor, anarchico e responsabile de la Redención, Generación Consciente o Estudios, e nel 1928 membro fondatore del Comité fundador de la Liga Mundial para la Reforma Sexual, si arricchì con le pubblicazioni di materiale pornografico, o che ha usato per continuare l'opera di diffusione dell'editoria dopo la guerra. L'editoriale Estudios, così chiamato dal 1929, ha pubblicato Antología De La Felicidad Conyugal-Conocimientos, utile per la privacy, con lo scopo di “contribuire alla conoscenza emotiva e intima delle coppie umane nel raggiungere la loro felicità coniugale”, sottolineando l'intenzione di non essere un opera frivola o cinica ma di superare una letteratura morbosa che genera ignoranza e pregiudizio nella vita sessuale.

(23) PROUDHON: La pornocrazia. La donna nel nostro tempo, traduzione Amancio Peratoner. Barcellona, ​​La Enciclopedico Curriols-Philippe N., 1892, p. 55.

(24)PROUDHON: La pornocrazia. Op. Cit, p. 234.

(25) PROUDHON: La pornocrazia. Op. Cit, p. 228-229.
Vedere anche PROUDHON: ¡Adelante jóvenes! Estudio sobre el amor sexual. Maucci, Biblioteca Roja, 1909.

(26) LA REVISTA BLANCA 01-02-1905.
Come leggiamo nel paragrafo precedente, questa controversia sulla questione del sesso, nascondeva un dibattito maggiore sulla proprietà dei mezzi di riproduzione sociale e di autonomia sul proprio corpo e dei suoi benefici. C'è un opera del 1853 dell'igienista spagnolo Felipe Monlau dal titolo “Higiene del Matrimonio o el libro de los casados”, in cui si attaccava il saint-simonismo e il fourierismo -i quali minavano il concetto di famiglia.
GONZÁLEZ BLANCO: El feminismo en las sociedades modernas, Biblioteca sociológica Internacional. Editorial Henrich y Cª, Barcelona, 1904.

mercoledì 23 aprile 2014

Laurent Tailhade - Scritti Feroci --Un prete è un cane rabbioso che i passanti hanno il dovere di abbattere.

Introduzione
L'idolo Nero: studio sulla morfinomania

19 Dicembre 1902
A monsignor Joseph Viollet, topo di fogna.

Signore, voi esercitate la oltremodo esilarante funzione di ammannire alle persone pie tartine di assoluto, ingozzandole a forza, non senza compiere mille genuflessioni e altre moine. Insegnate imperturbabile agli allievi affidati alle vostre cure che un piccione, venti secoli fa, fecondò una vergine deìpara, la quale, giacendo in una stalla, vide nascere dai suoi lombi la Causa immateriale dell'Universo sotto le specie di un rompiscatole, se così posso esprimermi. Propagandate le virtù di Lourdes. Fate conoscere ai vostri clienti l'efficacia delle preghiere a San Maclou per guarire i foruncoli, adorate il sacro cuore, esattamente come i vostri confratelli indù adorano il lingam. Nascosto in un bugigattolo che sa di acido, mormorate alle giovinette oscenità che non oserebbe profferire, ubriaco fradicio, neppure il più incorreggibile dei commessi viaggiatori. Sostenete che la Bibbia proviene da Mosè e che il libro di Daniele è opera di questo profeta. Considerate un articolo di fede la balena di Giona, il sole di Giosuè, il pesce di Tobia e la mascella d'asino che si abbattè sui filistei. Catalogate le favole melense dell'inetto Gesù; fingete di prendere sul serio le sciocche storielle del Nuovo Testamento e di porre i vangeli ben al di sopra del Grand Albert o del Langage des fleurs.

Poiché vivete in una società laica, che non è sottoposta che alla ragione, alla scienza, voi traete dal vostro mestiere i più solidi e più numerosi vantaggi. Mentre la Prefettura, i tribunali correzionali danno una caccia feroce ai vostri colleghi nelle fiere, sonnambuli o medicastri, a voi spettano sostanziose entrate, esenti da qualsiasi fatica, da ogni serio impegno. Quando passate per strada, in sottana nera, i gendarmi vi cedono il passo e le spie vegliano su di voi. Avete libero accesso alla Sorbona, alla Camera e al Senato. Mentre le altre specie di imbroglioni vanno di tanto in tanto a fare un giro alla Santé o a rivedere il boulevard Anspach, voi smerciate coram populo indulgenze plenarie, parti di paradiso; fate ingoiare il signore dell'essere ai curiosi di questo sciapo minestrone. E tuttavia i disgraziati ambulanti non possono neppure vendere in pace sulla pubblica via della polvere per le cimici né pelo per grattarsi né unguento per i calli! Da giovani, dominate su un harem di devote, giacchè le femmine da preti formano una specie, come le donne da soldato. Ad una certa età, poi, conoscete il piacere di impadronirvi delle eredità e di farvi trattare come il gorilla sacro delle pagode o i gatti ieratici del Serapeum. Siete dei furfanti velenosi e patentati. Odiate l'intelligenza, il progresso, la ragione. Difendere il culto di un imbecille cacadubbi con un codazzo esecrabile di oscurantisti e di carnefici che di tale culto han fatto un'arma per abbrutire e taglieggiare i popoli. Allorché, affrancata finalmente dalle tenebre ancestrali, presentando già l'aurora di un'epoca migliore, l'umanità, uscita dalla melma cristiana, si mette in marcia verso la ragione, gettate sul suo cammino i ciottoli dell'ingiura e dell'errore.

Mentite “per dovere”, come un servo, come una fanciulla. Mentite, sapendo di mentire, mentite ovunque, mentite sempre; eppure, vi credete più onesti dei lestofanti e dei ladri! Ma le vostre imprese non si limitano a questo gesto professionale che i disgraziati vicari di Tarbes o di Quimper,

...nere grottesche con le scarpe sudicie,

condividono con la stessa impudenza e la stessa vostra vanità. La “impanazione di un dio da parte di un cafone,” che tanto scandalizzava Lamartine, è alla portata del più sozzo dei pretini. Non c'è alcun bisogno, per cantare i vespri, di radunare intellettuali davanti a un leggio: l'asino tonsurato, se ha voce, non mancherà di ragliare come sa. Quanto a voi, signore, giovane, figlio di cattolico in vista, arrampicatore di un cinismo d ultimo tipo, vi spingete e vi insinuate nel mondo con i sistemi molto meno ingenui. Come i saltimbanchi vostri progenitori, come i Gairayd, i Nauder, i Garnier, fate del socialismo per conto della chiesa, non meno che per il vostro vantaggio personale. Assistete in sottana alle conferenze rivoluzionarie; quindi, con la scusa di chiarire qualche punto di dottrina, offrite il vostro orvietano, proponete la ricetta cattolica contro il male sociale. Affermate senza ridere che la teoria dell'appeso galileo (appeso così a proposito, tra l'altro, dalla civiltà romana) invita il ricco a spogliarsi e il prete, accaparratore della fortuna pubblica, a devolvere l'oro agli infelici. Voi esibite queste formidabili frottole, al fianco di qualche giovane idiota uscito dalle fogne di San Vincenzo de' Paoli o dalle topaie dell'abate Fonsagrives.

Siete ascoltato; degli oratori come Sebastien Faure si degnano di prendervi sul serio. L'altra sera, vicino a voi, il nazionalista Versini, con quella sua faccia da imbonitore cavilloso, gli occhi sanguigni, impallidiva di rabbia e di paura, dinanzi agli schiamazzi vendicatori di un uditorio che la sola presenza di un malfattore della Patria Francese oltraggia e fa vomitare. E tuttavia il pubblico vi dava udienza, forse a causa delle insulse facezie di cui voi ritenete opportuno infarcire i vostri sofismi.
Vi fui meno benigno la settimana precedente. Sebbene io avessi l'onore di occupare il posto di presidente, persi d'un tratto la calma propria del mio rango e vi diedi una bella lavata di capo. Non mancò qualche minorato mentale che mi rimproverò quello scatto che mi esentava dalla neutralità. Addirittura un amico, uno di quegli amici come se ne vengono a trovare migliaia sul cammino delle lettere, -Buon giorno, mio caro come va? Buon giorno mio caro, come ti chiami?- un amico, dicevo, volle proprio farmi notare che “avevo mancato di cortesia e di tatto.” Avrei potuto rifilare a quel babbeo ricevuta liberatoria di quell'idiozia sull'una e sull'altra guancia; ma non bisogna sprecare in tal modo gli insulti, per non screditare la loro virtù.

D'altronde, è piuttosto spiacevole constatare che, tra gli intelletti cosiddetti affrancati, socialisti, liberi pensatori, anarchici perfino, vi sono ancora persone che ritengono si debbano dei riguardi e cortesia a gentaglia come voi. E' divertente, è istruttivo, ma mi permetterete di non essere d'accordo. E dunque, monsignore! Voi portate un abito d'una bruttezza aggressiva e sorpassata, una specie di sottana da cavallerizza con uno strascico che sarebbe da trinciare, avete in testa un sombrero da Don Basilio e, sotto il mento, un bavaglino ornato di perle. Andate in giro con la sconvenienza di un lanciere polacco o di un selvaggio dell'ex Grande Chaumière.

E pretendete che prendano sul serio il vostro travestimento? Se l'esercito della salvezza, in casacca rossa i maschi e con un cappello alla Kate Greenway le soldatesse, sfila al rullo del tamburo, nessuno avrebbe il pazzo desiderio di intavolare il benchè minimo contraddittorio con quegli ossessi. Cionondimeno essi sono vostri fratelli e dei cristiani come voi. Hanno il merito della semplicità, che voi avete perduto.
Quanto alla libertà di discussione di cui così spesso, a sproposito, i libertari si riempiono la bocca, non vedo a quel titolo potreste chiederla ai vostri avversari.
“In nome dei loro princìpi”, suggeriva il sinistro Veuillot. Se i princìpi, gli immortali princìpi del Libero Pensiero implicano questo imbroglio, è opportuno che gli si manchi del tutto di rispetto. Non si discute con la peste, l'incendio o la vipera. Si neutralizza la bestia malefica. Il cristianesimo ha, per quindici secoli, avvelenato il mondo.
Non c'è bisogno di riguardi per disfarsi di questa lebbra: non si disinfetta chiedendo il permesso.

Il prete, per la vergogna della sua condizione, per la laidezza infamante del suo costume, vive al di fuori della legge comune e della solidarietà. Contro di lui, tutto è permesso, poiché la civiltà ha il diritto della legittima difesa; essa non gli deve né riguardi né pietà.

E' il cane rabbioso che ogni passante ha il dovere di abbattere, per tema che morda gli uomini e infetti le greggi.

Il prete, in una società basata sulla ragione e sulla scienza, il prete che sopravvive alle epoche oscure di cui fu uno dei temibili prodotti, il prete non avrebbe altra sede che a Bicetre, nelle celle dei pazzi pericolosi. Esclusione, ostracismo, carcere perpetuo, bagni e segrete, tutto va bene, tutto è legittimo contro di lui. Macché discutere! No, ma mettergli la museruola, metterlo a morte; perché la pena capitale, per quanto odiosa possa essere, non sarà mai eccessiva per questo incarceratore più terribile del Borgia, più infame di Castaing.

Il rispetto della vita umana non vale per chi si è messo volontariamente al di fuori dell'umanità. D'altronde, monsignore, accordereste forse ad un contraddittore questo diritto di discussione? Allorché, insottanato di tarlatana e tronfio in cattedra, rifriggete le scemenze di Tertulliano, di Tommaso d'Aquino o del Bousset, che direste se un importuno chiedesse la parola verso la fine della predica o del sermone? Spunterebbero da ogni dove scaccini, svizzeri, elemosinieri per gettarlo fuori. Le sante canaglie, le menadi eucaristiche, i fabbricieri idrofobi lo farebbero a pezzi, come un tempo Orfeo nelle campagne danubiane. Rimangono i riguardi che si scambiano le persone dabbene. Ah, monsignore, di grazia, dimentichiamo queste sciocchezze e non parliamo di rispetti tra svaligiatori e svaligiati.
Chi vi scrive, in otto anni, ha subito due crudeli sconfitte. Nel 1894, un esplosione dinamitarda lo metteva in pericolo di vita. L'anno scorso il ministero della Difesa repubblicana lo faceva incarcerare in virtù delle leggi scellerate per aver osato esprimere il suo pensiero.

Nell'uno e nell'altro caso, la stampa cattolica è stata all'altezza della sua dottrina: vomitò porcherie sul letto del moribondo e sui ferri del prigioniero.Fu un eruzione di sterco da fare invidia alla Montagne Peleé.

Preti, ingiuriatori di uomini liberi, non aspettatevi né cortesia, né rispetto da coloro di cui oltraggiate il pensiero e insudiciate lo sguardo.

O quanto meno, per ottenere qualche segno di deferenza, lasciate in guardaroba la maschera carnevalesca sacerdotale. Travestiti da persone oneste, si potrà avere a che fare con voi, non per i vostri meriti, ma per il vostro aspetto esteriore e voi acquieterete il nostro odio facendo finta di essere uomini come noi.

lunedì 17 marzo 2014

Taoismo e Anarchismo

Solitamente, si considera l'anarchismo come un fenomeno recente ed occidentale. Ma le sue radici affondano ai tempi delle antiche civilizzazioni orientali. La prima espressione chiara di una sensibilità anarchica, si può trovare nel Taoismo della Cina antica (6 secolo a.C.). La principale opera taoista è il Tao Te Ching: esso può essere considerato come uno dei migliori classici anarchici.

I taoisti dell'epoca, vivevano in una società feudale, nella quale la legge stava nei codici e il governo era più centralizzato e burocratico. Confucio fu il portavoce principale della scuola legalitaria che appoggiava questo sviluppo e che favoriva una gerarchia sociale nella quale, ogni cittadino, ricopriva il ruolo imposto dalla società stessa. I taoisti rifiutavano il governo e credevano che tutti potessero vivere in un'armonia naturale e spontanea. Il conflitto tra quelli che desideravano interferire e quelli che credevano nello spontaneismo continua da allora..

I taoisti e i confuciani erano Integrati nell'antica cultura cinese, condividono una visione simile della natura, differenziandosi fortemente nelle loro opinioni morali e politiche. Entrambi avevano un atteggiamento rispettoso e fiducioso verso la natura umana; la nozione cristiana di peccato originale è del tutto assente dal loro pensiero. Entrambi credevano che gli esseri umani avessero una predisposizione innata per la bontà -rivelata nella reazione istintiva di chi vede un bambino che cade in un pozzo. Entrambi difendevano il Tao o il cammino degli anziani e cercavano di stabilire un ordine volontario.

Ma mentre i taoisti erano principalmente interessati alla natura e si identificavano con essa, i confuciani erano più mondani e interessati a riformare la società. I confuciani celebravano le virtù tradizionalmente "maschili", amando il dovere, la disciplina e l'obbedienza, mentre i taoisti promuovevano i valori " femminili" di ricettività e passività.

Anche se hanno contribuito a plasmare la cultura cinese come il buddismo e il confucianesimo, il taoismo, per sua natura, non divenne mai un culto ufficiale. Rimase nel pensiero cinese. Le sue radici sono cresciute nella cultura popolare dall'alba della civiltà cinese ed emerse nel VI secolo a.C. come una straordinaria combinazione di filosofia, religione, magia e protoscienza .

L'esponente principale del Taoismo era Laozi che significa "vecchio filosofo." Nacque intorno al 604 a.C., da una nobile famiglia della provincia di Honan . Respinte le sue posizioni ereditarie come nobile, divenne curatore della Biblioteca Reale di Loh. Durante la sua vita, seguì il cammino del silenzio -“Il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao”, diceva. Secondo la leggenda, quando andò nel deserto a morire, era stato convinto da una guardia di una porta della Cina nord-occidentale a scrivere i suoi insegnamenti per i posteri.

Sembra probabile, tuttavia, che il Tao Te Ching attribuito a Lao Tzu, era stato scritto nel terzo secolo a.C.. E 'stata definita dallo studioso orientalista Joseph Needham "l'opera più bella e profonda in lingua cinese. " Il testo si compone di ottantun brevi capitoli in forma poetica. Anche se molto oscuro e spesso paradossale, offre la prima esposizione più eloquente dei principi anarchici .

E 'impossibile apprezzare l'etica e la politica del Taoismo senza una comprensione della sua filosofia della natura. Il Tao Te Ching celebra il Tao, o il modo di natura, e descrive come si dovrebbe seguire la persona saggia . La concezione taoista della natura si basa sui principi antichi cinesi di yin e yang ,opposti ma complementari nel cosmo che è il ch'i (campo energetico) da cui si formano tutti gli esseri e i fenomeni. Yin è femminile e potere supremo, caratterizzato dall'oscurità, dal freddo e la cui ricettività è associata con la luna; lo yang è la controparte maschile della luminosità, del calore e dell'attività, ed è identificato con il sole. Entrambe le forze sono dentro gli uomini e le donne, così come in tutte le cose .

Il Tao stesso, tuttavia, non può essere definito; è anonimo e senza forma. Laozi, cercando invano di descrivere ciò che è indescrivibile, lo confronta con un vaso vuoto, un fiume che scorre verso il mare e un blocco di pietra non lavorata. “Il Tao,” dice, “segue ciò che è naturale. E' l'universo che funziona, l'ordine della natura che dà a tutte le cose il loro essere e li sostiene.”

Il grande Tao scorre ovunque, sia a sinistra che a destra. Le diecimila cose dipendono da esso ma che non detiene niente. Soddisfa il suo scopo in silenzio e non ha alcuna pretesa.

Needham lo descrive non tanto come una forza, ma come un "tipo di curvatura naturale del tempo e dello spazio."

Come la maggior parte degli anarchici, i taoisti vedono l'universo in un continuo stato di flusso. La realtà è sempre in un processo continuo di cambiamento. In parole povere: nulla è costante. Hanno anche un concetto dialettico di cambiamento come un'interazione dinamica, come forze opposte.

L'energia fluisce costantemente tra i poli dello yin e dello yang. Allo stesso tempo, sottolineano l'unità e l'armonia della natura . La natura è di per sé autosufficiente e increata; non ha bisogno di postulare un creatore cosciente. E' una visione che ricorda non solo il filosofo greco Eraclito, ma che corrisponde alla descrizione dell'universo presentata dai fisici moderni. La moderna ecologia sociale, che sottolinea l'unità nella diversità, la crescita organica e l'ordine naturale, riflette la visione del mondo taoista .

L'approccio consigliato per la natura da Laozi e dai taoisti è la ricettività.
Dove i confuciani vogliono conquistare e sfruttare la natura, i taoisti vogliono contemplare e comprendere la natura. L'approccio tradizionalmente "femminile" del taoismo sulla natura, suggerisce che il suo pensiero potrebbe essere stato sviluppato in una società matriarcale. A prima vista potrebbe sembrare un atteggiamento religioso; ma invece favorisce un punto di vista scientifico e democratico tra i taoisti. Non imponendo pregiudizi, commentano e imparano a incanalare la loro energia benefica.

I taoisti sono principalmente interessati alla natura e alla sua concezione dell'universo -la quale è importante per i corollari della società. Un sistema etico e politico definito è emerso. Non vi sono valori taoisti assoluti; il bene e il male, come lo yin e lo yang, sono correlati. La loro interazione è necessaria per la crescita e per ottenere un qualcosa, è meglio cominciare con il suo opposto. Un ideale del saggio emerge dagli insegnamenti taoisti: è umile, sincero, spontaneo, generoso e astratto. Per i taoisti, l'arte di vivere sta nella semplicità, nel non-asservimento e nel gioco creativo.

Al centro dell'insegnamento taoista, vi è il concetto del wu-wei. Si è spesso tradotto come non-azione. In realtà vi sono somiglianze filologiche tra "anarchismo" e "wu-wei". Come "anas-archias" (in greco) significa assenza di autorità, wu- wei significa mancanza di wei -dove con wei ci si riferisce all'attività "artificiale che interferisce con lo sviluppo naturale e spontaneo dell'individuo”. Dal punto di vista politico, il wei indica l'imposizione dell'autorità. Fare qualcosa conforme al wu-wei, significa agire naturalmente e per l'ordine naturale e spontaneo. Non ha nulla a che fare con tutte le forme di autorità imposta .

Il Tao Te Ching è molto chiaro sulla natura della forza. Se usiamo la forza -fisica o morale che sia- per migliorare noi stessi e il mondo, sprechiamo energia e ci indeboliamo: “L'uso della forza è seguita dalla perdita di forza.” Ne consegue che chi fa la guerra, ne soffrirà di conseguenza: “Un uomo violento morirà violentemente.” Invece, l'abbandono è la miglior vittoria: “Nulla al mondo è più molle e più debole dell'acqua eppur nell'abradere ciò che è duro e forte nessuno riesce a superarla, nell'uso nulla può cambiarla. ” La dolce mitezza raccomandata dai taoisti, non è una forma di sottomissione pessimista, ma un invito per un uso creativo ed efficace dell'energia.

“Pratica la non-azione. Lavora senza fare”, consigliava Laozi. Nel suo concetto di wu- wei, i taoisti non stanno spingendo alla non-azione per l'inerzia, ma ad una condanna all'attività innaturale. Non è l'oziosità che essi lodano, ma il lavoro senza sforzo, senza l'ansia e senza complicazioni, che va con -e non contro- il corso delle cose. Se le persone praticavano il wu-wei con lo spirito giusto, allora il lavoro perderebbe il suo aspetto coercitivo. Non sarebbe intrapresa per i suoi risultati utili, ma per il suo valore intrinseco.

Invece di essere evitato come la peste , il lavoro si sarebbe trasformato in un gioco spontaneo e significativo: “Quando le azioni si realizzano senza discorsi non necessari, la gente dice “ce l'abbiamo fatta”.”

Se le persone seguono i consigli suggeriti dai taoisti, vivranno una vita in buona salute fisica e mentale. Una delle convinzioni di base era che “ciò che è contrario al Tao, non durerà abbastanza a lungo”, mentre colui che si riempie di virtù, è come un bambino nato nuovamente. Per prolungare la loro vita, i taoisti ricorsero a tecniche come lo yoga o l'alchimia.

Il principio più importante degli insegnamenti taoisti, sono la convinzione che “Il mondo è governato e quindi che si lasci al suo corso. Non si può sopportare l'interferenza.” Le radici più profonde della visione taoista del wu- wei, probabilmente, risiedono nella società matriarcale della Cina antica. L'ideale taoista era una forma di collettivismo agrario, il quale cercava di riconquistare l'unità istintiva con la natura che gli esseri umani avevano perso nello sviluppare una cultura artificiale e gerarchica. Gli agricoltori sono, naturalmente, saggi in molti modi. Grazie a un'esperienza difficile, si astengono da attività innaturali e si rendono conto che per far crescere le piante, devono capire e cooperare con i processi naturali. E proprio come le piante migliori crescono secondo i processi naturali, così gli esseri umani prosperano quando vi sono meno interferenze. E 'stato questo rapporto con la natura che ha portato i taoisti a respingere ogni forma di autorità imposta e al governo dello stato. Sono stati i precursori dell'anarchismo moderno e dell'ecologia sociale.

Si è sostenuto che il Taoismo non rifiuti lo Stato come una struttura artificiale, ma che lo veda come un istituzione naturale, forse analoga alla famiglia. Anche se il Tao Te Ching rifiuta il potere autocratico, in esso si possono leggere dei consigli ai governanti nel migliorare il governo:

Se il saggio guida la gente, allora la deve servire con umiltà.
Se la dirige, allora deve seguirla.
In questo modo, il saggio domina e la gente non si sentirà oppressa.

Bookchin sostiene che il Taoismo è stato usato dall'elite per incoraggiare alla passività i contadini -negando la scelta e la speranza.

Certamente Laozi affrontò il problema della leadership e chiama “vero saggio” colui che agisce con la gente e non sopra essa. Il miglior governante lascia solo il popolo -il quale continua le sue attività pacifiche e produttive. Egli deve contare sulla loro buona fede: “Colui che non si fida abbastanza, non sarà attendibile.” Se un governante interferisce con la sua gente, allora ci sarà solo il caos: “Quando il paese è in disordine e nel caos, i ministri fedeli appaiono.” In una società bene-ordinata:

L'uomo segue la terra.
La terra segue il cielo.
Il cielo segue il Tao.
Il Tao segue ciò che è naturale.

Una lettura più approfondita del Tao Te Ching, ci fa vedere che non vi sono consigli machiavellici ai governanti per governare. La persona che capisce veramente il Tao e lo applica al governo, giunge alla conclusione inevitabile che il miglior governo non governa affatto. Laozi non vede altro che del male nel governo. Infatti, egli offre quello che potrebbe essere descritto come il primo manifesto anarchico :

Quante più leggi e più restrizioni ci sono,
Le persone più povere diventano.
Quanto più affilate sono le armi degli uomini
più problemi vi sono sulla terra .
Quanto più ingegnosi e pronti sono gli uomini,
più cose strane accadono.
Quante più norme e regolamenti vi sono,
più ladri e criminali circolano.

Pertanto, il saggio dice:
Non agire e la gente si riforma.
Sfrutta la pace e la gente diventa onesta.
Incrocia le braccia e la gente si fa ricca.
Non tenere nessun desiderio e la gente tornerà alla vita buona e semplice.

Contenute nella meravigliosa poesia del Tao Te Ching, vi è una vera e propria critica sociale. Critica fortemente la burocrazia, la bellicosità e la natura commerciale dell'ordine feudale. Laozi, in particolare, vede la proprietà come una forma di furto: “Quando la corte è in ordine e splendore, i campi sono pieni di erbacce ed i granai sono nudi.” Egli fa risalire le cause della guerra alla distribuzione ineguale: “Reclami ricchezza e titoli e seguirà il disastro.” Avendo attaccato il feudalesimo con le sue classi e la proprietà privata, egli offriva un'ideale sociale di una società senza classi, senza governo o patriarcato, in cui le persone vivessero una vita semplice e sincera, in sintonia con la natura. Sarebbe una società decentralizzata in cui le merci sono prodotte e condivise in comune con l'aiuto della tecnologia appropriata. La gente sarebbe forte ma senza mostrare la loro forza; saggia ma senza la presenza di apprendimenti; produttiva ma non impegnandosi in qualsiasi lavoro inutile. Preferiamo annodare corde che scrivere libri:

Un piccolo paese ha un minor numero di persone.
Anche se vi sono macchine che possono lavorare dieci o cento volte più velocemente di un uomo, non sono necessari.
La gente prende sul serio la morte e non viaggia lontano.
Anche se tengono le barche e le carrozze, non li usano.
Anche se hanno armature e armi, non li tolgono.
Gli uomini ritornano all'abaco invece di scrivere.
Il cibo è semplice e buono, i loro vestiti semplici ma fatti bene, le loro case sicure;
Sono felici nei loro modi.
Anche se vivono in vista dei loro vicini
il canto del gallo e il latrare dei cani vengono sentiti da tutti
ma lasciano la pace mentre invecchiano e muoiono.

La tendenza anarchica dei taoisti appare ancora più forte negli scritti del filosofo Chuang Tzu -vissuto tra il 369 e il 286 a.C.. Il suo lavoro consiste in argomenti intervallati da aneddoti e parabole che esplorano la natura del Tao, il grande processo organico di cui l'uomo è parte. Non è diretto a un determinato governo. Come il Tao Te Ching rifiuta tutte le forme di governo e celebra l'esistenza libera dell'individuo auto-determinato, il tono principale del lavoro di Chuang Tzu è in forma di parabola che parla di cavalli:

I cavalli vivono sulla terraferma, mangiano erba e bevono acqua. Sono felici , strofinano il collo. Quando si arrabbiano, si girano e scalciano. Finora solo il loro impulso naturale li guida. Ma imbrigliati e legati con una placca di metallo sulla fronte, imparano a tenere un aspetto crudele, a girare la testa e a mordere, a resistere, a ottenere il mangime con le bocche imbrigliate. E la loro natura diventa depravata.

Come con i cavalli, così con gli esseri umani . Lasciati a se stessi, vivono nell'armonia naturale e nell'ordine spontaneo. Ma quando sono costretti, la loro natura diventa crudele. Ne consegue che i principi e i governanti non dovrebbero costringere la gente ad obbedire alle loro leggi artificiali, ma che dovrebbero lasciarli andare alle loro disposizioni naturali. Cercando di governare il popolo con le leggi e i regolamenti, si incappa nell'assurdità e nell'impossibilità -per esempio- di aprire un passaggio nel mare, bloccare un fiume o fare passare una zanzara attraverso una montagna.” Infatti, le condizioni naturali della nostra esistenza non richiedono un aiuto artificiale. La gente lasciata a se stessa, seguirà le attività pacifiche e produttive e vivranno in armonia con gli altri e con la natura.

In un saggio "Lasciando solo", Chuang Tzu disse, 300 anni prima di Cristo, la proposizione fondamentale del pensiero anarchico che ha riverberato nel corso della storia:

“C'è stata una cosa che è lasciata al solo genere umano; non è mai stata una cosa simile al governo. Mettendo da parte le fonti della paura, le disposizioni naturali degli uomini non sono intaccate e le sue virtù non sono messe da parte. Ma se le loro disposizioni naturali non sono intaccate e le virtù non sono messe da parte, dove va collocato il governo?”

“I taoisti sostengono una società libera. Senza governo di individui, sono lasciati a se stessi. Ma nel perseguire i loro interessi, non dimenticano gli interessi degli altri. Non è raccomandato un egoismo cupo. Il perseguimento dei beni personali, comporta una preoccupazione per il benessere generale: quanto più una persona vuole, più tiene; quanto più vuole, maggiore è la sua abbondanza. Come espone il testo taoista Huai Nan Tzu, “Possedere l'Impero (potere)” significa “realizzazione personale. Se mi realizzo, anche l'impero si realizza. Se l'impero e io ci realizziamo l'uno con l'altro, allora noi possediamo l'uno e l'altro.”

Gli esseri umani sono, in ultima analisi, individui; ma sono anche esseri sociali, parte del tutto. In previsione delle scoperte dell'ecologia moderna, i taoisti credono che quanto maggiori siano le individualità e le diversità, maggiori saranno le armonie. L'ordine spontaneo della società non esclude i conflitti; ma si tratta di un gioco dinamico di forze opposte. Così la società è descritto da Chuang Tzu:

un accordo tra un numero di famiglie e di individui atti a mantenere certi costumi. Gli elementi discordanti si uniscono per creare un insieme armonioso. Ciascuno avrà un individualità separata... Una montagna è alta per le sue singole particelle. Un fiume è grande per le sue singole gocce. Ed un uomo giusto considera tutte le parti dal punto di vista del tutto.

Così il taoismo offre la prima -e una delle più persuasive- espressione del pensiero anarchico. Le sue idee morali e politiche hanno saldamente stabilito un punto di vista scientifico del mondo. Sebbene la filosofia taoista contenga elementi spirituali e mistici, l'approccio ricettivo dei taoisti alla natura, incoraggia un atteggiamento scientifico e un sentimento democratico. Riconoscono l'unità nella diversità della natura e l'universalità della trasformazione. Nella sua etica, incoraggiano il comportamento spontaneo e dell'auto-sviluppo nel contesto più ampio della natura: la produzione col possesso, azione senza presunzione e sviluppo senza dominio. Essi non solo hanno esortato i governanti a lasciare i loro sudditi, ma si sono opposti alla dottrina burocratica e legalitaria confuciana, sostenendo come ideale, una società libera, senza governo e cooperativa, in armonia con la natura.

Il taoismo non è stato prorogato da una élite per trasformare i contadini in esseri docili e obbedienti. Non stavano semplicemente offrendo dei consigli su come sopravvivere nei tempi turbolenti di allora -mantenendo bassi profitti e occupandosi dei loro affari. Il Taoismo è la filosofia di coloro che comprendono la vera natura del potere temporale, della ricchezza e di uno status atto a vivere con la natura. Lungi dall'essere una filosofia di fallimento o di quiete, esso offre profonda saggezza e praticità per coloro che vogliono sviluppare la piena armonia del suo essere.

domenica 2 marzo 2014

Lao Zi



Il nome
Tradizionalmente viene conosciuto come Li Er, in quanto "李" e "耳", secondo il sistema di trascrizione di cinese standard (Pinyin (1)), si scrivono Lǐ e Ěr, mentre il suo nome cinese di cortesia è Boyang, in quanto "伯" e "阳" significano, sempre secondo il Pinyin,  "Bó" e "Yang".
Il nome "Lao Tzé" non sono altro che due suffissi onorifici cinesi. Derivano dalle parole "老" e "子" che, in Pinyin, si leggono come "Lǎo Zǐ", ovvero "Maestro venerabile." In Europa, il nome è stato latinizzato come "Lao Tse" o "Lao Tsu".

La visione storica e biografia
Nella metà del XX° secolo, vari studiosi erano concordi nel mettere in dubbio sia l'esistenza storica di Lao Zi che il Tao Te Ching come suo testo, in quanto essa era "una raccolta di detti taoisti scritta da molte persone." (2)  Alan Watts ha sollecitato una maggiore cautela su questo argomento, ritenendo che tale punto di vista era stato fatto da parte di un modo accademico scettico sulle figure spirituali e religiose storiche, in quanto non sarebbero abbastanza noti per dare un giudizio. (3)

Il primo riferimento storico certo per la figura di Laozi, si trova nel 1° secolo a.C. presso lo "Shiji" (4) dello storico Sima Qian.
Vi sono tre riferimenti sulla vita di Laozi.
Nel primo, egli sarebbe stato un contemporaneo di Confucio durante il 6° o 5° secolo a.C.. Il suo cognome era Li e il suo nome personale era Er o Dan. Era un ufficiale negli archivi imperiali e ha scritto un libro in due parti, prima di partire verso ovest.
Nel secondo, egli era un altro contemporaneo di Confucio -che era intitolato come Lao Laizi (老莱子), e che scrisse un libro in 15 parti.
Nel terzo, Laozi era l'astrologo di corte di Lao Dan e visse durante il regno di Xian Qin (4° secolo). (5)

Il testo più antico -e finora l'unico recuperato- del Tao Te Ching, è stato scritto su canne di bambù e che riportano come periodo storico la fine del 4° secolo a.C.

Secondo la tradizione, Laozi fu uno studioso che lavorò come Custode degli Archivi per la corte reale di Zhou. Questa mansione gli permise un ampio accesso alle opere dell'Imperatore Giallo e altri classici del tempo. Le storie affermano che Laozi non aprì mai una scuola formale. Nonostante questo, numerosi studenti e discepoli vennero attratti dalla sua filosofia. Inoltre vengono riportate numerose rivisitazioni storiche del suo incontro con Confucio -il più famoso avvenuto secondo Zhuangzi.

Si ritiene che egli sia nato nel villaggio di Chu Jen nel Chu. Secondo certi riferimenti, Laozi si sposò ed ebbe un figlio di nome Zong, il quale divenne un celebre soldato. Molti clan della famiglia Li fanno risalire la loro discesa a Laozi, compresi gli imperatori della dinastia Tang. Secondo i Simpkinses (6), molti (se non tutti) di questi lignaggi erano discutibili; ma forniscono una testimonianza importante di come Laozi ebbe un impatto notevole nella cultura cinese.

Nello Shiji, Sima Qian afferma che Laozi si stancò del decadimento morale della vita in Chengzhou e prese atto del declino del regno. Si avventurò a ovest, vivendo come un eremita nella frontiera instabile del regno all'età di 160 anni. Alla porta occidentale della città (o regno), era stato riconosciuto dalla guardia Yinxi. La sentinella chiese al vecchio maestro di registrare la sua saggezza per il bene del Paese prima di passare. Il testo che Laozi scrisse venne intitolato "Tao Te Ching", anche se la versione attuale del testo comprende delle aggiunte di epoche successive. In alcune versioni del racconto, la sentinella si era così meravigliata del lavoro di Laozi che divenne un discepolo di esso e non venne mai più rivisto. In altri casi, il "Vecchio Maestro" viaggiò per tutta l'India e fu l'insegnante di Siddartha Gautama, il Buddha. Altri sostengono invece che lui era il Buddha stesso.

Nel Sandong Zhunang -uno scritto del VII° Secolo a.C.- si cita il rapporto tra Laozi e Yinxi. Laozi fingeva di essere un agricoltore quando raggiunse la porta occidentale, ma venne riconosciuto da Yinxi che gli chiese di diventare suo maestro. Laozi non era soddisfatto della richiesta e chiese alla guardia una spiegazione a tale richiesta. Yinxi espresse il suo profondo desiderio di trovare il Tao e spiegò che il suo lungo studio dell'astrologia, gli aveva permesso di riconoscere l'approccio di Laozi. Yinxi venne accettato da Laozi come discepolo.
Questa è considerato un'interazione esemplare tra maestro taoista e discepolo e che riflette la sperimentazione di un cercatore che deve subire prima di essere accettato. Un aspirante discepolo deve dimostrare la sua determinazione e talento espressi chiaramente nei suoi desideri, e mostrando di aver fatto progressi in proprio per la realizzazione del Tao.

Yinxi ricevette l'ordinazione quando Laozi gli trasmise il Daodejing insieme ad altri testi e precetti -proprio come i seguaci taoisti ricevono un numero di metodi, insegnamenti e scritture con l'ordinazione. Questo è solo un coordinamento iniziale e Yinxi aveva ancora bisogno di un periodo supplementare per perfezionare la sua virtù; così Laozi gli diede tre anni per perfezionare il suo Tao. Yinxi si abbandonò ad una vita devozionale a tempo pieno.

Dopo il tempo stabilito, Yinxi dimostrò ancora una volta la sua determinazione e la sua perfetta fiducia nel Tao, inviando una pecora nera al mercato come segno concordato. Alla fine si incontrò di nuovo con Laozi, il quale annunciò che il nome immortale di Yinxi era presente nei cieli e chiamò giù un corteo celeste per vestire Yinxi con le vesti degli immortali. La storia del Sandong Zhunang continua dicendo che Laozi conferì un certo numero di titoli a Yinxi e se lo portò in un viaggio attraverso l'universo, compresi i nove cieli. Dopo questo viaggio fantastico, i due saggi vanno nelle terre occidentali dei barbari. Il periodo di formazione, di riunione e di viaggio, rappresentano il raggiungimento del rango più alto nel Taoismo medievale che viene chiamato "Precettore delle Tre Caverne." In questa leggenda, Laozi è il maestro taoista perfetto e Yinxi è lo studente taoista ideale. Laozi è presentato come il Tao personificato, dando il suo insegnamento per la salvezza dell'umanità. Yinxi segue la sequenza formale di preparazione, controllo, formazione e realizzazione.

La storia di Laozi ha assunto forti connotazioni religiose fin dalla dinastia Han. Come il Taoismo mise radici, Laozi era venerato come un dio. La fede nella rivelazione del Tao dal divino Laozi, aveva portato alla formazione del Mestro della Via Celeste, la prima setta taoista organizzata. In seguito, la tradizione taoista maturò presentando Laozi come la personificazione del Tao. Si dice che egli abbia subito numerose "trasformazioni" e assunse varie forme nelle varie incarnazioni nel corso della storia, avviando i fedeli alla Via. Il Taoismo afferma che il "Vecchio Maestro" non è scomparso dopo aver scritto il Tao Te Ching, ma trascorre la sua vita viaggiando e rivelando il Tao.

Miti taoisti affermano che Laozi era stato concepito quando la madre guardò una stella cadente . Si suppone che rimase nel suo grembo per 62 anni prima di nascere, mentre sua madre era appoggiata contro un albero di prugne . ( Il cognome cinese Li condivide il suo carattere con "prugna" ). E' stato detto che Laozi emerse come un uomo adulto, con una folta barba grigia e lunghi lobi delle orecchie, entrambi simboli di saggezza e di lunga vita.
Altri miti sostengono che era rinato 13 volte dopo la sua prima vita durante il regno di Fu Hsi. Nella sua ultima incarnazione come Laozi, visse 990 anni e trascorse la sua vita viaggiando per rivelare il Tao.

Pensiero
Laozi è tradizionalmente considerato come l' autore del Daodejing (Tao Te Ching) , anche se l'identità del suo autore e/o del compilatore è oggetto di dibattito. Si tratta di un trattato significativo nella cosmogonia cinese. Come per molti altri antichi filosofi cinesi, Laozi spiega spesso le sue idee col paradosso, con l'analogia, con l'appropriazione di antichi detti, con la ripetizione, con la simmetria, con la rima e col ritmo. In effetti, l' intero libro può essere letto come analogia -il sovrano è la consapevolezza, o autonomia, della meditazione e la miriade di creature o impero è l'esperienza del corpo, dei sensi e dei desideri. Passaggi come "per bloccare le aperture, chiudiamo le porte" e " il saggio che non fa nulla, non rovina nulla", si riferiscono alla seduta in meditazione. "Tenere il popolo ignorante", significa non prestare attenzione ai sensi e ai pensieri .

Il Tao Te Ching descrive il Dao (o Tao) come fonte e ideale di tutta l'esistenza: è invisibile, ma non trascendente, immensamente potente ma estremamente umile, in quanto è la radice di tutte le cose. Le persone hanno desideri e il libero arbitrio (e quindi sono in grado di alterare la propria natura). Molti atti " innaturali", sconvolgono l'equilibrio naturale del Dao. Il Daodejing intende condurre gli studenti ad un "ritorno" al loro stato naturale, in armonia con il Tao. La lingua e la saggezza convenzionale sono valutati criticamente. Il taoismo li vede come intrinsecamente parziali e artificiali, utilizzando ampiamente dei paradossi che affinano il punto.

Livia Kohn fornisce un esempio di come Laozi abbia incoraggiato un cambiamento di approccio o ritorno alla "natura", piuttosto che all'azione. La tecnologia può portare un falso senso di progresso. La risposta fornita da Laozi non è il rifiuto della tecnologia, ma cercare la stato di calma del “wu wei” , libero dai desideri . Questo si riferisce a molte dichiarazioni di Laozi sull'incoraggiamento dei governanti che mantengono la loro gente "ignorante" o "ingenua". Alcuni studiosi sostengono questa spiegazione dell' “ignoranza” nel contesto religioso, mentre altri ne discutono come un apologetico della coerenza filosofica del testo. Alcuni termini nel testo, come "valle spirito" (Gushen ) e "anima" (po) , recano un contesto metafisico e non possono essere facilmente conciliabili con una lettura puramente etica del suddetto testo .

Wu wei (无为), letteralmente "non- azione" o "non agire", è un concetto centrale del Daodejing . Il concetto wu wei è multiforme e si riflette in molteplici significati: può significare "non fare nulla", "non forzare", "non agire" nel senso teatrale , "la creazione del nulla", "agire spontaneamente" e "scorrere con il momento.”

Si tratta di un concetto utilizzato per spiegare lo Ziran (自然) , o armonia con il Tao . Esso comprende i concetti che valuta le distinzioni ideologiche e vede nell'ambizione -di qualsiasi tipo- come proveniente dalla stessa fonte. Laozi ha usato il termine con semplicità e umiltà come virtù fondamentali, spesso in contrasto con l'azione egoista. A livello politico, significa evitare circostanze come la guerra, le dure leggi e pesanti tasse. Alcuni taoisti vedono un collegamento tra il wu wei e le pratiche esoteriche, come lo zuowang "seduto nel dimenticatoio" ( svuotare la mente dalla consapevolezza corporea e del pensiero) trovato nei testi di Zhuangzi.

Alcuni dei famosi detti di Laozi includono:
    "Quando il bene è perso, è sostituito dalla morale."
    "L'utilità di una pentola deriva dal suo vuoto."
    "Le persone migliori sono come l'acqua: beneficia di tutte le cose e non è in concorrenza con loro. Rimane in luoghi umili che gli altri rifiutano. Questo è il motivo per cui è così simile alla Via."
    "Quando le persone vedono alcune cose belle, le altre cose diventano brutte . Quando le persone vedono alcune cose buone, le altre cose diventano cattive."
    "Più le leggi e i regolamenti vengono evidenziati, più ci saranno ladri e rapinatori."

Le connessioni con l'anarchismo
Secondo molti cronisti cinesi, Zhuanzi e Laozi erano rinomati nel negare l'autorità di qualsiasi tempo e tipo. Zhuangzi , il più famoso seguace di Laozi -secondo la tradizione- , ha avuto una grande influenza sui letterati e sulla cultura cinese .

I teorici politici influenzati da Laozi, sostenevano l'umiltà della leadership e un approccio sobrio per governare -sia per motivi etici e pacifisti o per fini tattici. In un contesto diverso, vari movimenti anti-autoritari hanno abbracciato gli insegnamenti Laozi sul potere dei deboli.

Nel libro di Rocker del 1937 -“Nazionalismo e Cultura”- , lo scrittore anarco-sindacalista elogiava "la sapienza gentile" di Laozi e la comprensione della contrapposizione tra potere politico e le attività culturali del popolo e della comunità.
 Nel suo articolo "Anarchism" per l' Enciclopedia Britannica (1910), Petr Kropotkin affermava che Laozi fosse stato tra i primi esponenti dei concetti anarchici.

Più recentemente, gli anarchici come John P. Clark (7) e Ursula K. le Guin, hanno scritto vario materiale riguardo la congiunzione tra anarchismo e il Taoismo, mettendo in evidenza gli insegnamenti di Laozi.
Nella traduzione del Tao Te Ching, le Guin scrive che Laozi "non vede il potere politico come magia, ma lo vede come quel potere legittimato da un illecito usurpato... Lui vede il sacrificio di sé o di altri come una corruzione del potere e il potere come a disposizione di chiunque segue la Via. Non ci si meraviglia se i taoisti e gli anarchici sono dei buoni amici” (8)


Note
(1) Baxter-Sagart Old Chinese reconstruction, ordinato secondo il sistema di trascrizione cinese standard (Pinyin)

(2) Questa citazione viene riportata in "Complete Works of Chuang Tzu" di Watson Burton, libro del 1968.

(3) Vedere "Tao: The Watercourse Way" di Alan Watts.

(4) Lo "Shiji" o "Memorie di uno Storico", è un resoconto storico scritto a due mani da parte di Sima Tan e Sima Qian (quest'ultimo era il figlio di Sima Tan). In tale resoconto viene riportata la storia cinese dall'imperatore Huang Di fino all'età contemporanea dei due storici (ovvero ai tempi dell'imperatore Wu.

(5) Vedere An Introduction to the Philosophy and Religion of Taoism: Pathways to Immortality di Jeaneane D. Fowler.

(6) Vedere Simple Taoism: A Guide to Living in Balance di C. Alexander Simpkins e Annellen M. Simpkins

(7) Vedere Master Lao and the Anarchist Prince di John P. Clark

(8) Vedere Lao Tzu - Tao Te Ching: A Book about the Way and the Power of the Way di Ursula K. Le Guin.

lunedì 10 febbraio 2014

Gli Antichi Greci e la tradizione anarchica - Prima Parte


Libro edito, pubblicato e prodotto da Acracia con la collaborazione del Gruppo Culturale degli Studi Sociali di Melbourne. 
Data di rilascio: Settembre 2012.

Introduzione
E' una tradizione per il nucleo del Movimento Libertario spagnolo -e in particolare l'organizzazione in esilio dal 1939-, l'inizio di un dibattito tra i giornali anarchici o riviste polemiche per accertare se nell'Antica Grecia vi fosse una qualche istanza anarchica come ideale filosofico. Di queste, si ricordano le numerose conferenze tenute in Nord Africa con ospiti come Miguel Celma e José Muñoz Congost -per citarne solo un paio- e la passione con cui l'argomento è stato dibattuto durante l'ora delle domande.

La storia ci informa che i cinici Diogene di Sinope e Cratete di Tebe, siano stati entrambi dei sostenitori anarchici della società -anche se poco rimane dei loro scritti. Zenone di Cizio, fondatore dello stoicismo, è rimasto molto influenzato dai cinici, descrivendo la sua visione di una società utopica intorno al 300 a.C.. La Repubblica di Zenone sostiene una forma di anarchismo in cui non vi sono necessità di strutture statali. Zenone era, secondo Petr Kropotkin, "il miglior esponente della filosofia anarchica nella Grecia antica."

Kropotkin ci dice che Zenone "ripudiava l'onnipotenza dello Stato, il suo intervento e la sua irreggimentazione, proclamando la sovranità della legge morale dell'individuo." All'interno della filosofia greca, la visione di Zenone su una comunità libera e senza governo, si opponeva allo Stato-utopia della Repubblica di Platone. Zenone sosteneva che se l'istinto necessario di autoconservazione portava gli esseri umani all'egoismo, la natura forniva a essi un correttivo: l'istinto della socialità. Come molti anarchici moderni, egli credeva che se le persone seguivano il loro istinto, non vi era bisogno di tribunali o di polizia, di templi e altri culti pubblici e anche dei soldi (omaggi al post di scambi). Oggi giorno, delle convinzioni di Zenone, ci sono arrivate solo delle citazioni frammentarie.

La domanda che dobbiamo farci è: E' vero che l'esperienza e le idee degli antichi greci sono ancora rilevanti oggi giorno per noi? A questa domanda si risponde da un punto di vista anarchico, con uno studio dettagliato sulla democrazia ateniese e sugli aspetti anarchici della filosofia greca. Esso comprende anche le ristampe di due saggi introvabili sulle implicazioni sociali della tragedia greca: Wilbur Burton su Aristofane e Henry Nevinson sull'Antigone di Sofocle.

Abbiamo incluso, come ultimo articolo di questa edizione, la traduzione di una lettera ricevuta da un compagno spagnolo che ha recentemente viaggiato attraverso la Grecia.

Questo secondo numero di Libertarian Anthology è una ristampa integrale della pubblicazione britannica di "Anarchy", numero 45, pubblicato nel novembre 1964 (con l'eccezione dell'articolo "L'anarchismo oggi in Grecia."


L'anarchismo nella filosofia greca di D. Ferraro
Questo articolo è apparso nel numero 1 del The pluralist, pubblicato a Sydney  (Australia) nel 1962 ed è stato nuovamente ristampato nel corso del 1977, nel numero 3 della Cienfuego Press Review nel Regno Unito.

A prima vista il titolo "L'anarchismo nella filosofia greca" può sembrare un po' una contraddizione. I nostri atteggiamenti verso l'ellenismo, condizionati dal romanticismo del XIX° secolo, ci hanno abituato a considerare il pensiero greco come l'antitesi completa dell'anarchismo. Questo è il risultato di uno studio approfondito su Platone e Aristotele a scapito di altri filosofi; tale studio porta l'impressione che le credenze di uno di questi due pensatori, siano tipici della speculazione greca. Se noi ci ricordiamo che oltre 1000 anni separano i fisici Ionici dalla chiusura delle scuole di Giustiniano, e se noi non perdiamo di vista il fatto che durante tale periodo, la filosofia abbia avuto influenze sia scientifiche -o quasi scientifiche- al ritualismo esoterico della Fratellanza Ermetica, allora non dovremo sorprenderci che alcuni pensatori greci abbiano evoluto le loro teorie in forme anarchiche.

Prima di procedere su questi pensatori, vorrei fare alcune precisazioni preliminari.
In primo luogo, lo scopo di questo articolo è storico, non critico. Non ho come obiettivo quello di dare una discussione analitica delle teorie anarchiche nella filosofia greca, ma piuttosto di spiegare che una delle dottrine, principalmente quella cinica, potrebbe essere definita anarchica.
In secondo luogo, io non ho alcun interesse a dare una visione globale della crescita della filosofia greca durante il 4° e 3° secolo a.C. Coloro che desiderano perseguire questo campo di studio, possono fare riferimento alle opere di riferimento dei vari pensatori greci. La mia intenzione, è quella di far notare alcuni aspetti di questa branca della filosofia greca, che sembra essere stata trascurata dalla maggior parte degli scrittori moderni.
Al fine di ottenere una prospettiva globale del periodo, sarà necessario dare un breve resoconto della storia greca fino al 3° secolo a.C.

Prima delle conquiste di Filippo di Macedonia, i Greci erano abitanti della città-stato, in cui ciascuno era un soggetto politico e sociale all'interno delle polis; le polis erano autonome ed economicamente autosufficienti. Non importa quanto fosse diventata complessa la sovrastruttura del governo delle polis: la natura fondamentale di esse è rimasta tale, anche quando Atene, con le sue ambizioni imperiali, oltrepassò i privilegi della polis e il sentimento dei greci era talmente indignato, che venne dichiarata guerra ad Atene. Questa non è, ovviamente, l'unica ragione della guerra del Peloponneso. Sarebbe sciocco affermare una tale semplificazione.
Atene, controllando i membri della Lega Delo-Attica, mise costoro in una condizione di controllo militare ed economico, mettendo in minoranza Sparta e altre polis: è stato questo controllo e il pericolo all'autonomia della polis, che le città-stato non-ateniesi dichiararono guerra ad Atene.

L'ironia della sorte fu il successivo conflitto e l'avanzare dei Macedoni, che mise fine alle città-stato come realtà politica di un ideale filosofico. La tendenza era quella di un mondo-Stato e la filosofia greca, che era stata precedentemente condizionata da situazioni che si verificavano in una città-stato, fu costretta a modificare la sua visione per soddisfare le nuove esigenze. Come risultato, lo stoicismo e l'epicureismo si erano evoluti e avevano tentato di scoprire delle posizioni filosofiche che potevano spiegare o razionalizzare le nuove situazioni politiche e sociali che l'impero alessandrino aveva creato. La caratteristica principale di questi due sistemi era nel loro riconoscimento di un capo universale per tutti gli uomini e l'accettazione di tutti gli uomini come fratelli all'interno dei vincoli del sistema. A differenza delle teorie di Platone e di Aristotele che erano stati progettati per il miglioramento dei pochi, lo stoicismo e l'epicureismo credevano nell'accettazione di ogni uomo e nel non avere ostacoli, a condizione che seguissero i principi della fede.

Un terzo sistema, il cinismo, suggeriva una posizione molto simile a quella che noi consideriamo "anarchismo classico", nella forma enunciata da Bakunin e Kropotkin. E', tuttavia, impossibile parlare di una scuola cinica come lo stoicismo e l'epicureismo. Non c'è mai stato un corpus di scritti teorici che potrebbero essere descritti come Cinici, né che ci fosse un accordo tra i cinici stessi come i corretti metodi di interpretazione delle dottrine dei loro fondatori. In questo rifiuto di elevare una particolare formulazione di canoni, i cinici erano abbastanza atipici all'interno dei sistemi filosofici del terzo secolo a.C..
Al fine di comprendere la posizione dei Cinici, è essenziale comprendere le connotazioni di due parole greche: Physis e Nomos. Questi possono essere meglio tradotto come Natura e Usanza, ma i loro sviluppi semantici sono più complessi. Per physis si può intendere la forma naturale di un oggetto che è il risultato di una crescita normale: si può fare riferimento alla natura di una persona o al suo carattere; o può essere utilizzato con l'istinto animale e ciò porta a intendere l'ordine naturale delle cose, l'ordine regolare della natura. Nomos invece, intende un uso, o la legge o l'autorità stabilita o un corpo di ordinanze che disciplinano una serie di circostanze. Si può notare che alcuni dei significati di queste due parole sono ampiamente contraddittorie, mentre altri conciliano questi due concetti. I fisici ionici erano preoccupati di percepire l'ordine nella natura; i sofisti erano preoccupati di unire la natura e il diritto nell'uomo ideale. Platone predicava una vita "secondo la natura", un grido che è stato adottato dai cinici stessi, e Aristotele aveva dedicato una vita per imporre l'ordine al verificarsi del corso naturale delle cose. La cosa importante per noi, è quello di renderci conto che i sistemi filosofici greci, tranne quelli dei cinici, tentavano di conciliare i due concetti. I cinici respingevano il Nomos e cercavano una vita che potesse essere vissuta esclusivamente tramite i dettami della Natura. È illuminante leggere un lavoro come "Il Mutuo Soccorso" di Kropotkin alla luce della dottrina cinica. Ed è ancora più istruttivo per il nostro scopo immediato, esaminare le implicazioni per i Greci nel rifiutare il Nomos.

Uno dei risultati di un sistema politico che si basava su una piccola unità come la città-stato, era quello di fare appello a un interesse comune e avere meno probabilità di ingannare le persone -come fa un sistema di grandi dimensioni come il nostro. Nella polis, i cittadini venivano a conoscenza dei reciproci pregiudizi e aspirazioni, oltre che delle opportunità per la distruzione dei nemici o dell'elevazione dei propri amici. Una conseguenza di questa era che i greci non avevano cercato di sostenere le loro sanzioni legali tramite appelli di ispirazione o di motivazione divina; il concetto di consuetudine o di utilizzo non era mai stato del tutto sommerso nella nozione del diritto. Respingendo la validità del Nomos, i cinici non solo rifiutavano ogni sistema teologico, ma rifiutavano la regola del costume o della convenzione. Comunque, i greci vedevano vedevano attraverso gli appelli un comune interesse: una volta che un particolare nomos era diventato accettabile come appartente del corpo generale del Nomos, era quasi impossibile rifiutare questo senza compromettere l'intera base della società organizzata. L'appello più forte di un avvocato greco poteva fare ciò che era di consuetudine. Pertanto, nel respingere il Nomos, i cinici rigettavano la società organizzata e negavano il diritto delle autorità costituite in quanto limiti delle loro azioni. Quando Diogene dormiva con le prostitute in strada, offendeva molto di più la sensibilità dei passanti schizzinosi. La sua azione colpiva le fondamenta della vita sociale ordinata dei greci.

Questo non è facile da capire per l'uomo del ventesimo secolo. Siamo abituati all'idea che le leggi siano formulate in modo da preservare uno status quo che è divinamente comandato. I greci avrebbero detto che l'ordine del mondo piacque agli Dei, ma essi non sarebbero stati in grado di affermare che l'ordine del mondo era stato stabilito e mantenuto dagli Dei stessi. Il disordine, il caos e l'anarchia, erano dei reati contro la ragione dell'uomo e questo era un affare molto più grave dell'essere non-religiosi. Naturalmente, la religione era sostenuta dallo Stato; ma è significativo che, mentre Socrate veniva accusato di ateismo e di empietà, il vero motivo dell'accusa era che lui insegnava il peggio che appariva il caso migliore. Cioè, egli metteva in discussione quale fosse l' "ordine naturale delle cose." Abbiamo visto che la filosofia greca, nel suo insieme, fosse interessata a unire le forze della natura e dell'usanza, mentre il cinismo respingeva il secondo per predicare una vita secondo natura. E' giunto il momento di esaminare alcune delle singole dottrine che i cinici professavano, e scoprire quali fossero le qualità e la relazione con l'anarchismo.

D.R. Dudley sottolinea che, nonostante le affermazioni dell'antichità che l'Antitesi sia il fondatore del cinismo, Diogene di Sinope deve essere considerato come il vero formulatore della vita cinica. Non ho tempo per discutere le numerose storie che si riferiscono all'eccentrico modo di Diogene nel praticare le sue dottrine. Queste storie provengono per lo più da autori successivi il cui scopo principale era quello di denigrare il Cinismo e possono quindi essere attualizzate. Forse il dono più importante che Diogene ci ha lasciato in eredità è la fratellanza Cinica, che venne creata per sua insistenza e per applicare nella pratica le sue convinzioni. Non era un filosofo da poltrona e nemmeno un teorico accademico divorziato dalle sue esigenze di situazioni di vita reale. Il fatto è che le tante storie cresciute intorno alla sua personalità, indicava il grado in cui si svolgevano nella pratica la sua predicazione. Per i cinici successivi, Diogene divenne una figura eroica, seconda solo, per importanza, ad Ercole -in quanto quest'ultimo era loro patrono divino. In considerazione della sua importanza, sarà di valore essenziale esaminare quelle opinioni che possono essere ragionevolmente assegnate a lui dalla massa di prove contraddittorie.

Uno dei più famosi paradossi di Diogene è il suo comando "sfigurare la valuta." Al fine di comprendere appieno le implicazioni di questa frase, è necessario rendersi conto che la parola "moneta" è Nomisma, una parola derivata da Nomos. Il sistema monetario greco non era stato standardizzato e le monete coniate, secondo le varie norme, erano l'Attico, l'Aeginitian e l'Euboico; esse erano delle monete-standard ed erano accettate come monete valide. Con questo flusso di monete-standard, vi era anche il fatto che la sofisticazione o il deturpamento, erano dei reati molto più gravi di quanto lo siano oggi, poiché le sue conseguenze erano di ampia portata. Pertanto, nel comandare i suoi seguaci a deturpare il conio, Diogene stava comandando un attacco all'ingrosso sulle convenzioni prevalenti in tutte le sfere dell'attività umana. "Il livello di valore della società è sbagliato", proclamava Diogene, e la sua soluzione era il rifiuto completo di un tale livello. Tale politica richiedeva una completa libertà di parola e di azione, e questi divennero le due qualità associate con i Cinici. Le storie che illustrano Diogene in possesso di queste qualità, abbondano nella letteratura dell'antichità, ma l'onere di tutti loro è lo stesso; senza paura di alcuna conseguenza, Diogene proseguiva la sua politica di attacco ai costumi tradizionali.

Questa libertà era didattica. L'obiettivo di Diogene e dei suoi compagni Cinici era quello di cambiare la situazione che sembrava loro così pieno di male. Erano, in altre parole, moralistici nel loro intento e predicavano che se si seguiva i loro precetti, vi sarebbe stata la felicità sociale.

Questo sembra molto vicino alle idee dell'anarchismo ottocentesco praticato da Kropotkin, ed è in netto contrasto con i professi principi libertari (nel senso che la parola è usata dal Libertarian Society of Sydney University), anche se la pratica Libertaria è molto vicina al proselitismo e all'evangelizzazione. I cinici, nel definire un programma in cui vi fosse un'esistenza felice, stavano seguendo la tendenza degli altri sistemi del mondo. La filosofia greca si era sempre preoccupata di trovare per l'umanità, un modo per soddisfare adeguatamente le richieste della società. I cinici respingevano queste richieste, negando la competenza dei tribunali a giudicare le loro azioni e propagandavano la dottrina che tutte le leggi sociali, le gerarchie e le norme non fossero valide. Se leggiamo le opere di Malatesta o di Bakunin, o esaminiamo le motivazioni dei movimenti anarco-sindacalisti nel conflitto anti-fascista spagnolo, troveremo parecchie somiglianze.

Abbiamo visto che nella loro insistenza sull'assoluta libertà di parola e di azione, i cinici formulavano un'idea che era caratteristica del pensiero anarchico. Un'altra somiglianza era il concetto relativo di legge. Come dice Sayne, "Dal momento che le leggi sono state fatte da uomini e che potevano essere diverse da quelle che erano, e poiché le usanze variano nei diversi paesi, i cinici dichiararono che le leggi e le consuetudini non avessero alcuna validità. Essi non consideravano moralmente valido l'osservanza delle leggi e delle consuetudini." Il libro di Sayne su Diogene, scritto da un punto di vista di condanna, è più istruttivo, perché mostra i paralleli tra il cinismo e l'anarchismo. Julian dice in un unico luogo -parlando del cinico Enomao- che "Questo poi è il suo obiettivo: farla finita con tutto il rispetto per gli dèi, portare disonore alla saggezza umana, calpestare ogni legge che può essere identificata con onore e giustizia e, più di questo, calpestare quelle leggi che sono state, per così dire, incise sulle nostre anime dagli dèi... I ladri si mettono al riparo in luoghi deserti, i cinici vanno su e giù, in mezzo a noi, sovvertendo le istituzioni della società."
E' chiaro che molti intenti cinici, trovano la loro controparte nella teoria anarchica.

Nel corso di quello che è stato un resoconto più abbozzato di alcuni aspetti della materia, mi sono occupato solo di mostrare alcune analogie tra il pensiero cinico e la teoria anarchica. Non ho dato un quadro completo o messo una critica verso tale pensiero; coloro che sono interessati a proseguire [nello studio del] cinismo, possono leggere il libro di D.R. Dudley, A history of Cynism.

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Estratto dell'articolo "Maggioranza e Minoranza"

Noi non vogliamo imporre niente a nessuno, ma non intendiamo sopportare imposizioni di alcuno.
Felicissimi di veder fare da altri quello che non potremo far noi, pronti a collaborare cogli altri in tutte quelle cose quando riconosciamo che da noi non potremmo far meglio, noi reclamiamo, noi vogliamo, per noi e per tutti la libertà di propaganda di organizzazione di sperimentazione
La forza bruta, la violenza materiale dell’uomo contro l’uomo deve cessare di essere un fattore della vita sociale.
Noi non vogliamo, e non sopporteremmo gendarmi, nè rossi, nè gialli, né neri. Siamo intesi?
[cit. Umanità Nova anno I, n 168, Milano il settembre 1920.]